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Gino Bruni

Il mio blog

Mese

aprile 2020

Nuovi partner Euro Ncap per una mobilità più sicura e sostenibile

Sono quattro le organizzazioni europee che hanno aderito, in qualità di ‘Soci affiliati’, ad Euro NCAP: le tedesche DEKRA, (la più grande società di ispezione dei veicoli), e GDV, (associazione assicurativa), i Club Automobilistici austriaco ÖAMTC ed elvetico TCS.

DEKRA lo ha fatto per supportare le iniziative ed i nuovi protocolli di valutazione sulla sicurezza dei veicoli commerciali. È da molti anni che la società analizza gli incidenti, con particolare riferimento a quelli che vedono coinvolti i veicoli commerciali. Il suo centro tecnologico sarà un elemento strategico per tradurre il know-how acquisito nell’in-depth analysis degli incidenti dei veicoli commerciali in misure per aumentare la sicurezza.

La compagnia di assicurazione GDV, con il suo centro di ricerca sugli incidenti stradali UDV, ha come obiettivo statutario quello di migliorare la sicurezza stradale in Germania. Le analisi, gli studi ed i dati di incidentalità che rilevano hanno, soprattutto, la finalità di prevenire e mitigare gli effetti degli incidenti. Il supporto per Euro NCAP consisterà nell’indagare l’incidenza e l’influenza nei sinistri, dei comportamenti umani e dei sistemi di assistenza alla guida.

Con ÖAMTC e TCS raddoppia la squadra dei Club automobilistici, fino ad ora rappresentato dall’ACI e dall’ADAC. Sia il Club austriaco che quello svizzero hanno aderito al nuovo protocollo Green NCAP e, in collaborazione con i loro partner, (rispettivamente IFA e EMPA), aiuteranno a sviluppare ed effettuare i test di sostenibilità delle autovetture. Entrambe le organizzazioni hanno notevole esperienza e competenza nei test di conformità ed omologazione delle emissioni inquinanti dei veicoli e, sin dall’inizio, sono state coinvolte nello sviluppo del nuovo protocollo Green NCAP.

“Questi nuovi Soci contribuiranno a rendere più autorevoli e indipendenti i giudizi e le valutazioni in materia di sicurezza e sostenibilità dei veicoli – ha affermato Angelo Sticchi Damiani, presidente Automobile Club d’Italia – la loro comprovata competenza, infatti, è un indubbio arricchimento per la squadra Euro NCAP”.

Anno 1900 – una Peugeot vinceva la prima competizione tra veicoli commerciali

Pensando ad un mezzo commerciale il primo pensiero va alla capacità di carico, sia in termini di portata che di volume utile. Inoltre, pensando ad un mezzo da lavoro, ci viene in mente l’aspetto della robustezza, l’affidabilità ed anche dei consumi. Non ci si immagina mai che possa avere una finalità agonistica, non lo si concepisce mai come un mezzo con il quale confrontarsi in vere e proprie competizioni.

Per i primi automobilisti di inizio novecento, i mezzi meccanici rappresentavano un continuo terreno di confronto, quasi come se tutto fosse competizione, una continua lotta per arrivare primi a stabilire nuovi record. Una sfida senza tregua, dove ci si confrontava principalmente sulla velocità, ma anche sull’affidabilità, sui consumi e sulla capacità di trasportare merci.

È così che, da lunedì 17 settembre 1900 fino a sabato 22 settembre, a Parigi prendeva il via quella che possiamo considerare come la prima gara per mezzi commerciali della quale, al momento, abbiamo documentazione certa.

Trattandosi di veicoli commerciali, la gara non poteva che partire di lunedì mattina e terminare di sabato, ultimo giorno lavorativo della settimana (all’epoca ancora considerato un giorno lavorativo).

La competizione era riservata ai “poids légers” (veicoli dal peso leggero) per le loro ridotte dimensioni e contenute capacità di carico. La cronaca dell’epoca racconta di una gara abbastanza locale, aperta ai soli piloti francesi, perché all’epoca degli albori dell’automobilismo non era pensabile organizzare un evento internazionale.

