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Gino Bruni

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Inquinamento traffico

Aspettando l’idrogeno, l’elettrico non è l’unica via

Il terzo appuntamento virtuale, di #FORUMAutoMotive, evidenzia i limiti delle scelte di un Governo la cui componente più ideologica continua a essere orientata su un’unica tecnologia che vale il 2 per cento del mercato, dimenticando il restante 98 per cento.
Procede a tappe forzate la missione di #FORUMAutoMotive, alla ricerca delle risposte corrette per ridare vitalità al settore automotive, che rappresenta un comparto vitale per l’Italia, ma rischia non solo una mancata ripartenza: infatti, stando così le cose e senza un intervento forte e concreto da parte del Governo, all’orizzonte si prospetta un vero tracollo.

Il recente appuntamento dell’era virtuale di #FORUMAutoMotive è stato imperniato sul tema “Auto e sostenibilità, a lezione di mobilità “green””, con l’obiettivo di valutare quali possano essere le scelte attuabili per sfruttare quella che potrebbe essere un’opportunità, che non può essere sprecata con scelte tecnologiche cieche, senza tenere conto di soluzioni con tutte le carte in regola per combinare ripresa, mobilità, “pulizia” dell’aria e svecchiamento del parco circolante.

I lavori sono stati aperti da Pierluigi Bonora, giornalista e promotore di #FORUMAutoMotive, nel ruolo di moderatore. “Il momento – ha sottolineato Bonora – è particolarmente delicato perché buona parte della politica dimostra di non capire l’importanza del settore. Pensare di sfruttare la situazione per una svolta epocale, puntando solo sull’elettrico, è pericoloso, senza dimenticare quelli che sono i rischi generati dalle polemiche sugli incentivi, che di fatto paralizzano la ripartenza”.

Questi gli ospiti in studio che hanno partecipato al Forum: Geronimo La Russa, presidente di Aci Milano; Alberto Caprotti, giornalista, inviato speciale e responsabile delle pagine Motori di “Avvenire”, Andrea Crespi, direttore generale di Hyundai Italia, Mauro Tedeschini, giornalista, fondatore di Vaielettrico, Massimo Ghenzer, presidente di Areté-Methodos, Alessandro Cattaneo, membro della commissione Finanze della Camera

Genova: migliora la qualità dell’aria

Buone notizie per la qualità dell’aria a Genova. Secondo i dati diffusi da Mobilitaria 2020 –  lo studio annuale di Kyoto club e Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr-Iia) sulla qualità dell’aria – tra il 2018 e il 2019 si è registrato un decremento del 10% delle concentrazioni medie di biossido di azoto (No2) e del 9% del Pm10. Dati che rendono Genova la città metropolitana che ha avuto il maggior miglioramento percentuale complessivo tra un anno e l’altro.

Il Comune di Genova, per la rilevazione della qualità dell’aria, dispone di 8 stazioni di monitoraggio: 4 stazioni di traffico (corso Buenos Aires, corso Europa, Via Buozzi e via Pastorino), 3 di fondo (corso Firenze, Parco Acquasola e Quarto) e 1 di monitoraggio industriale (Multedo).

Analizzando nel dettaglio l’andamento dei vari agenti inquinanti, la concentrazione nell’aria di biossido di azoto (No2) tra il 2018 e il 2019 misurata dalle stazioni di traffico è scesa del 12%, mentre le stazioni di fondo hanno fatto registrare un -9% (per una media del -10%). Per quanto riguarda i valori assoluti, nel 2019 la concentrazione media di No2 si è attestata sotto il valore limite dei 40 µg/m³, ovvero 36 µg/m³. Per quanto riguarda i superamenti orari di No2, invece, si registrano solo 4 superamenti del valore limite, tutti in corso Europa.

Passando al Pm10, la concentrazione nell’aria è scesa complessivamente del 9%, con un -15% registrato dalle stazioni di traffico e un +6% misurato dalle stazioni di fondo. Anche in questo caso, la concentrazione media di Pm10 è stata al di sotto del limite normativo, pari a 20 µg/m³. Nel 2019 i superamenti giornalieri sono diminuiti rispetto all’annualità precedente: appena 4 in confronto ai 14 del 2018. La stazione di via Pastorino è quella che ha rilevato il maggior numero di superamenti (3), l’altro in corso Buenos Aires.

