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Gino Bruni

Il mio blog

Mese

luglio 2020

Impegni importanti per i copiloti della Scuderia Lanterna Corse Rally Team.

Il debutto di Cervi nell’Europeo e gli impegni per Rocca, De Santis e Balletti

Il weekend appena trascorso ha segnato il debutto di Alessandro Cervi, navigatore della Lanterna Corse Rally Team, nel Fia European Rally Championship, che si è aperto con il Rally di Roma Capitale.

Il trentacinquenne copilota genovese, in gara con Roberto Gobbin, ha concluso al terzo posto nella categoria R-GT e al secondo posto nell’Abarth Rally Cup. Una gara lunga e difficile quella affrontata dall’Abarth 124 dell’equipaggio formato dal pilota piemontese e dal navigatore del ponente ligure, segnata dalle alte temperature e da un livello altissimo dei partecipanti, com’è consuetudine nella serie continentale.

Anche nel prossimo weekend diversi navigatori della Lanterna Corse Rally Team saranno impegnati su più fronti, ad iniziare dal Rally di Alba, gara di apertura del Campionato Italiano WRC. L’esperto Paolo Rocca affiancherà Nicolas Parolaro su una Ford Fiesta R1 ufficiale, schierata da Ford Racing con il supporto di ERTS-Hankook, mentre Carola De Santis leggerà le note a Monica Caramellino su una Peugeot 208 R2B.

Al Rally di Salsomaggiore Terme sarà invece al via il ventenne Alessandro Balletti, leggerà le note a Maurizio Paini su una Renault Clio Williams A7.

Nella foto a destra Alessandro Cervi

Auto rubate ritrovate solo una su tre.

Solo un’auto su tre è ritrovata, è record. L’analisi annuale lojack sui furti d’auto, un fenomeno che colpisce in Italia soprattutto 5 Regioni, dove si registra l’84% dei furti, e alcune auto e SUV: Panda, 500, Punto e Qashqai.

Scende per la prima volta al 36% il tasso di recupero delle auto rubate. Lo scorso anno delle 95.403 vetture sottratte (oltre 261 il giorno e 11 ogni ora), solo 34mila sono state ritrovate. Di oltre 61mila auto si sono perse le tracce, instradate su mercati esteri o utilizzate per alimentare il mercato nero dei pezzi di ricambio. 1 auto su 4 è stata rubata in Campania. Panda, 500 e Lancia Ypsilon i modelli preferiti dai ladri. Napoli “caput furtorum”, con oltre 17mila episodi. Continua a crescere l’appeal dei SUV, che crescono dell’11%: boom dei furti di Nissan Qashqai.

Sono questi i principali trend che emergono dal “Dossier sui Furti d’Auto”, elaborato da LoJack Italia, società del Gruppo CalAmp leader nelle soluzioni telematiche per l’Automotive e nel recupero dei veicoli rubati, che ha raccolto e analizzato i dati forniti dal Ministero dell’Interno sul 2019 e li ha integrati con quelli provenienti da elaborazioni e report nazionali e internazionali sul fenomeno.

I dati relativi allo scorso anno tracciano uno scenario nazionale a macchia di leopardo con alcune “zone rosse” in cui il rischio furto è decisamente elevato (soprattutto per alcuni modelli), e altre significativamente più tranquille.

Nel 2019 i furti d’auto si sono concentrati prevalentemente in 5 Regioni, quelle tradizionalmente più “appealing” per questo business. Il primato spetta alla Campania con 23.554 furti: 1 episodio su 4 a livello nazionale è avvenuto qui. A distanza, seguono Lazio (17.021), Puglia (16.389), Sicilia (13.178) e Lombardia (10.013). Complessivamente, in queste Regioni si registra l’84% delle complessive sottrazioni.

Il calo del numero delle auto rubate, nel 2019 95.403 (oltre 261 al giorno e 11 ogni ora), ha segnato una decisa polarizzazione del fenomeno, a testimonianza di un business criminale che si focalizza sulle Regioni di origine delle organizzazioni criminali e in quelle in cui queste intessono maggiormente i propri interessi economici. Si registrano fenomeni emergenti come bande criminali dedite al furto di specifici modelli in alcune città per periodi più o meno lunghi, che proseguono nella propria attività fino al raggiungimento di un determinato numero di vetture sottratte da rimettere in commercio.

