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Gino Bruni

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Costi auto

AsConAuto: una rete diffusa sul territorio al servizio della clientela.

AsConAuto, l’Associazione Consorzi Concessionari Autoveicoli, nasce nel 2001 a opera di alcuni imprenditori italiani del settore automotive  per unire le forze dei singoli Consorzi di Concessionari in modo da incrementare la vendita dei ricambi originali e abbattere i costi fissi di distribuzione.

L’Associazione  fa ricorso alla innovazione e mette a punto negli anni iniziative inedite, servizi  innovativi e strumentazioni originali  che permettono  di proporre al mercato una offerta di ricambi originali a costi contenuti, attraverso un processo  costante di ottimizzazione delle risorse e un efficiente servizio di distribuzione a officine e carrozzerie.

I Consorzi hanno così distribuito ricambi originali per un controvalore che ha superato i 5 miliardi di euro. 

I 945 Concessionari, soci dei 26 Consorzi,  che compongono la rete associativa attiva in 94 Province sviluppano il fatturato per gli autoriparatori, che oggi sono 22.277 sul territorio nazionale.

Il conto economico  di AsConAuto del 2020, anno profondamente  e dolorosamente segnato al ribasso dagli effetti della pandemia, dimostra la  concreta qualità del progetto associativo nei numeri raggiunti e documenta la capacità di  adattarsi dimostrata dalla rete sul territorio.

 “In quello che è stato definita  a livello globale come l’annus horribilis per  il nostro comparto  per via dei disastrosi effetti  provocati dalla pandemia,  la nostra  rete associativa dimostra la sua resilienza. – osserva Fabrizio Guidi, presidente AsConAuto e componente del Cda Federauto –

L’’autoriparazione si conferma attività essenziale per l’automobilista, l’avvenuta adozione di processi di digitalizzazione e di ottimizzazione si rivela efficace: tutti elementi che permettono la tenuta del nostro modello di business. Il volume di affari  sviluppato nel 2020 è pari a  oltre 625 milioni di  euro con una diminuzione soltanto del 10,33 per cento rispetto al risultato dell’anno precedente: una sorta di risultato quasi miracoloso  di fronte alle molte cadute vertiginose che segnano dolorosamente la economia del nostro Paese  a causa della drammatica congiuntura conseguente alla pandemia del Covid-19. La nostra tenuta è stata sostanziale, superiore a quella del resto del settore automotive, che comunque ha provato a reagire grazie agli incentivi che hanno consentito al mercato di recuperare risorse. Perciò siamo in grado di guardare con rinnovata fiducia al nostro lavoro in questo avvio di un anno che speriamo possa ritrovare situazioni di normalità. Il nostro progetto, che oggi può contare sulla partecipazione di oltre l’80% dei Concessionari italiani, vede in  ogni consorzio una parte del cuore di AsConAuto che, attraverso la salvaguardia di una identità locale,  offre nel contempo al singolo Concessionario un supporto concreto, innovativo, tecnologicamente all’avanguardia per fornire  al maggior numero di autoriparatori  presenti sulla propria area geografica di riferimento ricambi originali e servizi accompagnati da una elevata professionalità. Un presidio realizzato sul territorio in modo capillare e che si è svolto in costante sicurezza anche nelle difficili nuove modalità lavorative collegate alla presenza della pandemia, garantendo così una certezza di assistenza per la logistica indispensabile, in funzione dell’apertura dell’attività prevalente nei nostri Consorzi che resta  la  vendita dei ricambi originali da parte delle concessionarie associate verso gli autoriparatori affiliati al network associativo. Negli anni la costante ricerca di ottimizzazione, il ricorso alla innovazione, l’uso permanente della digitalizzazione hanno portato la nostra Associazione a essere un punto di riferimento, a livello nazionale e  su scala europea,  grazie a un modello di business unico e che ha saputo dimostrare la sua tenuta anche in condizioni difficilissime e totalmente inedite come quelle che hanno contraddistinto la nostra attività sul territorio lo scorso anno. Il futuro si presenta irto di ostacoli  ma ci conforta  la consolidata capacità  di mantenere valore  generatore  di business per la rete associativa anche durante i mutamenti innescati da Covid-19.  Nelle fasi di maggiore criticità collegate alle emergenze il nostro sistema associativo ha fatto fronte  univoco e non si è  praticamente fermato, cercando di rispondere alle nuove difficoltà con la forza delle squadre operative rimaste attive sul territorio per presidiare e garantire la logistica. Una efficace testimonianza di professionalità  sul territorio molto apprezzata dalla clientela  e che contribuisce validamente alla sua ulteriore  fidelizzazione. Nel 2021 sono 20 gli anni di lavoro insieme che dimostrano come il progetto sia vincente anche nelle peggiori criticità. Perché le persone, che ne fanno parte, condividono mission e valori, affrontando, con coraggio da “costruttori” di futuro, anche le nuove difficili sfide che si presenteranno”.