Stabile invece il dato sul Pm2,5: il rapporto Mobilitaria 2020 non rileva particolari variazioni delle concentrazioni medie. Nello specifico, le stazioni di traffico hanno fatto registrare un -25% e quelle di fondo un +60%, per una differenza pari allo 0% tra il 2018 e il 2019: in ogni caso, le concentrazioni medie di Pm2,5 sono rimaste sempre sotto il limite normativo.

«I dati di Mobilitaria 2020 ci dicono che siamo sulla strada giusta – spiega l’assessore ai Trasporti, Mobilità integrata e Ambiente Matteo Campora – Il miglioramento della qualità dell’aria è di fondamentale importanza per tutelare la salute dei cittadini. Sarà compito dell’Ufficio Smart Mobility, nato il 18 maggio e diretto dal prof. Enrico Musso, portare avanti tutti i progetti necessari per diminuire sempre di più la quantità di agenti inquinanti presenti nell’aria di Genova. Obiettivo che intendiamo raggiungere con le misure previste dal PUMS approvato nel luglio 2019, come le piste ciclabili attualmente in fase di implementazione».

Stimolare il mercato automotive significa supportare gran parte della manifattura italiana

ACI – Automobile Club d’Italia ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica FIM-CISL – Federazione Italiana Metalmeccanici FIOM – Federazione Impiegati Operai Metallurgici UILM – Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici, hanno lanciato questo appello:

Dopo un primo bimestre 2020 con volumi già in decrescita rispetto al 2019, l’emergenza Coronavirus ed il conseguente lockdown hanno praticamente azzerato il mercato di auto, veicoli commerciali e industriali nei mesi di marzo e aprile; la prima decade di maggio ha visto un crollo degli ordinativi.

Le prime stime prevedono che il mercato 2020 registrerà drastici cali: per le sole autovetture si parla di circa 500.000 immatricolazioni in meno rispetto al 2019.

I mesi di lockdown, inoltre, hanno causato l’immobilizzazione di centinaia di migliaia di veicoli che, se non venduti nei prossimi mesi, rischiano di rallentare ulteriormente la ripresa delle attività produttive, con i conseguenti rischi occupazionali lungo tutta la filiera che, ricordiamo, rappresenta circa il 10% del PIL italiano e impiega oltre 1.200.000 lavoratori.

Senza mai perdere di vista gli obiettivi europei di de carbonizzazione e di miglioramento della qualità dell’aria, le associazioni rappresentative del settore automotive e le parti sociali suggeriscono alle istituzioni di cogliere l’occasione di questa drammatica situazione socioeconomica per adottare misure in grado di coniugare esigenze ambientali e commerciali con quelle industriali e di tutela dei lavoratori della filiera, prevedendo, fra gli altri interventi, anche il sostegno al mercato attraverso incentivi per la rottamazione e l’acquisto di auto e veicoli commerciali ecocompatibili e per lo sviluppo infrastrutturale.

Le risorse da stanziare, infatti, in un momento di difficoltà e di scarso clima di fiducia, supporterebbero l’importante investimento dell’acquisto di un veicolo da parte di cittadini ed imprese, darebbero impulso alla rete commerciale per la ripresa delle vendite e consentirebbero alle aziende produttrici di veicoli, parti e componenti di riavviare la produzione, potendo contare sul rilancio del mercato nazionale.

L’obiettivo più ad ampio spettro deve essere, durante e dopo l’emergenza Covid, affrontare i cambiamenti tecnologici necessari per la sostenibilità ambientale salvaguardando l’occupazione nel settore e sostenendo la reinternalizzazione dei processi produttivi, che blocchi percorsi di delocalizzazione.

A questo fine è opportuno proseguire l’attuazione dei lavori del Tavolo Automotive. I grandi Paesi europei stanno adottando misure straordinarie di supporto al settore automotive. L’auspicio è che l’Italia – come già nella gestione della crisi COVID – sia da esempio in Europa e, tenendo in considerazione che l’automotive è il settore con il più alto moltiplicatore occupazionale e di valore aggiunto, preveda fin da subito, in questo momento di crisi, un’imponente politica di incentivazione che consenta al comparto il rilancio della produzione e del mercato, così da fare, ancora una volta, da traino per la ripresa dell’intero sistema economico nazionale.