A preoccupare particolarmente è il continuo calo dei recuperi, lo scorso anno 34.196 vetture sono state restituite ai legittimi proprietari. Delle restanti oltre 61.000 auto si sono perse le tracce, instradate verso mercati esteri (soprattutto est Europa) o utilizzate per alimentare il redditizio business dei pezzi di ricambio. Così il tasso nazionale di recupero delle auto rubate è sceso dal 40% al 36%, toccando la percentuale più bassa degli ultimi anni.

In alcune aree il furto apre una vera e propria corsa contro il tempo per ritrovare l’auto. Trascorse le prime 24 ore, infatti, le percentuali di rintracciarla si riducono al minimo. Campania e Lazio, rispettivamente con il 33% e il 26% dei recuperi, sono le Regioni in cui le Forze dell’Ordine incontrano maggiori difficoltà nel riportare a casa i veicoli.

Decisamente interessanti sono anche i dati relativi alle province più colpite da questa piaga. Il podio resta prerogativa di tre piazze da sempre nel mirino dei ladri d’auto: Napoli, con 17.767 furti, Roma (15.835 sottrazioni) e Catania (7.441). Completano questa poco virtuosa top ten delle province a “bollino rosso” Bari (6.595), Milano (6.523), Torino (3.857), Foggia (3.437), Palermo (3.254), Caserta (2.961) e Barletta-Andria-Trani (2.560).

I brand del Gruppo FCA giocano un ruolo di primo piano, con ben 6 modelli tra i 10 più rubati. Sommando FIAT (36.847 veicoli rubati e circa il 39% dei furti nazionali), Lancia (6%) e Alfa Romeo (5%), si raggiunge l’esatta metà del business furti in Italia. La particolarità di questi tre marchi è data da un tasso di recupero di veicoli superiore alla media nazionale, che oscilla tra il 40% e il 44%. Ben sotto la media recupero nazionale del 36%, invece, tutti gli altri brand su cui si concentrano l’attenzione dei ladri: Ford (solo il 31% è recuperato), Volkswagen (28%), Renault (27%), Opel (28%), Mercedes (21%), Audi (28%), Smart (27%).

Nessuna sorpresa arriva dalle prime 5 posizioni della classifica delle auto più rubate, dove si confermano Panda (11.299 sottrazioni), 500 (7.989), Punto (6.664), Ypsilon (4.540) e Golf (2.301).

Con 1.965 sottrazioni entra nella top ten anche la Giulietta. Chiudono la graduatoria la Fiesta (1.953), la Fortwo Coupè (1.794), la Clio (1.772), la 500L (1.627). Complessivamente le 10 vetture “preferite” dai ladri rappresentano il 44% del mercato furti totale.

Dall’analisi del dettaglio territoriale, emergono alcuni spunti utili a comprendere le peculiarità del fenomeno furti d’auto nelle principali piazze.

Più in generale, nelle tre province del sud Italia si conferma l’egemonia dei brand FCA: a Napoli è presente nella top ten anche la Seicento, a Bari le prime 5 posizioni sono occupate da modelli dell’ex costruttore nazionale, che a Catania presidia addirittura le prime 7. Roma conferma il legame con il mondo Smart: nella provincia capitolina spariscono oltre la metà delle Fortwo (801) rubate in tutta Italia.

Milano evidenzia due new entry, rispetto al dato nazionale, in chiusura di top ten: Polo e Focus. Nella provincia meneghina la Golf è la terza auto più rubata, dopo Cinquecento e Panda.

Nell’ambito del fenomeno furti un segmento di business in continuo sviluppo è quello dei SUV, da diversi anni sempre più diffusi sul mercato e ambiti anche dai ladri d’auto che lo scorso ne hanno sottratti 5.140, l’11% in più dell’anno precedente.

I dati della Top Ten evidenziano il boom del Nissan Qashqai (917 unità sottratte e + 49% rispetto al 2018) che si conferma SUV più ricercato. Nella top 5 dei più rubati è seguito da Range Rover Sport (502), Range Rover Evoque (374) Kia Sportage (323) e Toyota RAV 4 (321).

Una menzione speciale merita anche il BMW X3 che entra di diritto nella top 10 dei più rubati con 270 unità sparite e +85% rispetto al 2018.

