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Gino Bruni

Il mio blog

Mese

agosto 2016

La Ronde della Val d’Aveto è di Signor

Sul podio tutto Ford Miele e Cobbe, Miele Sr. primo tra le due ruote motrici

Avevano tutti i favori del pronostico, ma non è sempre facile replicare prestazioni cristalline come quelle delle ultime due edizioni. Marco Signor e Patrick Bernardi invece hanno stupito tutti anche questa volta, conducendo l’ennesima gara perfetta. Per la coppia veneta della Sama Racing, su Ford Focus WRC, quattro vittorie su quattro prove speciali disputate, con tanto di doppio miglioramento del tempo record realizzato nel 2015. Il dominio di Signor non è mai stato in discussione, con i valori in campo che sono andati delineandosi già dalle prime battute di gara. Ritorno in val d’Aveto col sorriso anche per Simone Miele e Roberto Mometti, secondi con la Ford Fiesta WRC della Top Rally. Gara costante quella dei lombardi, che però non sono mai riusciti ad avvicinare Signor. Per Miele si tratta del secondo podio assoluto dopo quello dell’edizione 2014, che lo vide sempre secondo alle spalle di Signor. La terza posizione è invece andata a Luciano Cobbe e Fabio Turco, a bordo di una Ford Focus WRC della Meteco Corse, terza forza della gara per tutta la giornata e mai impensieriti dagli avversari per la conquista del podio. Ottima gara per Claudio Arzà e David Castiglioni, quarti con la Ford Fiesta R5 della BB Competition, che hanno chiuso davanti a Jacopo Araldo e Lorena Boero, su un’altra Fiesta R5 della Meteco Corse. Prestazione maiuscola per Mauro Miele e Luca Beltrame, capaci con la BMW M3 A8 della Top Rally di primeggiare tra le due ruote motrici e di chiudere in sesta posizione assoluta, proprio davanti ai vincitori della Super 1.6 Marco Corona ed Andrea Gorni (Renault Clio – La Superba). Ottava piazza per Paolo Vigo e Matteo Canobbio, su Renault Clio Super 1.6 della Lanterna Corse Rally Team, seguiti dai primi di A7 Michele Guastavino e Mirella Siri (Renault Clio Williams, Racing For Genova) e da Igor e Monica Raffo, che hanno chiuso la top ten con una Renault Clio Super 1.6 della Sport Management.

Il genovese Giancarlo Pedetti rientra in pista a Vallelunga

Dopo le prime esperienze in avvio di stagione, tra l’altro subito in crescita di prestazioni, Giancarlo Pedetti è pronto al rientro nel Campionato Italiano Sport Prototipi.

Ed in occasione del quinto e penultimo round stagionale, di scena il prossimo weekend a Vallelunga, il pilota genovese ritroverà una vettura completamente rinnovata dalla CMS Racing Cars.

“Si tratta di uno step evolutivo importante – ha dichiarato Enrico Casalini, Team & Sport Activities Manager – disporremo del nuovo motore LRM ed il nuovo sistema di cambio la volante. Nei test sulla pista di  Magione abbiamo ottenuto subito ottimi riscontri cronometrici nonostante il gran caldo. A Vallelunga saremo con Pedetti e lo seguiremo direttamente noi nonostante il nostro impegno concomitante con altre competizioni.. Non nascondo poi che il mio team sta pensando di schierare una seconda macchina anche per la pista. Crediamo nel Campionato Italiano Sport Prototipi, è una serie di grande prestigio e rappresenta le nostre origini sportive.

Il weekend romano si avvia venerdì 2 settembre con la prima sessione di prove libere alle 13.30 e continua sabato 3 con il secondo turno alle 08.55 e le prove ufficiali alle 15.30. Domenica gara 1 alle 09.05 e gara 2 alle 15.45, entrambe da 25 minuti + 1 giro ed in diretta TV su AutomotoTV (SKY148) e web su www.acisportitalia.it.

Le Scuderie genovesi alla Ronde Val Aveto

Tra i centocinque iscritti alla Ronde della Val d’Aveto, in programma domani e domenica a Santo Stefano d’Aveto ci sono anche quattro equipaggi della scuderia Sport Favale 07.