Benzina in Italia c’è una novità: aumenta di prezzo

Caro carburanti pesa su possibilità di ripresa per aziende e famiglie da crisi Covid 

Preoccupa il boom dei carburanti con lo “spread” alla pompa che in Italia rispetto alla Germania fa segnare un +8% di spesa al litro su benzina e diesel a febbraio 2021.

E’ quanto emerge da un’elaborazione dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop), su dati Globalpetrolprices in relazione agli ultimi aumenti sui prezzi dei carburanti comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Mise. 

Con l’Italia che è nella top ten europea e mondiale per il costo più alto di benzina e diesel – spiega Uecoop – il caro carburanti ha pesanti ripercussioni sui bilanci di imprese e famiglie e rappresenta un freno alle possibilità di rilancio del Paese già piegato dall’emergenza Covid. 

Secondo il 65% delle imprese bisognerà aspettare almeno la seconda metà del 2021per una ripresa dell’economia italiana mentre una quota minoritaria di ottimisti (14%) pensa che il Paese potrebbe ripartire già entro il primo semestre dell’anno secondo l’indagine di Uecoop su un campione nazionale di aziende. 

I prezzi del pieno al dettaglio da nord a sud della Penisola possono variare – sottolinea Uecoop – a seconda che si vada in una pompa servita o self service, che ci si trovi dentro la rete autostradale oppure che si faccia rifornimento in una cosiddetta pompa bianca, ossia fuori dalla rete delle grandi aziende petrolifere.

Per famiglie e imprese non c’è solo la spesa del pieno ma anche quella per il bollo auto che supera i 6,7 miliardi di euro a livello nazionale – evidenzia Uecoop – oltre alle nuove limitazioni al traffico e la spesa, nonostante i bonus statali, per l’acquisto di veicoli meno inquinanti.

Osservatorio Autoscout24: bene il mercato delle auto usate. Fanalino di coda la Liguria.

Nel secondo semestre 2020, per il mercato delle autovetture usate, ritorna il segno positivo.

Inoltre arrivano segnali positivi per il 2021.

Rinnovo del parco circolante: il 36% degli intervistati guida autovetture che hanno in media dieci anni e sta valutando l’acquisto di un’auto usata, ma se ci fossero gli incentivi per questo segmento, il dato salirebbe al 48%. Le vetture che si acquisteranno? Con un’età media di cinque anni, ma per quasi la metà avrà meno di tre anni. 

Sempre nel secondo semestre 2020 la Lombardia, il Lazio e la Campania prime regioni per passaggi di proprietà, ma il Trentino-Alto Adige, la Valle d’Aosta e la Sardegna sono più vivaci in rapporto alla popolazione maggiorenne residente.

Nel 2020 la Golf è il modello più richiesto in assoluto, mentre tra le ibride spicca la Toyota Yaris e tra le elettriche la Tesla Model 3. 

Dopo i primi sei mesi segnati dall’impatto del lockdown, in Italia il mercato delle auto usate ritorna, tra alti e bassi, con il segno positivo.

Secondo i dati ACI, nel secondo semestre 2020 i passaggi di proprietà di vetture usate sono cresciuti del +3,4% (1.577.873 atti) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato migliore rispetto al nuovo il quale, al contrario, ha segnato una contrazione del -4,5%. 

Partendo da questi dati, quali sono le previsioni per i prossimi mesi? AutoScout24 (www.autoscout24.it) – il principale portale in Europa di annunci di auto e moto -, ha interrogato i propri utenti della community social da cui emerge un certo ottimismo: il 14% del campione intervistato, infatti, sta valutando l’acquisto di un’auto nuova e il 36% usata; un dato, quest’ultimo, che potrebbe salire al 48% se solo ci fossero incentivi adeguati anche per le vetture di seconda mano. 