La Campania si conferma area a rischio anche per i SUV: qui avvengono oltre la metà (473) dei furti di Qashqai.

Il principale allarme per i proprietari degli Sport Utility Vehicle nasce dal tasso di recupero (fermo a una media del 30%), decisamente più basso di quello delle autovetture (-6 punti percentuali). Meno di un SUV rubato su 3 è ritrovato dopo il furto, a testimonianza di quanto gli interessi della criminalità organizzata si siano orientati su questi veicoli, sottratti e fatti sparire dalla circolazione con estrema rapidità.

“Il fenomeno dei furti d’auto è in costante evoluzione”, afferma Maurizio Iperti, AD di   lojack Italia, “I nostri dati fotografano una vera e propria emergenza legata oggi ai mancati recuperi delle   auto rubate (oggi il 64% del totale). Il dato preoccupa ancor di più perché in questi mesi, dopo il calo dovuto al lockdown, il business dei furti ha recuperato il terreno perduto ed è tornato a rappresentare una piaga per diverse aree del nostro Paese.

Con l’autunno arriva il Milano Monza Open-Air Show.

Il Milano Monza Open‑Air Motor Show autunnale, in programma dal 29 ottobre all’1° novembre 2020, sarà un salone a cielo aperto, gratuito per il pubblico e diffuso su oltre quaranta tra piazze e vie del capoluogo lombardo.

Le piazze e le vie della città diventeranno il quartier generale delle case auto e motociclistiche che esporranno le loro novità.

In piazza Castello, ci saranno anche i test drive: le auto elettriche e ibride plug‑in.

Le vetture full hybrid, mild hybrid e delle altre motorizzazioni si troveranno invece, in piazza Sempione.

All’Autodromo di Monza si svolgeranno le giornate in pista delle case automobilistiche, dei club, oltre alle parate degli appassionati che sceglieranno Milano Monza Motor Show e il Tempio della Velocista per far correre la propria passione.

Sul circuito Pista Ronco PG corse, con la presenza di più di cinquanta piloti provenienti da tutta Italia, e dalla vicina Svizzera, si è tenuta la terza gara del campionato Endurance quattro ore maschile e femminile alla ricerca del titolo di miglior Team.

La prima piazza è andata allo Smo Racing Team composto da Wesley Bettinelli; Dino Gallo e Davide Balbo.  Sul podio sono poi saliti, secondi assoluti, Orlando Sidoti, Gianluca Cadoni del Red Racing Spirit e i componenti del Levante Team Luca Laudisi, Clemente Sarapullo e Alessio Olcese.

Visto il successo di questa iniziativa, gli organizzatori hanno fissato due nuovi appuntamenti per il Campionato Endurance, sabato 1 agosto 2020 (durata due ore) e domenica 18 ottobre 2020 (con durata raddoppiata).

Le gare sono valide per il campionato mondiale Sws. Per poter partecipare ogni pilota deve ,inizialmente,registrarsi sul sito www.sodiwseries.com.

ACI. Nasce la piattaforma “AUTO3D”

Auto3D è la nuova piattaforma web realizzata dall’ACI che aiuta gli automobilisti nella scelta, nell’acquisto e nella gestione di un veicolo nuovo, usato o a km0. Al link https://auto3d.aci.it prende forma uno spazio digitale sicuro, dove il garante delle informazioni e delle interazioni è l’Automobile Club d’Italia con la sua tradizione, il suo presidio territoriale e tutto il suo know how.

Gli automobilisti sono guidati in tre sezioni che sviluppano un percorso tridimensionale: “look” per individuare il veicolo corrispondente alle proprie esigenze, ricavando in tempo reale ogni informazione utile sulle caratteristiche del mezzo, i consumi, le dimensioni, la capacità di carico, le dotazioni di sicurezza e l’impatto ambientale; “buy” per acquistare l’auto selezionata, approfittando delle offerte di case automobilistiche e concessionari, oppure individuare soluzioni alternative all’acquisto attraverso formule di noleggio e sharing; “drive” per gestire il veicolo nel tempo con tutta la comodità dei servizi e delle applicazioni ACI.