Auto elettriche, ibride e monopattini elettrici nel nuovo paniere Istat

Da quest’anno, auto elettriche, ibride e monopattini elettrici entrano a far parte dei prodotti che compongono il paniere Istat di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo.

Rispetto allo scorso anno, il settore trasporti guadagna 0,5 punti percentuali: un segno di come la  mobilità stia cambiando e di come, i costi di uno dei principali protagonisti della nostra vita quotidiana, incidano sui bilanci delle famiglie italiane.

Secondo le statistiche ACI, nel 2019, le prime iscrizioni di autovetture ibride (benzina + elettrico o gasolio + elettrico) hanno registrato un incremento del 33%.

Le elettriche, invece, pur rappresentando ancora una motorizzazione di nicchia, sono più che raddoppiate: + 115%, da circa cinquemila a quasi undicimila.

Nel complesso, lo scorso anno, elettrico puro e ibrido hanno rappresentato il 5% del mercato italiano (erano il 3,7% nel 2018), con un incremento di 1,3 punti percentuali a scapito delle motorizzazioni tradizionali.

Il monopattino elettrico, infine, si sta diffondendo rapidamente in molte città italiane.

I risultati dei primi mesi di MiMoto a Genova

Dopo solo tre mesi dal lancio, MiMoto, il primo scooter sharing elettrico Made in Italy portato a Genova in partnership strategica con IrenGo, cresce e raddoppia i propri mezzi, confermandosi il mezzo più rapido, green ed economico per spostarsi in città.

In questi giorni è stata raggiunge la quota di 100 scooter elettrici e a emissioni zero operativi sul territorio del capoluogo ligure, dimostrando come una mobilità condivisa, diffusa ed ecosostenibile.

La sfida di MiMoto, di lanciare in un territorio dove non esisteva la sharing mobility free floating, ma dove lo scooter è un vero e proprio compagno di vita, è stata vinta e il trend in continua crescita testimonia la grande necessità di mobilità snella in un territorio complicato.

La mission di MiMoto assieme è mettere al centro la persona, proponendo un nuovo stile di vita urbano basato su rispetto per l’ambiente, Made in Italy, sicurezza stradale, condivisione ed efficienza.

A Genova, infatti, MiMoto e IrenGo si prefiggono lo scopo comune di rendere la città sempre più vivibile e smart, facilitando gli spostamenti urbani con particolare attenzione all’ambiente e con un’user-experience innovativa.

MiMoto ha sempre avuto come obiettivo principale quello di facilitare la vita dei genovesi e di tutti quelli che gravitano in città e così è stato, rilevando tra le fasce orarie di maggior utilizzo quella dalle sei alle otto e nel pomeriggio dalle sedici alle diciannove, segno che gli utenti ritengono il mezzo migliore per muoversi in città nelle ore di punta e per raggiungere il proprio luogo di lavoro. Nel weekend, invece, le fasce di maggior utilizzo cambiano a dimostrazione che il servizio è percepito non solo come una prestazione utile per spostarsi da un punto A ad un punto B, ma anche come un modo nuovo per riappropriarsi del proprio tempo libero.

“Non possiamo non fare un sentito ringraziamento ai nostri partner e Istituzioni come il Comune di Genova, la Regione Liguria e Iren per tutto il supporto datoci, ” – affermano i founders di MiMoto – “ma soprattutto ai genovesi che ci hanno accolto calorosamente e con entusiasmo”.

“Con Mimoto e le altre iniziative di mobilità elettrica stiamo dimostrando che in Iren la sostenibilità non è teoria” – ha dichiarato Gianluca Bufo, Ad Iren Mercato – “Grazie a quest’accordo l’offerta di Iren si ampia con un servizio che contribuisce concretamente a rendere la vita più facile ai nostri clienti e a costruire un futuro migliore per le prossime generazioni “.