In rappresentanza del sodalizio di Favale di Malvaro scenderanno in lizza nel rally genovese Mottola – Mazzino (Renault Clio Rs – N3), Solari – Casagrande (Citroën Saxo – N2), Mattia ed Elio Canepa, nella vita di tutti i giorni figlio e padre, (Citroën C2 Vts – RS) e Ginocchio – Barla (Citroën Saxo – N2). Si tratta di quattro partecipazioni importanti, finalizzate a un piazzamento finale di prestigio, due delle quali – quelle di Mattia Canepa e Andrea Ginocchio – anche emozionanti, essendo entrambi i giovani piloti al debutto assoluto in un rally, dopo aver fatto esperienza negli slalom in salita.

Saranno ben tredici le vetture con i colori della Lanterna Corse alla Ronde della Val d’Aveto. La pattuglia del team genovese sarà guidata da Maurizio Pessina e Daniele Pellegrini, al via con una Renault Clio R3C, mentre il giovane Gianluca Caserza, affiancato dalla padrona di casa Erika Badinelli, cercherà di dare il massimo a bordo di una Peugeot 208 R2B.

Due le Renault Clio Williams in classe A7, per Giovanni Castelli con Mattia Domenichella e per Giuseppe Garziano con Alessandro Cervi; saranno invece tre le Renault Clio in classe N3, portate in gara da Fabrizio Cattalano e Stefano De Martini, Gian Luca Incontrera e Nicolò Minetti, Alberto Verardo e Cristina Rinaldis.

Stefano Comando e Davide Caponetto saranno al via con una Citroen C2 RS3, ma la classe più rappresentata sarà la N2, con ben cinque equipaggi portacolori della Lanterna Corse Rally Team.

Enrico Volpi e Mauro Terrile, su Peugeot 106, se la vedranno con i con le tre vetture gemelle dei compagni di squadra Luca Beninati – Davide Morando, Giacomo Orsi – Fabio Vasta e Michele Zerega – Martina Balducchi. Marco Cotugno e Simona Camera invece utilizzeranno una Citroen Saxo.

Quattordici, invece, gli equipaggi che porteranno in gara il logo della Scuderia Racing for Genova Racing Team.

Tra le curiosità il rientro nelle gare di Francesco Fioretti che affianco alla figlia Tiziana sarà del gruppo con una Renault Clio N3.

La gara scatterà alle ore 9 di domenica 28 agosto da Santo Stefano d’Aveto. Le prove a tempo che i concorrenti dovranno affrontare sono quattro, tutte sullo stesso percorso del Monte Penna.

Lanterna Corse Ronde della Val D’Aveto: tredici vetture al via

Si avvicina uno dei weekend più attesi dagli equipaggi della Lanterna Corse Rally Team, che si sta preparando a schierare tredici vetture alla Ronde della Val d’Aveto.

La pattuglia del team genovese sarà guidata da Maurizio Pessina e Daniele Pellegrini, al via con una Renault Clio R3C, mentre il giovane Gianluca Caserza, affiancato dalla padrona di casa Erika Badinelli, cercherà di dare il massimo a bordo di una Peugeot 208 R2B.

Due le Renault Clio Williams in classe A7, per Giovanni Castelli con Mattia Domenichella e per Giuseppe Garziano con Alessandro Cervi; saranno invece tre le Renault Clio in classe N3, portate in gara da Fabrizio Cattalano e Stefano De Martini, Gian Luca Incontrera e Nicolò Minetti, Alberto Verardo e Cristina Rinaldis.

Stefano Comando e Davide Caponetto saranno al via con una Citroen C2 RS3, ma la classe più rappresentata sarà la N2, con ben cinque equipaggi portacolori della Lanterna Corse Rally Team.

Enrico Volpi e Mauro Terrile, su Peugeot 106, se la vedranno con i con le tre vetture gemelle dei compagni di squadra Luca Beninati – Davide Morando, Giacomo Orsi – Fabio Vasta e Michele Zerega – Martina Balducchi. Marco Cotugno e Simona Camera invece utilizzeranno una Citroen Saxo.