“Siamo certi che i soci e gli automobilisti troveranno in Auto3D la competenza e la garanzia dell’ACI al loro servizio – dichiara Vincenzo Pensa, Responsabile Transizione Digitale – Direzione Sistemi Informativi e Innovazione ACI – declinate in una nuova forma attraverso le opportunità che il digitale offre”.

L’efficacia e la sicurezza della piattaforma sono incrementate dalla collaborazione con importanti marchi, come Findomestic, Ariel Car e Mia Car.

Museo Storico della Motorizzazione Militare: accordo ACI e Esercito Italiano

Firmato a Roma, presso la Caserma “Arpaia”, l’Accordo Quadro tra l’Esercito e l’Automobile  Club d’Italia per la riqualificazione del Museo Storico della Motorizzazione Militare, in previsione del suo inserimento tra i siti di maggior interesse per gli amanti delle quattro ruote.

La collaborazione prevede l’avvio di un piano triennale di lavori infrastrutturali per l’ammodernamento del Museo, con importanti finanziamenti comunitari messi a disposizione dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MIBACT), per progetti estremamente significativi per lo sviluppo turistico del Paese.

Il nuovo Polo Museale sarà dotato di sala conferenze, bookshop, caffetteria, dehor e spazi per bambini e costituirà un’attrattiva assoluta e unica in tutto il Paese con i suoi 300 mezzi, pezzi unici da collezione, tra cui si annoverano la “FIAT 501 Torpedo”, l“Alfa Romeo 6C” coloniale e la “FIAT 513 Tipo 4” del 1910, soprannominata “La Saetta del Re” ed utilizzata da Vittorio Emanuele III per gli spostamenti sul fronte della Prima Guerra Mondiale.

L’Accordo, fortemente voluto dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, e dal Presidente dell’ACI, Ingegner Angelo Sticchi Damiani, è stato siglato dal Comandante Logistico dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo e dal Segretario Generale dell’ACI, Dottor Gerardo Capozza.

“Questo progetto segna un momento importantissimo per la storia del Museo Storico della Motorizzazione Militare che potrà riaprire finalmente le porte a un ampio pubblico di concittadini interessati tanto alla storia dell’automobile quanto all’evoluzione tecnologica del nostro Paese, in cui la Forza Armata, con i suoi mezzi e sistemi d’arma, ha da sempre avuto un ruolo trainante. Ringrazio l’ACI per aver scelto l’Esercito come partner istituzionale ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, funder del progetto” – così il Generale Figliuolo a seguito della sottoscrizione dell’Accordo Quadro.

“Con questo accordo due enti di grande tradizione istituzionale – dichiara il Segretario Generale Capozza – creano una sinergia infrastrutturale a beneficio del Paese, aperta a tanti altri interlocutori pubblici e senza alcun costo per lo Stato, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio della Forza Armata e alla promozione di piani di sviluppo turistico nel settore automotive. L’intesa beneficia della capillarità della rete ACI sul territorio italiano e supera i confini nazionali grazie alla nostra struttura a Bruxelles per i progetti comunitari sulla mobilità e il turismo, sfruttando inoltre i grandi eventi di sport e motorismo storico di visibilità mondiale organizzati da ACI: dal Gran Premio di Formula1 a Monza fino al Rally Italia Sardegna, dalla Mille Miglia fino alla Targa Florio”.

A sottoscrivere l’accordo anche il Generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota, Comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, da cui dipende organicamente il Museo, il quale ha sottolineato l’importanza che riveste l’ammodernamento di una struttura che custodisce veri e propri pezzi di storia dell’industria automobilistica del nostro Paese che raccontano la sua evoluzione e trasformazione e che, grazie a questo accordo, verranno messi a disposizione della collettività.

Aci-Istat: Incidenti Stradali 2019.

Italia 2019: diminuiscono morti (3.173 contro i 3.334 del 2018 -4,8%), sostanzialmente stabili i feriti (241.384, erano 242.919 nel 2018: -0,6%) e incidenti (172.183 rispetto ai 172.553 dell’anno precedente: -0,2%). Un decesso su due appartiene alla categoria degli utenti vulnerabili.

I costi sociali dell’incidentalità stradale sono stimati in 16,9 miliardi di euro, pari all’1% del PIL nazionale.

Questi i dati essenziali del Rapporto ACI-ISTAT, che anche quest’anno viene diffuso alla vigilia dell’esodo estivo.