La manifestazione, che si presenta particolarmente impegnativa, come detto, era articolata su ben cinque giorni di gara, durante i quali gli undici partecipanti iscritti ingaggiavano sfide che mettevano a dura prova meccaniche e telai lungo le vie di Parigi già all’epoca molto trafficate, tra carrozze, pedoni e cavalieri.

Il percorso della gara si snodava su tre diversi tipi di tracciati: 300 chilometri da percorrere in città, nelle strade di Parigi, 34 su strade dipartimentali e ben 350 chilometri sulla pista del lago di Daumesnil, a Sud Est della capitale francese.

Venivano praticamente simulati tutti i tipi di difficoltà che si potevano incontrare nel trasporto e distribuzione delle merci.

La gara è resa molto attuale dal fatto che tra gli iscritti figuravano anche due veicoli commerciali mossi da un motore elettrico oltre ai nove con motore a benzina: centoventi anni dopo possiamo dire che mancavano solo le versioni ibride per essere pienamente al passo con i tempi.

La giuria si prese quasi tre settimane per effettuare tutti i controlli dei tempi e stilare la classifica; la premiazione avvenne il 16 ottobre, quasi un mese dopo la fine della gara.

Il primo posto venne attribuito a pari merito all’equipaggio della Peugeot Type 22 e della Dion-Bouton, seguiti da una Vermoreil, a sua volta seguita dall’elettrica della Société des véhicules électriques.

Se non fosse per il fatto che soltanto uno dei marchi che in quel settembre del 1900 hanno partecipato alla gara tra veicoli commerciali è ancora saldamente presente sul mercato, la potremmo raccontare come una gara svoltasi ieri.

Nel 1935 la Opel Olympia fa la storia

 

“Impegnata da sempre ad offrire al pubblico automobili a prezzo accessibile, Opel dà oggi un impulso decisivo alla motorizzazione tedesca in un momento in cui è necessario colmare una lacuna del mercato. E’ giunto il momento che non vi sia più soluzione di continuità tra telaio e carrozzeria”. Con queste parole, nel lontano 1935, la Casa tedesca presentava al Salone di Berlino la Olympia, prima automobile berlina tedesca costruita in serie con carrozzeria portante in acciaio ed era contemporaneamente la prima auto che riunisse i vantaggi di questo tipo di costruzione con quelli di un’utilitaria. “L’intelaiatura della scocca è costruita come un ponte d’acciaio, una forma in grado di assorbire grandi forze e di contenere il peso” proseguiva 85 anni fa il costruttore tedesco. “Quest’intelaiatura è fatta di profilati d’acciaio portanti, uniti fra loro con le tecniche impiegate nelle costruzioni aeronautiche in metallo”.

Quando, nel 1936, nello stesso anno cioè delle Olimpiadi di Berlino, uscì sul mercato, la Opel Olympia costava 2.500 Marchi. Fino al 1937 ebbe un motore 1.300 da 29 CV (21 kW). In seguito, nel 1938, ricevette un motore 1.500 da 37 CV (27 kW) che le consentiva di raggiungere i 110 km/h. Mentre la Olympia 1.3 fu prodotta in 81.661 esemplari, la versione 1.500 raggiunse nel 1940 le 87.214 unità: decisamente una bella cifra!

Naturalmente la carrozzeria portante fu presto adottata anche per altri modelli, prima fra tutte la Opel Kadett, il nuovo modello d’ingresso della gamma che quando, nel 1936, fece la sua comparsa sul mercato si rivolgeva a quei clienti potenziali che non potevano permettersi la Olympia.

Nel 1938 la Opel costruiva già 140.580 veicoli all’anno. Se non fosse scoppiata la guerra, avrebbe superato l’obiettivo di 150.000 veicoli all’anno entro la fine degli Anni ’30. All’epoca Opel era diventata comunque la principale industria automobilistica tedesca e i suoi responsabili sorprendevano spesso il pubblico con nuove idee pubblicitarie che rendevano il nome della ditta famoso in tutto il mondo. Nell’Estate del 1936, ad esempio, la 500millesima automobile Opel prodotta – una Olympia – fu trasportata come “prima automobile volante del mondo” all’interno del dirigibile Hindenburg fino a Rio de Janeiro.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale segnò la fine della produzione automobilistica. Nell’Autunno 1940 le catene di montaggio della Olympia e della Kapitan furono fermate e da quel momento, dopo 1.003.585 automobili prodotte, furono costruiti solo i camion Blitz nella fabbrica di Brandeburgo. La produzione automobilistica sarebbe ripresa nel 1947.