A seguito dell’aumento di flotta, MiMoto sta già mettendo in atto il progressivo allargamento della propria area operativa, che comprende già tutto il centro della città di Genova, includendo i principali punti d’interesse del capoluogo quali ad esempio Albaro, San Vincenzo, Foce, Boccadasse etc. Tale perimetro non deve però essere inteso come un limite insuperabile, ma solo un confine entro cui rilasciare il noleggio.

Le Auto più “Verdi” secondo “GREEN NCAP”.

Emissioni e consumi reali delle auto in commercio rivelati dai test – oggettivi e indipendenti – effettuati, sia in laboratorio che nel traffico, da Green NCAP, il consorzio, voluto da FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) ed Euro NCAP, (di cui ACI fa parte), per promuovere auto meno inquinanti e più efficienti in termini di consumi di carburante ed energia. La valutazione attualmente si limita all’utilizzo del veicolo, ossia quello che accade dal serbatoio alla ruota (Tank To Weel).

Tre le vetture oggetto della terza serie di test. Il punteggio più alto – 4 stelle – è stato ottenuto da un’auto a benzina: Seat Arona. Tre stelle sono andate alla Škoda Octavia (diesel); due alla Fiat Panda (metano/benzina).

Con 4 stelle l’Arona, piccolo crossover della Seat, risulta essere la regina di questa tornata di test Green NCAP. Colpisce la performance nei test di emissione, (punteggio di 9,8 su una valutazione massima di 10), con valori da motore elettrico! Molto efficace, poi, il post-trattamento dei gas di scarico del motore conforme alla normativa Euro 6d-Temp. Giudizio marginale soltanto per le emissioni di CO (monossido di carbonio), nella prova di carico elevato. La valutazione complessiva risulta penalizzata dall’efficienza energetica, (indice 6,1 su un massimo di 10). L’Arona ha riscontrato prestazioni ‘adeguate’ in tutte le prove, eccetto in quella autostradale con carico elevato, dove il giudizio è stato ‘marginale’.

La terza generazione della Škoda Octavia, (testata con motore diesel 2.0 da 110 kW), ottiene una valutazione complessiva di 3 stelle. Grazie al ricircolo dei gas di scarico, alla riduzione selettiva del catalizzatore e al filtro antiparticolato diesel, il controllo delle emissioni inquinanti è risultato buono per idrocarburi (HC), monossido di carbonio (CO) e particolato (PN). Scarso, invece, quello delle emissioni degli ossidi di azoto (NOx), in particolare nella prova autostradale con elevato carico. Il giudizio complessivo, quindi, è risultato pari a 6,7 (su una scala da 1 a 10). L’efficienza energetica ottiene 5,7 punti (su un massimo di 10), con valori generalmente ‘adeguati’, che diventano ‘marginali’ nella prova autostradale con carichi elevati. Complessivamente, quindi, il giudizio dell’Octavia ha margini di miglioramento in termini di emissioni di NOx e di consumi.

La Panda, già testata da Green NCAP nella versione benzina con motore Euro 6 di prima generazione, è stata analizzata con motore alimentato sia a metano che benzina, Euro 6d-temp di ultima generazione. Le dimensioni dei  serbatoi dell’auto, (12 kg per il metano e 35 litri per la benzina), ipotizzano l’uso del veicolo con entrambe le alimentazioni. In termini di emissioni i risultati sono “buoni” o “adeguati” nel caso di funzionamento a metano. Il punteggio conseguito, (5,0 su una scala fino a 10), è risultato penalizzato dalle scarse prestazioni in caso di funzionamento a benzina. Le emissioni di particolato e di idrocarburi hanno avuto valutazioni molto scarse. L’efficienza energetica, (4,9 su un massimo di 10), è risultata adeguata nella maggior parte delle prove, eccetto nei test ad elevato carico. Queste penalizzazioni, soprattutto legate alla modalità di funzionamento a benzina, purtroppo, limitano il giudizio complessivo a 2 stelle.