“Se da una parte i dati ci riportano un calo di incidenti, morti e feriti, dall’altra registriamo, purtroppo, un aumento delle vittime nelle categorie vulnerabili, in particolare tra i ciclisti e gli utenti delle due ruote in generale” – dichiara Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia. “L’auto rimane il principale mezzo di trasporto, ma aumenta il numero di chi sceglie forme di mobilità dolce o la micro mobilità elettrica per muoversi in città – continua il presidente dell’ACI. Questo comporta il rispetto delle regole da parte di tutti e, soprattutto, la realizzazione di adeguate infrastrutture e percorsi dedicati. Dobbiamo rivedere la mobilità in ottica sostenibile ed ecocompatibile a tutti i livelli, tenendo sempre in primo piano la nostra incolumità e quella degli altri utenti della strada. La sicurezza stradale deve essere una priorità, la si persegue osservando sempre le regole del Codice della Strada, ma, soprattutto, usando la massima prudenza a bordo di qualsiasi mezzo: sia esso un’auto, una moto, una bicicletta elettrica o un monopattino, allo stesso modo negli spostamenti a piedi. Preoccupa, anche, il forte coinvolgimento dei giovani conducenti. Auspichiamo il consolidamento dell’esperienza di guida con corsi specifici di perfezionamento da seguire dopo aver ottenuto la Patente di guida. Paesi nei quali è già obbligatorio (Austria e Svizzera), ne hanno dimostrato l’efficacia”.

“Siamo giunti quasi alla conclusione della decade in corso sulla sicurezza stradale, l’obiettivo 2020 di dimezzamento delle vittime in incidenti stradali è però ancora troppo lontano in Italia. Malgrado i netti miglioramenti registrati nel 2019, il numero dei morti sulle strade, in modo particolare per alcune categorie di utenti più vulnerabili, a tutt’oggi rimane molto alto” – afferma Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat. “Il contenimento del traffico e della mobilità nel periodo di lockdown ha fatto registrare una forte diminuzione di incidenti e vittime ma con ogni probabilità non sarà sufficiente per raggiungere l’obiettivo europeo. Anche la mobilità, fortemente connessa all’incidentalità stradale, vede continuamente modificati nel tempo i suoi modelli, fondamentale monitorare i cambiamenti fornendo ai decisori un’offerta di dati mirata e tempestiva. L’impegno futuro nel nostro Paese dovrà concentrarsi sui target previsti dall’agenda europea 2030 e nel lungo periodo orientato verso la vision zero 2050”.

Nell’Unione Europea, nel 2019, è diminuito il numero delle vittime di incidenti stradali: poco più di 24.000 rispetto ai 25.191 dell’anno precedente (-2,3%). In Italia ogni milione di abitanti si sono verificati 52,6 decessi per incidente stradale (48,1 nella UE), cifra che conferma il nostro Paese al 16° posto della graduatoria europea.

CHI?

Giovani 20/29 anni e anziani ultrasettantenni prime vittime; bambini invariati.

Le fasce d’età più a rischio risultano i giovani tra 20 e 29 anni (466 morti: 14,7% del totale; 75 decessi per un milione di residenti) e gli anziani tra 75 e 89 anni (571 morti: 18% del totale; 90,8 decessi per un milione di residenti).

Per gli uomini si rilevano picchi in tre fasce d’età: 50-54 (223 morti), 20-24 (212), 45-49 (207). Per le donne frequenze maggiori per le età 75-89 (153 morti in totale).

Stabili, nel 2019, le vittime tra i bambini 0-14 anni (35 rispetto ai 34 dell’anno precedente). Molte le iniziative per la protezione dei bimbi in auto e le campagne di sensibilizzazione per la sicurezza dei più piccoli che, si auspica, porteranno a risultati migliori e consentiranno di raggiungere l’obiettivo “nessun decesso sulle strade per i bambini”.

Tra tutti i conducenti coinvolti in incidenti è particolarmente alto il numero di quelli tra i 40 e i 54 anni (29,2%), seguiti dai giovani tra i 20 e i 29 anni (18,3%), ma si registrano proporzioni elevate anche tra i più anziani (9,2% con età 70 anni e più). Rispetto ai patentati la probabilità di essere coinvolti in un incidente è più elevata nei giovanissimi, mentre decresce a partire dai 25 anni: tra 20 e 24 anni il rapporto conducenti/patentati è pari a 13 per mille, nelle età adulte (35-49 anni), l’8 per mille, per gli anziani, invece, il 5 per mille. Anche rispetto alla popolazione il coinvolgimento dei conducenti è più elevato per le classi di età 20-24 e 25-29 anni, con valori, rispettivamente, pari a 9,7 e 9 per mille abitanti.