Gli incentivi all’usato, finora limitati solo alle vetture nuove, potrebbero concretamente favorire il rinnovo del parco circolante: secondo i dati dell’Osservatorio di AutoScout24, chi è alla  ricerca di un’auto usata guida attualmente una vettura che ha in media circa dieci anni (per il 22% supera i 15), mentre la sostituirebbe con una di cinque anni (per il 46% tre anni o meno). Si tratta di auto di nuova generazione che andrebbero a sostituire vetture più obsolete e inquinanti. In Italia, infatti, il parco circolante è composto per il 66% da vetture con una classe di alimentazione Euro 4 o inferiore (quasi 34.372.600) e con un’età che nel 60% dei casi è di 10 o più anni.  

Nell’usato il diesel continua a essere l’alimentazione preferita: oltre la metà (52%) di chi ha intenzione di acquistare un’auto usata nel 2021 preferirà quest’alimentazione. Al secondo posto troviamo le vetture a benzina (41%), mentre le ibride ed elettriche non superano il 6%. Anche in quest’ultimo caso, il 42% di chi acquisterà un’auto tradizionale potrebbe cambiare idea e passare a un’ibrida ed elettrica se ci fossero incentivi per l’acquisto di vetture usate. 

Chi acquisterà un’auto usata prevede di spendere in media €15.600, ma con differenze a livello generazionale. I neo patentati, cui spesso contribuiscono i genitori, hanno un budget di €12.900, mentre i 35-44enni di €16.100. 

Secondo l’elaborazione del Centro Studi di AutoScout24 su base dati ACI, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i passaggi di proprietà di vetture usate sono aumentati del +3,4%, pari a 1.577.873 atti, con il Molise (+9,2%) e la Sardegna (+8,5%) ai primi posti per tasso di crescita. Tra le regioni ai primi posti per numerosità troviamo la Lombardia (226.783 passaggi), Lazio (154.759) e Campania (136.972), ma se si confrontano i dati con la popolazione residente maggiorenne, si vede come il podio passi ancora una volta al Trentino-Alto Adige con 382,3 passaggi di proprietà ogni 10mila abitanti, seguito dalla Valle d’Aosta (374,8) e la Sardegna (362,5). Fanalini di coda la Lombardia (281,1) e la Liguria (281,1). 

Quali alimentazioni hanno cercato gli utenti su AutoScou24? Secondo i dati interni di AutoScout24 ben il 55% delle richieste totali ricevute riguarda vetture diesel. Seguono le auto a benzina con il 38%, mentre le auto ibride ed elettriche rappresentano solo il 2% delle richieste totali. 

Quali sono i modelli più richiesti? Vince in assoluto la Volkswagen Golf, ma se si prendono in considerazione solo le vetture ibride ed elettriche, troviamo tra le ibride la Toyota Yaris e tra le elettriche la Tesla Model S. 

Qual è il prezzo medio di vendita delle auto in offerta sul mercato? Nel 2020 si attesta, in generale, a € 14.400 (+5% sul 2019), ma salgono se si considerano le vetture usate elettriche (€ 25.300) o ibride (€ 27.720). 

Sull’età media, rispetto allo scorso anno la situazione è rimasta sostanzialmente invariata, passando da 8,3 anni agli attuali 8,1 anni, ma con valori che variano dai 7,2 anni del Veneto e 7,3 della Campania ai 9,6 anni dell’Abruzzo e 9,5 della Sardegna.

Revisioni Auto in calo nel 2020

Forte impatto della pandemia sulla spesa per le revisioni. A livello nazionale il calo è stato del 7%
-9,8% la spesa per le revisioni auto in Liguria nel 2020
 19,8 milioni di euro. È questa la cifra che gli automobilisti della Liguria hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzate. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 22 milioni di euro, vi è stato un calo del 9,8%. Questa importante contrazione della spesa è da attribuire essenzialmente ad una riduzione dei veicoli revisionati, che sono stati 295.946 contro i 328.262 del 2019 (-9,8%). Il calo del numero delle revisioni eseguite è dovuto alla pandemia e in particolare alle limitazioni degli spostamenti non necessari per il contenimento del virus durante il lungo periodo di lockdown generalizzato della primavera scorsa (marzo-maggio). Tali limitazioni hanno portato quindi all’impossibilità per molti automobilisti di portare i mezzi alla revisione in tempo, o comunque alla necessità di posticiparne la scadenza. I dati fin qui citati emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su informazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec fornisce anche un prospetto sulla spesa per le revisioni auto nelle province liguri. Ne emerge che la provincia che nel 2020 ha registrato il maggiore calo della spesa rispetto al 2019 è Savona (-11%). A Savona seguono Genova (-10,8%), Imperia (-8,8%) e La Spezia (-5,9%).