La vittoria di Tazio Nuvolari che ha dato inizio al mito dello Scorpione.

Il 10 aprile del 1950 Tazio Nuvolari termina la sua leggendaria carriera con la vittoria di categoria della mitica “Palermo – Monte Pellegrino” al volante dell’Abarth 204A.

L’intensa amicizia tra Carlo Abarth e il grande campione Mantovano diede inizio al mito grazie a quella fantastica vittoria, e da lì cominciò una serie infinita di oltre 10.000 vittorie.

Settant’anni fa, il 10 aprile 1950, il grande campione Tazio Nuvolari chiudeva la sua carriera agonistica al volante dell’Abarth 204A, il primo modello costruito da Carlo Abarth. A Palermo si correva la cronoscalata che dal capoluogo siciliano portava a Monte Pellegrino: una salita ripida e suggestiva, caratterizzata da molti tornanti lastricati in pavé. Al via c’era anche la “Squadra Carlo Abarth”, con Tazio Nuvolari al volante dell’Abarth 204A, una biposto da corsa con motore elaborato di 1100 cm3. Il campione affrontò con la grinta di sempre il tracciato e terminò la corsa vincendo la sua categoria e piazzandosi 5° assoluto.

L’amicizia tra Carlo Abarth e il grande campione nasce nel primo dopoguerra, quando Nuvolari – che aveva al suo attivo cinquantacinque vittorie nei gran premi internazionali e nelle più importanti corse su strada – correva per la Cisitalia di Piero Dusio, nella quale Carlo Abarth dirigeva la squadra corse. Quando Dusio cedette ad Abarth le auto da competizione per emigrare in Argentina, Abarth poté contare sulla collaborazione di Nuvolari, che si prestò anche a svolgere il ruolo di testimonial per i kit di trasformazione del cambio al volante e delle marmitte.

Grazie ai kit sportivi Abarth, molte utilitarie diventarono “macchine vincenti” nelle corse, consentendo a molti giovani piloti di cimentarsi con successo nelle competizioni. “La domenica in pista, il lunedì in ufficio” era lo slogan di Carlo # Abarth, che abbinava la fornitura di componenti da competizione all’attività della squadra ufficiale, vincente soprattutto in pista e nelle corse in salita, con le berlinette e le sport.

Dopo questa famosa vittoria di Nuvolari, Abarth vinse per sei volte consecutive il Campionato mondiale Marche, dal 1962 al 1967, il Campionato Europeo Sport Prototipi del ’72 con Arturo Merzario, quattro edizioni del Campionato Europeo Turismo (1965, ‘66’, ’67 e ’69). La storia dei grandi successi del marchio dello Scorpione proseguì a partire dagli anni Settanta nei rally, con la conquista da parte della Fiat 131 Abarth Rally di tre campionati mondiali Costruttori nel 1977, ’78 e 1980, di un campionato Mondiale Piloti nel 1980 con il tedesco Walter Rohrl, di una Coppa FIA Piloti nel 1978 con il finlandese Markku Alen. A questa importante serie di vittorie si aggiungono i sette campionati Europeo Rally conquistati tra il 1975 e il 2011 e la Coppa FIA R-GT vinta nel 2018 e nel 2019 dall’Abarth 124 rally.

Una storia di successi che ha una duplice valenza: da un lato continuare a essere protagonisti nelle competizioni sportive, infatti, nel 2020 Abarth partecipa all’ERC con la 124 rally e in pista è partner tecnico dei campionati F4 Italiano e Tedesco. Dall’altro, il racing per Abarth continua ad essere il severo banco di prova per motori e componenti tecniche e tecnologiche che, testate nelle condizioni più estreme, possano raggiungere un livello di performance e di affidabilità estremamente alto a vantaggio della competitività nei rispettivi campionati e del futuro transfer tecnologico nei modelli di produzione.