Aumentano ciclisti e motociclisti; diminuiscono pedoni e ciclomotoristi.

L’aumento dei morti ha riguardato, in modo particolare, i ciclisti (253; +15,5%), i motociclisti (698; +1,6%) – che si confermano tra  le categorie più a rischio – diminuiscono i pedoni (534; -12,7%) e ciclomotoristi (88; -18,5%).

L’aumento a due cifre dei ciclisti è associato ad una crescita del 3,3% degli incidenti stradali nei quali sono coinvolti e ad una sempre maggiore diffusione dell’uso delle due ruote per gli spostamenti.

Nel complesso, gli utenti vulnerabili rappresentano il 49,6% dei decessi (1.573 su 3.173).

Nel 2019, inoltre, si sono registrate 1.411 vittime tra conducenti e passeggeri di autovetture (-0,8%), e 137 tra gli occupanti dei veicoli per il trasporto merci (-27,5%).

DOVE?

Aumentano gli incidenti in città, diminuiscono in autostrada e sulle strade extraurbane.

Nel 2019 è leggermente aumentato il numero di incidenti in città (127.000; +0,2%) e diminuito sulle autostrade (9.076; -3,8%) e, in modo più contenuto, sulle strade extraurbane (36.107; -0,7%). Diminuiscono i feriti in tutti gli ambiti: in città (168.794; -0,5%), in autostrada (15.009; -3,4%) e su strade extraurbane (57.581; -0,3%). Calano anche i decessi: all’interno dei centri abitati (1.331; -5,0%) in autostrada (310; -6,1%) e sulle strade extraurbane (1.532; -4,4%). Rilevante il calo dei decessi nei grandi Comuni (-22%).

PERCHÉ?

Prime cause: distrazione, mancata precedenza e velocità elevata

Distrazione, mancato rispetto della precedenza o del semaforo, velocità troppo elevata si confermano, anche nel 2019, le prime tre cause di incidente (85.457, complessivamente il 38,2% delle circostanze).

Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza (20.207), manovra irregolare (15.574), il comportamento scorretto verso il pedone (7.800) o del pedone (6.647), presenza di buche o ostacoli accidentali (6.458): rispettivamente il 9%, il 7%, il 3,5%, il 3,% e il 2,9% del totale.

Sulle strade urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto di precedenza o semafori (16,6%), seguito dalla guida distratta (14,1%); sulle strade extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (17,9%), mancata distanza di sicurezza (12,8%) e velocità troppo elevata (12,2).

Violazioni principali: velocità, segnaletica, cinture di sicurezza/seggiolini e uso del cellulare

Lo scorso anno le sanzioni per le violazioni al Codice della Strada sono aumentate complessivamente del 6,7%: le voci principali, oltre al superamento dei limiti di velocità (2.525.283), vedono ai primi posti l’inosservanza del rispetto della segnaletica (410.933; +12,4%), il mancato uso di lenti o l’uso improprio dei telefoni cellulare (162.363; +18,6%), il mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (257.234; +26,7%).

Segno più anche per le sanzioni per guida in stato di ebbrezza alcolica (42.485; +8,4%), diminuite, invece, quelle per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (5.340; -1,2%).

QUANDO?

Agosto si conferma il mese più pericoloso

I mesi estivi sono il periodo con il maggior numero di incidenti e vittime. Agosto è il mese più pericoloso per il numero di incidenti gravi (2,2 morti ogni 100 incidenti); sulle strade extraurbane si contano 5 vittime ogni 100 incidenti. Giugno e luglio quelli con più incidenti nel complesso, (rispettivamente 16.916 e 16.481). Di notte (tra le 22 e le 6 del mattino) e nelle ore di buio aumentano sia l’indice di mortalità che quello di lesività (rispettivamente morti e feriti ogni 100 incidenti). Particolarmente elevato l’indice di mortalità per pedoni e ciclisti nelle ore notturne sulle strade extraurbane.