A livello nazionale la cifra complessiva che gli italiani hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzata è stata di 892,7 milioni di euro. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 959,6 milioni di euro, vi è stato un calo del 7%.

Benzina e gasolio auto nel 2020: spesa 42,7 mld (-26,4%), consumi -17,8%

Pesanti cali nel 2020 per spesa e consumi di carburanti per autotrazione in Italia

Nel 2020 gli italiani hanno speso per l’acquisto alla pompa di benzina e gasolio per autotrazione 42,7 miliardi con un calo rispetto ai 57,9 miliardi del 2019 del 26,4%, cioè di 15,3 miliardi. La stima della spesa per il gasolio e benzina per autotrazione è stata fatta dal Centrostudi Promotor sulla sua banca dati sui prezzi e i consumi dei carburanti auto costruita su dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico.  
 
La forte contrazione della spesa nel 2020 è dovuta sia a minori consumi che ad un calo dei prezzi. I consumi hanno fatto registrare una contrazione del 17,8%, mentre il prezzo medio alla pompa è calato per la benzina dell’8,9% e per il gasolio del 10,9%. Pesanti i riflessi di questa situazione anche per l’Erario che ha incassato nell’anno per l’Iva e le accise che colpiscono i carburanti per autotrazione 28,1 miliardi contro i 35,4 miliardi del 2019 e cioè 7,3 miliardi in meno. Pesante anche il calo della componente industriale, cioè dei corrispettivi delle vendite alla pompa che vanno alla produzione e alla distribuzione. La componente industriale è stata infatti nel 2020 di 14,6 miliardi contro i 22,6 miliardi del 2019 con una contrazione di 8,1 miliardi (-35,7%).
 
Secondo Gianprimo Quagliano, presidente del Centrostudi  Promotor, se il calo della spesa dovuto alla diminuzione dei prezzi è un dato positivo per l’economia italiana, considerazioni diametralmente opposte vanno fatte per il calo di quasi il 18% dei consumi che diventa un indicatore fortemente negativo sul reale impatto che la pandemia ha prodotto sull’economia italiana, impatto che in termini di Pil l’Istat stima in una contrazione dell’8,9%.

+2,4% i prezzi auto nuove nel 2020 contro usate -1% e inflazione -0,2%

Analisi dell’Osservatorio Autopromotec sugli indici Istat dei prezzi.

In Italia, nel 2020, i prezzi delle autovetture nuove sono aumentati mediamente del 2,4% rispetto al 2019. Si tratta di un aumento significativo considerato che, sempre nello stesso periodo, il tasso d’inflazione è invece calato dello 0,2%. Alla crescita dei prezzi delle auto nuove si contrappone la diminuzione dei prezzi delle auto usate, che nell’anno che si è appena chiuso hanno visto un calo dei prezzi dell’1%. Sempre con riferimento al 2020, risultano in modesta crescita (+1,1%) i prezzi dei servizi per l’assistenza alle auto. Questi dati derivano da un’elaborazione sugli indici Istat dei prezzi al consumo per l’intera collettività realizzata dall’Osservatorio Autopromotec.

Sono diversi anni che ormai si assiste all’aumento dei prezzi delle auto nuove. Tale fenomeno trova la sua giustificazione nel fatto che le case automobilistiche tendono a offrire tecnologie per la sicurezza e software sempre più sofisticati a bordo delle autovetture. Già nel 2016, ad esempio, l’indicatore dei prezzi delle auto nuove faceva registrare un aumento medio tendenziale (cioè sull’anno precedente) dello 0,6%. I prezzi sono poi ulteriormente cresciuti nel 2017 (+0,9%), nel 2018 (+1,9%) e nel 2019 (+2,5%). Anche nel 2020 l’incremento è stato importante (+2,4%), seppur con una lievissima decelerazione rispetto alla crescita fatta registrare nel 2019 dovuta in larga parte alla straordinaria situazione di emergenza che sta vivendo il Paese a causa della pandemia, situazione che ha indotto il mercato del nuovo a non forzare oltremodo sui prezzi.