“Gli ultimi test del protocollo Green NCAP evidenziano che i motori a combustione tradizionale di ultima generazione possono essere considerati rispettosi dell’ambiente, con buone performance in termini di emissioni di sostanze nocive – ha affermato il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani. La strada intrapresa dai costruttori è quella giusta, ma devono impegnarsi di più. Per un giudizio definitivo, però, dobbiamo aspettare le valutazioni che comprendono anche quanto si emette e consuma per produrre il veicolo e quanto si spende alla fine della sua vita utile per lo smaltimento, il cosiddetto Life Cycle Assessment”.

Bus in Liguria: l’81,1% è stato immatricolato prima del 2013.

L’81,1% degli autobus in circolazione in Liguria è stato immatricolato fino al 2012. Ne consegue che solo il 18,9% è stato immatricolato dal 2013 in poi, e quindi negli ultimi sei anni.

Tra le province liguri è Savona quella in cui la percentuale di autobus immatricolati fino al 2012 è maggiore (89,2%). A Savona seguono Imperia (87,6%), La Spezia (78,9%) e Genova (78,2%). Questi dati derivano da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati Aci.

A livello nazionale l’80,4% degli autobus in circolazione è stato immatricolato fino al 2012 e solo il 19,6% dal 2013 in poi. Come emerge dalle precedenti rilevazioni del Centro Ricerche Continental Autocarro in Italia il parco circolante di autobus continua a crescere (tanto che nel 2018 hanno superato quota 100.000 veicoli, secondo i dati Aci) mentre nell’ultimo anno le immatricolazioni di nuovi mezzi sono calate rispetto all’anno precedente. Sono proprio questi due elementi a causare il fatto che l’età media del parco circolante di autobus in Italia sia piuttosto elevata, poiché si continuano a mantenere in circolazione anche gli autobus più vecchi e il tasso di sostituzione dei vecchi mezzi con mezzi nuovi è molto basso. A conferma di quanto detto vi sono i dati elaborati dal Centro Ricerche Continental Autocarro e anche i dati sull’età media degli autobus italiani, dati dai quali risulta che in Italia gli autobus in circolazione hanno circa 11,4 anni di media, a fronte dell’età media europea di circa 7,5 anni.

Le conseguenze di questa situazione sono intuitive, in termini di minore sicurezza della circolazione e di maggior impatto ambientale. Gli autobus più vecchi ancora in circolazione, infatti, hanno dispositivi di sicurezza non aggiornati con le tecnologie più recenti e allo stesso tempo presentano livelli di emissioni di sostanze inquinanti più alti rispetto ai mezzi di ultima generazione. Proprio nella direzione di accelerare il tasso di rinnovo del parco circolante di autobus va il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile per il rinnovo del parco autobus con mezzi a basso impatto, piano che prevede lo stanziamento di 3,7 miliardi di euro nel periodo 2019-2033 e punta al rinnovamento del parco di autobus adibiti al trasporto pubblico locale, investendo in particolare su mezzi meno inquinanti (elettrici, a metano o a idrogeno) e più moderni.

Stabilimento Michelin di Alessandria per produrre il pneumatico del futuro.

Lo stabilimento Michelin di Alessandria, il più grande in Italia dedicato alla produzione di pneumatici per autocarro, è all’avanguardia nel campo della sostenibilità.

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sancisce definitivamente che la sostenibilità non è solo sinonimo di rispetto dell’ambiente naturale, ma è un modello di sviluppo integrato di tre dimensioni, ognuna delle quali interagisce con l’altra: Economica; Ambientale e Sociale

Lo stabilimento di Alessandria è all’avanguardia all’interno del Gruppo Michelin nel perseguimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare, negli ambiti:

Lavoro dignitoso e crescita economica

Industria, innovazione e infrastrutture (“Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile”)

Consumo e produzione responsabili

Agire per il clima

Per condividere e sostenere l’impegno a favore di un futuro sostenibile, lo stabilimento ha ideato e promosso l’iniziativa “La fabbrica sostenibile: innovazione, responsabilità sociale e ambientale, competitività industriale”.

Nato nel 1971, lo stabilimento Michelin di Alessandria svolge oggi un ruolo pionieristico nell’aprire la strada a un modello virtuoso di economia circolare in ognuna delle tre dimensioni della sostenibilità.