Aumenta (di poco) la mobilità

In ripresa la mobilità: lo scorso anno le prime iscrizioni di veicoli sono aumentate dello 0,8% rispetto al 2018, mentre il parco veicolare dell’1,4%. Le percorrenze autostradali sono aumentate dello 0,8% in complesso e dell’1,9% per i veicoli pesanti.

Prossimi traguardi, previsti anche nel nuovo Piano Nazionale della Sicurezza Stradale in preparazione, l’obiettivo 2030 di ulteriore diminuzione di vittime e feriti gravi e, quello, più ambizioso, di vision zero nel 2050.

La mobilità e l’incidentalità stradale ai tempi del COVID19: primi dati del 2020

L’arrivo della pandemia da COVID-19 ha modificato radicalmente le abitudini e imposto una forte battuta d’arresto della nostra mobilità: un ritorno positivo è sicuramente dato dalla diminuzione di incidenti stradali dovuta alla minore esposizione al rischio. I primi dati, forniti dalla Polizia Stradale e dall’Arma dei Carabinieri per gli incidenti stradali con lesioni a persone (circa un terzo degli incidenti totali registrati), nel periodo gennaio-aprile 2020, mostrano in maniera evidente gli effetti dell’entrata in vigore dei Decreti, che hanno istituito prima le zone rosse in alcune regioni del Nord Italia e successivamente il confinamento di tutta la popolazione sull’intero territorio nazionale. Dall’analisi dei dati di incidentalità emergono diminuzioni che toccano anche punte del 90% durante il mese di aprile, mediamente il decremento degli incidenti stradali è stato di circa il 72% a marzo e 85% ad aprile. Anche nelle città la diminuzione di incidenti è stata consistente: dai primi dati raccolti, dalla rilevazione trimestrale sulle Polizie Locali dei comuni capoluogo, emerge una diminuzione nel mese di marzo superiore al 70% sia per gli incidenti sia per i decessi e di oltre l’80% in aprile. La ripresa della mobilità, a seguito della graduale riapertura delle attività e della riacquisizione della libertà di movimento per la popolazione, ha avuto un effetto anche sull’incidentalità che già nel mese di maggio 2020 ha fatto registrare un aumento.

ACISituazione analoga si registra per il mercato automobilistico, con prime iscrizioni crollate fino a -90% per le autovetture, -97% per i motocicli e -83% per i veicoli merci. Nei primi 5 mesi del 2020, in media, queste diminuzioni hanno comportato, nel complesso, un calo del 45,1% (-46,8% per le autovetture, -39,1% per i motocicli, -37,3% per i veicoli industriali).

 

Codacons – Fca: indagine per frode su emissioni inquinanti.

Se confermate irregolarità soldi pubblici non potranno essere concessi a Fca. Codacons pronta a battaglia legale a tutela automobilisti se confermate emissioni inquinanti

 Aprire indagini anche nel nostro paese e valutare la sospensione del maxi-prestito da 6,3 miliardi di euro chiesto da Fca all’Italia, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Francoforte che ha portato oggi a perquisizioni nei confronti di alcune società del gruppo Fca.

A chiederlo il Codacons, pronto ad una battaglia legale se dall’indagine tedesca dovessero emergere irregolarità sul fronte delle emissioni.

Crediamo che il prestito con garanzia statale debba essere sospeso fino a che l’azienda non dimostrerà di essere totalmente estranea alle accuse – afferma il Codacons – Nell’ipotesi in cui le accuse della Procura dovessero trovare fondamento, l’Italia si ritroverebbe a finanziare con soldi pubblici attività illecite di una società privata, e per questo il nostro Governo deve valutare la sospensione del finanziamento in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

E se saranno accertate manomissioni sul fronte delle emissioni, siamo pronti ad avviare una guerra legale contro Fca a tutela degli automobilisti italiani che risulteranno coinvolti nella vicenda – conclude l’associazione.

Elisoccorso in Liguria: otto interventi nel fine settimana

L’ultimo fine settimana è stato particolarmente impegnativo per il servizio d’emergenza del 118, a causa dei numerosi incidenti verificatisi. Incidenti dove si è reso necessario l’utilizzo anche del secondo elicottero, ‘Grifo’, entrato in servizio l’11 luglio scorso, che ha permesso di svolgere preziosi interventi in contemporanea.