Il mercato dell’auto usata è stato invece interessato da una dinamica opposta. I prezzi delle auto usate hanno subìto, infatti, negli ultimi anni una serie continua di cali dovuta soprattutto alla cosiddetta demonizzazione del diesel. Questo fenomeno ha determinato un rallentamento da parte degli automobilisti nella decisione di sostituire le vecchie auto diesel, con l’inevitabile effetto di svalutazione delle vetture usate con questo tipo di motorizzazione.

Maggiore stabilità, infine, ha caratterizzato il comparto dei servizi di assistenza alle auto. Come detto i prezzi nel 2020 hanno fatto registrare un incremento tendenziale modesto (+1,1%), in linea con gli incrementi degli anni precedenti. Entrando nel dettaglio delle singole voci di spesa, quelle relative alla manutenzione e alla riparazione di auto hanno fatto registrare una crescita dell’1,1%. Stesso aumento anche per i prezzi degli pneumatici. In misura inferiore sono aumentati i prezzi dei lubrificanti (+1%) e dei pezzi di ricambio e accessori (+0,8%).

Per 7mila automobilisti scattano gli aumenti Rca.

Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 700.000 automobilisti italiani; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

Il dato – frutto dell’analisi di oltre 640.000 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 tramite Facile.it – evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-40,5%) rispetto a quello rilevato un anno fa. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 471,65 euro, vale a dire il 12,03% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Il dato è stato calcolato sulla base di 7.659.162 di preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online..

Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,06%, nettamente più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,47%.

Altro elemento caratteristico è legato all’età: in media, chi ha dichiarato un sinistro con colpa ha poco più di 48 anni, ma guardando alle fasce anagrafiche si nota come tra gli under 21 la percentuale sia nettamente inferiore rispetto agli over 65 (1,84% vs 2,99%).

L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come i pensionati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (2,87%) che farà scattare un aumento dell’RC auto. Seguono gli artigiani (2,34%), gli agenti di commercio (2,32%) e i liberi professionisti (2,25%).

Di contro, sono gli appartenenti alle forze armate coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,43%); seguono studenti (1,66%) e imprenditori (1,98%).

Curioso notare come i dati dell’analisi confermino lo stretto legame tra sinistri e chilometri percorsi: non sorprende vedere come il chilometraggio medio di chi ha dichiarato un sinistro con colpa sia superiore del 4,5% rispetto a quello di chi non ha causato incidenti. Unica eccezione, come già detto, i pensionati, che nonostante una percorrenza media piuttosto bassa, sono risultati essere coloro che, in percentuale, hanno dichiarato più sinistri con colpa.

Se a livello nazionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,21%, guardando al campione su base regionale emergono differenze significative.

Scorrendo la graduatoria delle regioni in cui si è percentualmente registrato il maggior numero di denunce di sinistri con colpa, al primo posto c’è la Liguria (3,17%). Al secondo posto si posiziona l’Umbria, dove la percentuale è pari al 2,82%, seguita dalla Toscana (2,66%) e dalle Marche (2,53%).

Analizzando la classifica nel senso opposto, invece, la regione dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa è la Basilicata (1,33%). Seguono a poca distanza la Calabria (1,38%) e il Trentino-Alto Adige (1,74%).

Revisione auto aumenta di 10 euro Codacons: automobilisti usati come bancomat

Ancora una volta lo Stato ricorre agli automobilisti per aumentare le proprie casse, con il costo della revisione dei veicoli che aumenta di 9,95 euro per effetto di un emendamento alla Manovra approvato in commissione Bilancio alla Camera.

“Ancora una volta gli automobilisti italiani vengono usati come Bancomat quando il Governo ha bisogno di reperire risorse, attraverso un ingiusto aumento della tassazione a loro carico – afferma il presidente Carlo Rienzi – Ogni anno gli italiani pagano allo Stato 74,4 miliardi di euro per imposte e balzelli vari legati alle automobili: la quota più alta di tasse è assorbita dalle accise sui carburanti (35,9 miliardi di euro), seguono l’Iva sulla vendita (18,3 miliardi), introiti generici (11,6 miliardi), bollo auto (6,8 miliardi di euro), tasse varie sulla vendita (1,8 miliardi)”.