Sostenibilità economica

La crescita economica dello stabilimento è testimoniata dall’investimento dal 2013 di 55 milioni di euro destinati al miglioramento dei processi, a nuove tecnologie e alla digitalizzazione.

Dal 2012, i costi di produzione sono diminuiti del 25% grazie alla crescente reattività dello stabilimento e al progresso dei processi produttivi derivanti anche dagli investimenti. Ciò ha permesso un aumento dei volumi di produzione, che dal 2012 sono quasi raddoppiati.

Oggi, lo stabilimento Michelin di Alessandria ha una capacità produttiva di 1.100.000 pneumatici.

Sostenibilità ambientale

Nello stabilimento Michelin di Alessandria si costruirà il pneumatico del futuro, che presenterà bassissima resistenza al rotolamento e quindi un basso livello di consumi ed emissioni di CO2.

Il pneumatico verrà prodotto dal nuovo impianto di coestrusione di battistrada complessi, ad altissima tecnologia, realizzato grazie a investimenti nel settore Ricerca e Sviluppo che hanno beneficiato di un finanziamento del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale.

L’investimento complessivo dell’operazione per produrre il pneumatico del futuro sarà di 18 milioni di euro, di cui 6,5 in Ricerca e Sviluppo e 1,7 finanziati dalla Regione Piemonte.

L’industrializzazione del pneumatico è prevista nel 2021/2022.

Con questi presupposti, lo stabilimento di Alessandria ha raccolto la sfida posta dal Gruppo Michelin per il periodo 2010-2030 che prevede la riduzione del 20% del consumo di energia per km dei suoi pneumatici.

Al di là dell’innovazione del futuro, quotidianamente lo stabilimento è impegnato sul fronte della sostenibilità ambientale.

I pneumatici di qualità nascono per essere riscolpiti e ricostruiti, quindi utilizzati più volte.

Al termine della loro vita sono recuperati e avviati al riciclo, sia come recupero energetico che sotto altre forme come manti stradali, pavimentazioni sportive, edilizia, chiudendo così un ciclo di vita da pneumatico e iniziandone un secondo, con numerose e importanti possibilità di utilizzo

Per ridurre l’uso di combustibili fossili, lo stabilimento produce pneumatici sostenibili secondo la strategia delle “4R”: ridurre, riusare, riciclare, rinnovare.

Ridurre: il peso dei pneumatici, le emissioni di CO2 prodotte dal loro uso e il numero di pneumatici necessari per percorrere una data distanza.

Riusare: riparando, riscolpendo e ricostruendo il pneumatico, allungandone così la durata. Un pneumatico autocarro che ha una durata di vita iniziale di 250.000 km può percorrere più di 500.000 km se riscolpito 2 volte e ricostruito 1 volta. Questo porta a un risparmio del 70% di risorse naturali e del 24% di emissioni di CO2.

Riciclare: Michelin, oggi in Italia, insieme ai principali produttori di pneumatici (tramite il consorzio Ecopneus), garantisce il recupero e il corretto trattamento di un volume di tonnellate di pneumatici a fine vita equivalente a quelli immessi sul mercato. Rinnovare: usare materiali non fossili, rinnovabili. Oggi quasi il 30% della materia prima impiegata nella costruzione dei pneumatici proviene da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda gli stabilimenti, l’obiettivo del Gruppo Michelin al 2020 è di dimezzare, rispetto al 2005, l’impatto ambientale in base all’indicatore Michelin Environmental Footprint (MEF), che misura il consumo di risorse (energia ed acqua), le emissioni e la quantità di rifiuti. I dati rilevati a fine 2018 indicano che tutti gli interventi effettuati per ridurre l’impatto ambientale sono stati particolarmente efficaci e che lo stabilimento di Alessandria è in linea con il raggiungimento dell’obiettivo.

Sostenibilità sociale

Nello stabilimento Michelin di Alessandria lavorano 920 persone, la cui età media è 42 anni e 20 anni è la media di anzianità aziendale. Oltre il 40% dei dipendenti è diplomato o laureato e oltre il 50% è azionista dell’azienda. Dalla fondazione, lo stabilimento Michelin di Alessandria promuove lo sviluppo delle persone attraverso la formazione (63.000 ore nel 2018, per una media di 8 giorni circa per ogni dipendente) e con molteplici manifestazioni e attività culturali, sociali e sportive, condivise con la comunità locale.