La gara scatterà a partire dalle 18 di sabato 27 agosto, con la classica sfilata tra le vie di Santo Stefano d’Aveto, mentre lo start vero e proprio è previsto per le 9 di domenica 28 agosto. Le prove speciali in programma sono 4, tutte sullo stesso percorso del Monte Penna.

Sport Favale 07 con quattro vetture alla Ronde della Val d’Aveto

Ci sono anche quattro equipaggi della scuderia Sport Favale 07 tra i centocinque iscritti alla Ronde della Val d’Aveto, in programma sabato e domenica prossimi a Santo Stefano d’Aveto. In rappresentanza del sodalizio di Favale di Malvaro scenderanno in lizza nel rally genovese Mottola – Mazzino (Renault Clio Rs  – N3), Solari – Casagrande (Citroën Saxo – N2), Mattia e Elio Canepa, nella vita di tutti i giorni figlio e padre, (Citroën C2 Vts – RS) e Ginocchio – Barla (Citroën Saxo – N2). Si tratta di quattro partecipazioni importanti, finalizzate ad un piazzamento finale di prestigio, due delle quali – quelle di Mattia Canepa e Andrea Ginocchio – anche emozionanti, essendo entrambi i giovani piloti al debutto assoluto in un rally, dopo aver fatto esperienza negli slalom in salita.

Ronde Val Aveto: l’attesa

Tutto il  Team della Lanternarally vede premiati gli sforzi per l’organizzazione dell’11^ Ronde della Val d’Aveto.

Le richieste d’iscrizione stanno, infatti, arrivando numerose al quartier generale del comitato organizzatore. Al momento, secondo notizie non ufficiali, sarebbero 106 gli equipaggi che hanno inviato la loro adesione alla gara genovese.

Confermata la presenza dei vincitori della scorsa edizione, i veneti Signor – Bernardi, che saranno al via con la Ford Focus WRC. Sulle strade della Val d’Aveto è atteso anche il pilota francese Michel Branca, sempre a bordo di una vettura gemella.

Santo Stefano d’Aveto, intanto, si prepara per accogliere al meglio gli equipaggi, le loro famiglie e tutti gli addetti ai lavori, che con le loro presenze muoveranno un indotto importantissimo per l’economia locale.

Grazie al lavoro corale della Lanternarally, del Gruppo Sportivo Allegrezze e dell’amministrazione locale, la Ronde della Val d’Aveto è un piccolo gioiello che va oltre il puro aspetto sportivo. Sono tanti, infatti, coloro che prolungano il soggiorno, per visitare le bellezze naturalistiche locali o per regalarsi qualche giorno di riposo, gustando le eccellenze del territorio.

L’appuntamento con la Ronde della Val d’Aveto è per sabato 27 agosto con le verifiche preliminari e la ricognizione del percorso di gara, la classica prova del Monte Penna, che i concorrenti, il giorno successivo, dovranno affrontare per quattro volte.

La partenza ufficiale della gara è prevista da domenica mattina attorno alle ore 9. L’arrivo del primo concorrente, a Santo Stefano d’Aveto, è previsto per le or 16,48 della stessa giornata.

LA VESPA – una storia tutta italiana

Nel 2016 la Vespa  i 70 anni.

Con oltre 18 milioni di esemplari prodotti dal lontano 1946, Vespa vive, ancora oggi,  uno dei momenti più felici della sua lunga vita.

Dal 2004, quando furono prodotti 58.000 veicoli, la crescita del marchio Vespa è stata spettacolare.  Si sono toccate le 100.000 nel 2006, per arrivare alle quasi 170.000 del 2015.

Oggi Vespa è più che mai un marchio globale, ed è prodotta in tre stabilimenti: Pontedera dove Vespa nasce ininterrottamente dal 1946 e la cui produzione è destinata all’Europa e i mercati occidentali, Americhe comprese; Vinh Phuc, in Vietnam, che serve il mercato locale e i paesi del Far East, ed  in India.

Vespa: Le origini

Fondata a Genova nel 1884 da Rinaldo Piaggio, all’epoca ventenne, la società Piaggio si dedica inizialmente alla costruzione di arredamenti navali per poi estendere la propria attività alla costruzione di carrozze e vagoni ferroviari, motori, tram e carrozzerie speciali per autocarri.