Immatricolazioni: in Liguria aumentati gli autobus i veicoli merci sono diminuiti.

Nel 2019, in Liguria, le immatricolazioni di autobus sono state 176, con un aumento del 147,9% rispetto al 2018. Sempre lo scorso anno le immatricolazioni di veicoli pesanti (con peso totale a terra  superiore a 16 tonnellate) per il trasporto merci sono state 353, con un calo del 27,8% rispetto al 2018.

Questi dati emergono da un’elaborazione del Centro Studi Continental su dati Aci.

Dall’elaborazione è possibile stilare la graduatoria dei dati a livello provinciale. La provincia ligure in cui le immatricolazioni di autobus sono cresciute di più è Genova (+190,7%), seguita da Savona (+187,5%), La Spezia (+72,7%) e Imperia (provincia in cui le immatricolazioni di autobus sono rimaste invariate). Per ciò che riguarda le immatricolazioni di veicoli pesanti per il trasporto merci, tutte le provincie liguri fanno registrare dati in calo. Si va dal -20% di Savona al -22,4% di La Spezia, dal -31% di Genova fino ad arrivare al -33,3% di Imperia.

Nel 2019 in Italia le nuove immatricolazioni di autobus sono state 4.321, con una crescita del 31,3% rispetto al 2018. Sempre nel 2019 le immatricolazioni di veicoli pesanti per il trasporto merci sono state 19.605, con un calo del 30,7% rispetto al 2018.

Per il Covid-19 crollano a marzo i mercati Europei di autovetture.

E’ l’Italia quello colpito più duramente

A Marzo la drammatica crisi da coronavirus causa il crollo di tutti e cinque i Major Markets Europei delle autovetture, che rappresentano tipicamente circa ¾ del mercato totale Europeo.

Nel complesso la diminuzione ammonta al 56%, con una perdita di quasi 750.000 unità (dalle 1.347.000 di Marzo 2019 alle 599.000 attuali), ma le differenze fra i singoli mercati sono estremamente ampie: l’Italia registra il risultato peggiore (-85%), seguita da Francia (-72%) e Spagna (-69%), e quindi – a grande distanza – Regno Unito (-44%) e Germania (-38%).

Ipotizzando per gli altri 25 mercati un calo analogo, nell’ordine del 45/55%, la perdita complessiva di volume in EU+UK+EFTA ammonterebbe a quasi un milione di unità.

Il tracollo, senza precedenti nella storia, si innesta peraltro su una flessione già in atto nel mercato Europeo, che nel primo bimestre aveva registrato un calo di oltre il 7%.

“Il crollo di Marzo – commenta Andrea Cardinali, Direttore Generale dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere – riflette ancora solo parzialmente l’impatto della crisi, e il mese di Aprile si annuncia quindi senz’altro peggiore. È difficile fare previsioni per l’intero anno, ma secondo alcuni centri studi nel 2020 il mercato auto Europeo potrebbe contrarsi sino al 30%, una caduta mai sperimentata in passato”.

“Il calo – continua il Direttore –  potrebbe essere del 25% nel Regno Unito e del 20% in Francia, secondo le rispettive associazioni di categoria. Per l’Italia, UNRAE ipotizza un crollo fra il 32% nel caso migliore e il 46% in quello peggiore, secondo la durata del lock-down”.

 

“L’impatto della crisi – prosegue Cardinali – può essere devastante, su una filiera caratterizzata da imponenti investimenti ed elevati costi fissi in strutture e personale, che rischia di finire presto in ginocchio per i flussi di cassa negativi. Il nostro Paese, colpito per primo e più duramente dall’epidemia in Europa, nonché primo a porre in essere severe restrizioni alla mobilità dei cittadini e alle attività economiche, risulta anche quello con il mercato impattato in modo più drammatico”.