 

Il GPL è il più ecologico lo dice ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Il GPL si conferma prodotto ecologico per fronteggiare i problemi del cambiamento climatico e della qualità dell’aria.

Le auto a GPL sono caratterizzate da emissioni inferiori rispetto a quelle prodotte da analoghi veicoli Euro 6 di media cilindrata alimentati con carburanti tradizionali: ossidi di azoto -55% su benzina e -96% su diesel, particolato -8% su benzina e -11% su diesel, CO2 -14% rispetto alla benzina.

Il Presidente di Assogasliquidi (Federchimica), Arzà: “Si inseriscano nella Legge di Bilancio misure a favore del GPL per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni”.

Un confronto tra veicoli Euro 6 di media cilindrata mostra come le auto a GPL siano caratterizzate da fattori emissivi di ossidi di azoto, particolato atmosferico e anidride carbonica sensibilmente inferiori rispetto a quelli relativi ad auto alimentate con carburanti tradizionali.

Nello specifico, le emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte dalle auto a GPL sono del 55% inferiori rispetto a quelle alimentate a benzina e del 96% più basse di quelle alimentate a diesel.

Analogamente, le emissioni di particolato (PM2.5) sono più basse nelle auto a GPL: dell’8% rispetto alla benzina e dell’11% rispetto al diesel.

Le auto a GPL risultano più ecologiche anche dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica (CO2), con riduzioni di circa il 14% rispetto alle analoghe a benzina.

Sono questi i dati che emergono dall’ultimo aggiornamento dell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera realizzato da ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con riferimento al trasporto stradale, dati diffusi oggi nell’ambito del convegno organizzato a Roma, “I fattori di emissioni delle autovetture e degli impianti di riscaldamento: il ruolo del GPL”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo scientifico, istituzionale e imprenditoriale.

Per l’aggiornamento annuale del proprio Inventario sul trasporto stradale, in riferimento ai fattori emissivi del GPL, ISPRA ha elaborato i risultati ottenuti da alcuni test effettuati precedentemente da Innovhub-Stazione Sperimentale per i Combustibili: le prove, i cui risultati sono stati presentati nel corso della giornata, sono state effettuate su cinque diversi veicoli a GPL Euro 6 b/c di media cilindrata e consentono di poter fare affidamento su dati aggiornati che posizionano il GPL quale carburante già pronto in grado di contribuire al contenimento delle emissioni inquinanti derivanti dal settore dei trasporti.

Nel corso del convegno è stata posta l’attenzione anche al settore del riscaldamento domestico che – insieme a quello della mobilità – presenta la necessità di interventi di riduzione dell’inquinamento atmosferico. Anche per tale comparto, il GPL si conferma come combustibile a basso impatto ambientale.  Uno specifico studio condotto da Innovhub, i cui risultati sono stati oggi approfonditi, aveva già realizzato una comparazione sulle caratteristiche emissive degli apparecchi domestici impiegati per il riscaldamento alimentati con diverse tipologie di combustibile: gas, GPL, gasolio, pellet e legna da ardere.

I risultati ottenuti hanno confermato la grande differenza tra i diversi combustibili ed il forte impatto di pellet e legna sulla qualità dell’aria qualora utilizzati negli impianti ad uso domestico.

Le differenze tra i diversi combustibili si riscontrano anzitutto analizzando le emissioni di particolato (PM), l’inquinante di maggior rilievo: gli apparecchi a gas naturale e GPL registrano valori pressoché nulli di emissioni di particolato rispetto al pellet, indipendentemente dalla qualità degli apparecchi e dal pellet utilizzato; lo stesso si può dire per le emissioni di Benzo(a)pirene.

Oltre al Particolato, gli apparecchi a pellet registrano incrementi che vanno da uno a due ordini di grandezza anche nelle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (Nox).

Si tratta di dati che richiedono particolare attenzione per gli impatti fortemente negativi che l’inquinamento atmosferico ha sulla salute umana, come sottolineato nel corso di un convegno da parte del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio.

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