Nel frattempo, con la prima guerra mondiale, Piaggio entra nel settore aeronautico, un business in cui opererà per i decenni a venire. Inizia così la produzione di idrovolanti e aeroplani, come pure l’acquisizione di nuovi stabilimenti: nel 1917 una fabbrica di aerei a Pisa, quattro anni dopo un piccolo stabilimento a Pontedera che sarebbe divenuto il centro della produzione aeronautica di Piaggio (eliche, motori e aerei completi, incluso l’avanzatissimo Piaggio P108 nelle versioni passeggeri e bombardiere). Negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, e durante il conflitto, Piaggio è uno dei maggiori produttori italiani di aerei. Proprio per questo rappresentano un obiettivo militare strategico e gli stabilimenti Piaggio di Genova, Finale Ligure e Pontedera escono distrutti dalla II guerra mondiale.

L’invenzione del 1946

I figli di Rinaldo Piaggio, Enrico e Armando, immediatamente dopo la guerra curarono il nuovo avvio della produzione industriale. Il lavoro più duro toccò a Enrico, cui spettava la ricostruzione del grande stabilimento di Pontedera, anche recuperando parte dei macchinari trasferiti a Biella, in Piemonte. Enrico Piaggio optò per una totale riconversione industriale, puntando sulla mobilità individuale di un Paese che usciva dalla guerra. Avrebbe realizzato la sua intuizione, creando allo stesso tempo un veicolo destinato a grandissima celebrità, grazie allo straordinario lavoro progettuale di Corradino D’Ascanio ingegnere aeronautico e geniale inventore.

La nascita di un mito

La Vespa nasce della determinazione di Enrico Piaggio a creare un prodotto a basso costo e di largo consumo. All’approssimarsi della fine della guerra, Enrico studia ogni soluzione per rimettere in moto la produzione nei suoi stabilimenti. A cominciare da quello di Biella, dove venne realizzato un “motorscooter” sul modello delle piccole motociclette per paracadutisti. Il prototipo, siglato MP5, venne battezzato “Paperino” per la sua strana forma: ma non piacque ad Enrico, che incaricò Corradino D’Ascanio di rivedere il progetto.

Il progettista aeronautico non amava però la motocicletta. Secondo lui era scomoda, ingombrante, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura; e oltretutto, per via della catena di trasmissione, sporcava. L’ingegnere trovò tuttavia tutte le soluzioni del caso attingendo proprio alla sua esperienza aeronautica. Per eliminare la catena immaginò un mezzo con scocca portante, a presa diretta; per rendere la guida più agevole pensò di posizionare il cambio sul manubrio; per facilitare la sostituzione delle ruote escogitò non una forcella ma un braccio di supporto simile appunto ai carrelli degli aerei. E infine ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore, di impedirgli di sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento: decenni prima della diffusione degli studi ergonomici, la posizione di guida di Vespa era pensata per stare comodamente e sicuramente seduti, anziché pericolosamente in bilico su una motocicletta a ruote alte.

Dal nuovo progetto di D’Ascanio nacque un mezzo che con il “Paperino” non aveva più nulla a che vedere: una soluzione assolutamente originale e rivoluzionaria rispetto a tutti gli altri esempi di locomozione motorizzata a due ruote. Con l’aiuto di Mario D’Este, suo disegnatore di fiducia, a Corradino D’Ascanio bastarono pochi giorni per mettere a punto la sua idea e preparare il primo progetto della Vespa, prodotto a Pontedera nell’aprile del 1946. Il nome del veicolo fu coniato dallo stesso Enrico Piaggio che davanti al prototipo MP6, dalla parte centrale molto ampia per accogliere il guidatore e dalla “vita” stretta, esclamò: “Sembra una vespa!”. E Vespa fu.

Dallo scetticismo al “miracolo”

La Vespa 98cc viene posta in vendita in due versioni e con due prezzi: 55.000 lire il tipo “normale” e 61.000 lire il tipo “lusso” con alcuni optional quali il contachilometri, la stampella laterale e i raffinati pneumatici con fianco bianco. Addetti ai lavori ed esperti del mercato si divisero: da una parte chi coglieva nella Vespa la realizzazione di un’idea geniale, dall’altra gli scettici di rito destinati a cambiar parere ben presto.