“UNRAE – commenta il Direttore Generale dell’Associazione – esprime apprezzamento per le misure trasversali che il Governo Italiano sta adottando, con la messa in campo di risorse assolutamente straordinarie, per garantire alle migliaia di imprese del settore la liquidità necessaria per sopravvivere a questa crisi epocale, e chiede che tali misure siano rese immediatamente operative e facilmente utilizzabili”.

“Allo stesso tempo, però, la domanda di autoveicoli uscirà prostrata da questo blocco totale, di durata ancora indefinita: UNRAE chiede quindi un sistema integrato di provvedimenti urgenti per rimettere in moto il mercato, non appena le condizioni sanitarie lo consentiranno, sotto un protocollo di sicurezza stringente”.

“In particolare, per le autovetture, il pacchetto che UNRAE ha presentato a media e istituzioni – conclude il Direttore Generale – va nella direzione di sostenere la domanda stimolando lo svecchiamento del parco, nel rispetto degli obiettivi europei sulle emissioni di CO2, e allineando agli standard europei la fiscalità sull’auto aziendale”.

Milano Monza Open – Air Motor Show slitta ad ottobre

Milano Monza Open-Air Motor Show si svolgerà in autunno, dal 29 ottobre al 1° novembre 2020, trasformando l’Autodromo di Monza nel palcoscenico in cui per la prima volta i brand automobilistici potranno esporre dal vivo le novità di prodotto del 2020. Lo ha dichiarato il presidente, Andrea Levy

“Auspichiamo per ottobre ritmi normali e la possibilità di essere un’occasione di rilancio del settore automobilistico. In accordo con ACI e AC Milano, Comune di Milano, Regione Lombardia e Comune di Monza lavoreremo per fare in modo che la manifestazione possa essere un bel segnale di ripartenza e che possa coinvolgere il territorio, oltre che il settore automobilistico. Saranno quattro giorni di spettacolo dinamico, grazie anche ai percorsi di parata che passeranno tra il pubblico e all’utilizzo innovativo della pista di Formula 1”.

“Proprio in questo momento, così drammatico per troppe famiglie e difficile per tutti, abbiamo il dovere di vedere e pensare al futuro – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club -. Il necessario rinvio del MiMo a fine ottobre, rappresenta la volontà di riprendere a pensare e proporre la mobilità dei prossimi anni. Con Andrea Levy, AC Milano, Comune di Milano, Regione Lombardia e Comune di Monza, stiamo lavorando per essere il primo grande evento europeo automobilistico a ripartire e per offrire, agli operatori e al grande pubblico, una rilevante occasione di confronto dopo questa fase acuta della crisi Covid-19.”

Il presidente dell’Automobile Club di Milano Geronimo La Russa ha dichiarato: “Guardiamo al Milano – Monza Motor Show con il desiderio di riassaporare la gioia per una manifestazione che sarà in grado di coinvolgere appassionati e famiglie e contribuire al rilancio del settore automobilistico. Sarà una grande occasione per ripartire e far vedere al mondo come il nostro territorio sa reagire e rialzarsi. L’Automobile Club aprirà anche le porte della sua sede per accogliere le tantissime persone che vorranno ripercorrere la gloriosa storia che lega, da oltre un secolo, la città di Milano con il mondo dei motori.”

500 Fiat 500 Club Italia

Questo l’invito del Presidente del Fiat 500 Club Italia

Stiamo attraversando un momento difficile per il mondo intero.

Ora più che mai la comunità è importante per non sentirsi soli e sconfortati. Vi stiamo raggiungendo con questa e-mail per farvi sentire la nostra vicinanza come associazione, intesa come unione di persone che utilizzano le proprie risorse, il proprio ottimismo e impegno per stare coesi e tendere una mano dove c’è bisogno.

La comunità dei cinquecentisti si è dimostrata molto presente e capace di portare sorrisi e buonumore anche adesso. Noi ci siamo, e guardiamo con speranza al futuro certi di poterci presto reincontrare in qualche lieta occasione.

Nel frattempo vi invitiamo a seguirci sui social, dove troverete di certo un bel carico di sorrisi.

Stelio e Domenico

(Presidente e Fondatore del Fiat 500 Club Italia)

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