“Ora il costo della revisione sale di circa 10 euro, incrementando l’abnorme tassazione che vige sulle auto in Italia, e che porta il nostro paese ad essere al terzo posto in Europa per il caro-tasse automobilistiche, preceduto solo da Germania e Francia” – conclude il presidente Codacons.

Una mobilità condivisa più efficiente ci farebbe risparmiare fino a 935 euro l’anno

La paura del Covid spinge gli italiani verso un uso ancora più massiccio dell’automobile privata, che costa mediamente 3.926 euro l’anno tra acquisto, carburante, tasse e spese di esercizio, ma senza alternative adeguate dal sistema di trasporto pubblico e dal car sharing, le famiglie vedono crescere la spesa per gli gli spostamenti: secondo la Fondazione Filippo Caracciolo di ACI, che ha presentato alla Luiss di Roma uno studio sulla mobilità condivisa nelle città italiane, ogni spostamento urbano costa mediamente 4,5 euro in scooter sharing, 7,2 euro con un’auto condivisa e 11,9 euro in taxi. Un esborso elevato se rapportato con quello del trasporto pubblico (bus/metropolitana), pari a 1,5 euro. 

Lo studio è frutto di un lavoro di analisi, nel quale i ricercatori della Fondazione hanno effettuato svariati test sulle strade della Capitale.  Oltre ai risultati raccolti sul campo, la ricerca contiene dati inediti forniti dagli operatori della mobilità condivisa oestratti dal Pubblico Registro Automobilistico, dalle risultanze delle scatole nere dei veicoli e dalle statistiche ACI-Istat sugli incidenti stradali. 

La Fondazione Caracciolo evidenzia anche i costi indiretti delle inefficienze della mobilità che si ripercuotono sulle tasche delle famiglie: se taxi e scooter sharing sono i più rapidi per muoversi in città (velocità media per entrambi di circa 19 km/h), l’auto condivisa sconta una perdita di competitività nella ricerca di parcheggio, che può arrivare a superare il 30% del tempo complessivo di viaggio, mentre il mezzo pubblico è penalizzato da un’attesa media alla fermata di 20 minuti.

Confrontando i costi di spostamento tra chi si muove esclusivamente con l’auto propria e chi invece in forma plurimodale (autobus, con veicoli in sharing e a noleggio e taxi) la Fondazione Caracciolo evidenzia che l’automobile di proprietà risulta la soluzione meno cara solo per chi percorre più di 8.000 km ogni anno in ambito urbano ed extraurbano.

La convenienza dei sistemi di sharing può cambiare considerevolmente in presenza di adeguate politiche pubbliche. In uno scenario futuro di promozione della mobilità sostenibile, a fronte della riduzione dei costi di car sharing di almeno il 15% (legata alla minore perdita di tempo per la disponibilità di parcheggi riservati) e all’abbattimento del 10% della durata delle corse in taxi (derivante da un aumento delle corsie preferenziali o dalla riduzione della congestione), le alternative all’auto privata risulterebbero più convenienti per una percorrenza complessiva annuale inferiore a 11.000 km annui.

Quantificando tali benefici, il ricorso alla mobilità condivisa farebbe risparmiare alle famiglie ogni anno tra i 390 e i 935euro rispetto all’utilizzo dell’auto propria. 

La convivenza fra i vecchi e nuovi abitanti delle strade – afferma Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Filippo Caracciolo e vice presidente dell’Automobile Club d’Italia – dovrà essere accompagnata da un’equilibrata regolamentazione da parte del legislatore nazionale e delle amministrazioni locali, chiamati oggi, più che mai, ad uno sforzo straordinario teso a ricreare le nuove basi della mobilità post Covid. La capacità di rinnovare in chiave tecnologica il trasporto pubblico, rendendolo sempre più connesso e facendolo convivere in modo sinergico con soluzioni su misura di trasporto privato e in sharing, rappresenta la vera sfida per rendere le nostre città moderne metropoli, in grado di soddisfare esigenze di spostamento sempre più flessibili, con soluzioni che risultino al tempo stesso sostenibili, accessibili e sicure”.

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