Negli ultimi mesi del ‘47 la produzione inizia a decollare, e con l’anno successivo esce dagli stabilimenti Piaggio la Vespa 125, modello superiore che subito si afferma come successore della prima Vespa 98.

Il “miracolo” Vespa è ormai una realtà, e la produzione cresce incessantemente: se nel ‘46 Piaggio immise sul mercato 2.484 scooter, che diventarono 10.535 l’anno seguente, nel 1948 l’azienda arriva a produrre 19.822 mezzi. Quando poi nel ‘50 la produzione prende il via anche nella prima Licenziataria tedesca, ecco raggiunti i 60.000 mezzi, mentre tre anni dopo ben 171.200 veicoli varcheranno le porte degli stabilimenti.

Anche i mercati esteri guardano con interesse alla nascita dello scooter, che suscita curiosità e ammirazione nei commenti di pubblico e stampa. Il Times parla di “un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli dopo la biga romana”. Enrico Piaggio alimenta allora con tutta la sua tenacia la diffusione di Vespa all’estero, e si fa promotore di una fitta rete di assistenza in tutti i Paesi europei e nel mondo.

 

Incidenti stradali nel fine settimana di Ferragosto

L’ASAP, l’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale  segnala che nel lungo fine settimana comprensivo della giornata di Ferragosto, da venerdì 12 a lunedì 15 agosto 2016, in Italia si sono verificati 27 incidenti mortali con 28 persone che hanno perso la vita , 11 dei quali con meno di 30 anni d’età.

INCIDENTI DEL FINE SETTIMANA

E’ di 27 incidenti mortali con 28 deceduti,11 dei quali con meno di 30 anni d’età, il bilancio degli incidenti stradali nel lungo fine settimana comprensivo della giornata di Ferragosto, da venerdì 12 a lunedì 15 agosto 2016.
Non è possibile effettuare un confronto con il weekend dello scorso anno in quanto la Festività del 15 agosto cadeva di sabato. In particolare:

•    gli incidenti mortali con coinvolgimento di veicoli a due ruote sono stati 15, il 55,6% del totale;

•    il 48,1% dei sinistri mortali (13 incidenti) è derivato da perdita di controllo del veicolo da parte del conducente;

•    nella fascia oraria 22-06 si sono verificati 10 incidenti mortali con 11 deceduti.

Polizia Stradale ed Arma dei Carabinieri hanno attivato i consueti dispositivi di prevenzione e di vigilanza stradale impiegando, in totale, 42.652 pattuglie. Le stesse hanno proceduto a contestare 18.622 violazioni del Codice della strada con 26.137 punti decurtati, 862 patenti di guida e 620 carte di circolazione ritirate. Sono stati 17.326 i conducenti controllati, con etilometri e precursori, a verifica delle condizioni psico-fisiche durante la guida.

Omicidio Stradale: così non funziona

“Come temevamo il reato di omicidio stradale, così com’è concepito, non solo non funziona, ma è controproducente”.

Lo ha dichiarato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, commentando i dati del report ASAPS che fa il punto sui primi tre mesi dall’entrata in vigore della nuova norma.

Secondo Sticchi Damiani, i “dati evidenziano, infatti, la sostanziale stabilità del numero di morti sulle strade a fronte di un aumento del 16% dei feriti e, soprattutto, della crescita del 20% degli episodi di pirateria”.

“Sono troppi – spiega il Presidente dell’ACI – i conducenti che, contravvenendo al più ovvio dovere civile e morale, dopo aver provocato un incidente, vengono sopraffatti dalla paura delle conseguenze e optano per la fuga. Come abbiamo già evidenziato durante le fasi di dibattimento della legge, non è pensabile che, per chi si ferma a prestare soccorso, scattino automaticamente le manette. Il rischio è che non si fermi più nessuno e che le omissioni di soccorso aumentino esponenzialmente”.

“È vero – ha concluso Sticchi Damiani – che tre mesi sono troppo pochi per tracciare un bilancio, ma è fondamentale intervenire sulla norma prima che queste criticità rischino di compromettere le ragioni, validissime, che hanno guidato la mano del Legislatore.”

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