Sono stati otto gli interventi di elisoccorso portati a termine nella sola giornata di domenica, tutti interventi di soccorso, non solamente trasferimenti da ospedale a ospedale:

  • Alle ore 10.15 è stato richiesto l’intervento di ‘Grifo’ dal 118 di Imperia per la caduta di una persona a Diano Marina
  • Alle ore 12.02 ‘Grifo’ è intervenuto nella zona di Montalto Ligure per una caduta in bici sempre richiesto dal 118 di Imperia
  • Alle 15.15 richiesto l’intervento di ‘Drago’ dal 118 di Genova a San Carlo di Cese per una caduta accidentale nel lago
  • Alle ore 15.45 intervento di ‘Grifo’ sul Passo del Bracco per soccorrere un motociclista -118 Tigullio
  • Alle 17.02 intervento di Drago vicino a Fraconalto (basso Piemonte) per incidente di moto gestito dal 118 di Genova in accordo con il 118 di Alessandria
  • Alle ore 17.37 intervento di ‘Grifo’ a Varese Ligure per un trauma 118 Tigullio
  • Alle ore 18.44 richiesto l’intervento di ‘Drago’ a Mignanego per ictus – 118 Genova
  • Alle ore 19.27 ‘Grifo’ è intervenuto per un trasporto da Sestri Levante al Gaslini – 118 Tigullio

 Tutti gli interventi sono coordinati dalla Centrale Operativa 118 di Genova.

Sono invece 35 gli interventi totali realizzati nella prima settimana di raddoppio dei mezzi per l’elisoccorso in Liguria, con una drastica riduzione dei tempi di intervento grazie ai due mezzi disponibili, ‘Drago’ e ‘Grifo’, che hanno compiuto rispettivamente 17 e 18 missioni.

L’ingresso del nuovo elicottero, della società torinese AirGreen e con base al Riviera Airport di Villanova d’Albenga, ha così permesso di affiancare e potenziare il servizio offerto dall’elicottero ‘Drago’ dei Vigili del Fuoco nell’ambito dei soccorsi sanitari. Entrambi i mezzi sono composti dallo stesso personale sanitario, che prevede la presenza a bordo di un medico, un infermiere e, su ‘Grifo’, di un esperto del Corpo del Soccorso alpino e speleologico, oltre a pilota e copilota.

<<Quella di domenica è stata una giornata di super lavoro per gli elicotteri Drago e Grifo – afferma la vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria Sonia Viale – che hanno volato anche in contemporanea per interventi di soccorso, a dimostrazione dell’importanza di avere due mezzi per l’elisoccorso soprattutto durante i mesi estivi. Questa collaborazione è assolutamente indispensabile in una regione come la Liguria, in particolare in queste giornate e nei fine settimana in cui i cantieri autostradali provocano gravi disagi per cittadini e turisti e ritardi inaccettabili per le ambulanze. Un grazie – conclude – al personale del 118 in servizio su entrambi gli elicotteri, al soccorso alpino ai Vigili del fuoco della Liguria e all’equipaggio di Air Green>>.

<<Un altro tassello dell’articolato mosaico di servizi per la gestione dell’emergenza in Liguria è andato al suo posto anche grazie al San Martino, con una collaborazione tra istituzioni virtuosa e particolarmente utile in questo momento ai cittadini per le proibitive condizioni di viabilità – aggiunge Giovanni Ucci, Direttore Generale dell’Ospedale Policlinico San Martino –. Non possiamo che rallegrarci e ringraziare tutti i collaboratori e gli operatori che ogni giorno si prodigano in questo come per gli altri servizi di emergenza>>.

<<La Liguria finalmente ha una dotazione di elicotteri adeguata alle sue oggettive necessità e i dati preliminari lo comprovano – dichiara con soddisfazione il Direttore del Dipartimento del 118 Francesco Bermano, al quale afferisce il servizio stesso – l’obiettivo del potenziamento di risposta sanitaria all’emergenza di questo elicottero è confermato dai tempi di decollo estremante ridotti per una rapida ed efficace presa in carico dell’intervento, pur nondimeno nel rispetto dei requisiti tecnici ed operativi per un corretto e sicuro avvio della missione>>.

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