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Gino Bruni

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Inquinamento traffico

Mobilità urbana: due ruote sempre più protagoniste

Infrastrutture ciclabili (metri equivalenti per abitante) – Reggio Emilia, Cuneo, Lodi, Verbania e Treviso.

Parcheggi biciclette presso stazioni ferroviarie – Bologna, Firenze, Ferrara, Piacenza e Treviso.

Bike sharing – Milano, Padova, Mantova, Bologna e Vicenza compongono il poker per numero di bici ogni 1.000 abitanti, mentre la top 5 per abbonati per 1.000 abitanti è invece composta nell’ordine da Mantova, Firenze, Reggio Emilia, Pesaro e Brescia.

Concentrazione moto nelle città partecipanti al focus (veicoli per 100 abitanti) – Imperia, Savona, Pesaro, Catania e Trieste.

Disponibilità parcheggi moto (stalli per 1.000 abitanti) – Firenze, Aosta, La Spezia, Imperia e Savona.

Bike e scooter sharing, sicurezza, disponibilità parcheggi e stazioni di ricarica veicoli elettrici: dal settimo rapporto dell’Osservatorio promosso da ANCMA e Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia, la fotografia delle politiche locali in favore di ciclisti e motociclisti

Crescono gli spostamenti privati su due ruote a pedale e motorizzate, aumenta ancora, anche se in modo modesto, la disponibilità media di piste ciclabili dopo l’impennata del 2020 e tornano a salire complessivamente le opportunità di sharing mobility e il loro utilizzo, con una marcata prevalenza dei monopattini. Ancora limitato invece l’accesso alle corsie preferenziali per i motocicli, mentre aumentano i punti di ricarica per veicoli elettrici, ma è sempre troppo bassa l’attenzione alla sicurezza di motociclisti e scooteristi da parte delle amministrazioni locali. È quanto emerge dal settimo rapporto dell’Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente, elaborato dalla società di consulenza Ambiente Italia e presentato stamane a Milano, attraverso un evento a cui hanno partecipato anche gli assessori con deleghe alla mobilità dei comuni di Milano, Parma, Genova e Palermo.

L’indagine, frutto di uno specifico questionario inviato nel corso del 2021, assieme allo storico e più articolato questionario sull’Ecosistema Urbano di Legambiente, a 106 Comuni capoluogo e a cui hanno risposto 94 amministrazioni, fornisce oggi la più completa e aggiornata panoramica delle politiche introdotte dai Comuni capoluogo di provincia italiani e dedicate a ciclisti urbani e motociclisti. Il report rende quindi disponibili informazioni esclusive su piste ciclabili, sharing mobility, parcheggi dedicati e tanti altri aspetti legati alla mobilità su due ruote nei centri urbani fornite direttamente dai governi locali.

Malgrado si confermi ancora profondo il divario tra Nord e Sud del Paese nelle misure introdotte, l’ultima rilevazione descrive comunque, tra luci ed ombre, una progressiva ascesa dell’attenzione alla mobilità su due ruote nell’agenda politica delle città italiane. Un incremento che ha riguardato i principali indicatori del report, ma che si dimostra ancora non proporzionale all’andamento del mercato di biciclette e motocicli e alla loro presenza in ambito urbano. I dati di vendita parlano infatti di oltre 1,9 milioni di biciclette vendute, con una crescita del 5% per le e-bike (dato 2021), mentre ciclomotori, scooter e moto ripetono il successo dell’anno scorso con oltre 291mila veicoli immatricolati nel 2022 (+0,95% su 2021).

BICICLETTE – Entrando nel vivo dei risultati del rapporto, dall’universo della mobilità a pedali arrivano importanti conferme per quanto riguarda il numero di comuni in cui è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici (58%) e quello delle città che hanno allestito postazioni di interscambio bici in tutte o almeno in una stazione ferroviaria: da 74% del 2020 al 77% del 2021. Solo buone le notizie sul fronte dell’infrastrutturazione, con la disponibilità media di piste ciclabili che, dopo l’exploit del 2020, raggiunge 9,86 metri equivalenti ogni 100 abitanti (era 9,5 nel 2020, +38% rispetto al 2015). Per quanto riguarda i servizi di bike sharing, indagata anche attraverso i dati dell’osservatorio Nazionale Sharing Mobility, Milano, Torino, Bologna, Firenze e Padova contano, da sole, il 71% della flotta complessivamente disponibile in tutti i capoluoghi.

Inoltre, nel 2021 il numero complessivo di bici in sharing a stazione fissa è di 12.184 di cui 2.272 a pedalata assistita e 9.912 tradizionali, in aumento rispetto al 2020 rispettivamente del 2,7% e del 7%. Tra le città con il maggior numero di prelievi troviamo Milano, Brescia, Firenze, Padova, Torino e Bologna, tutte attorno al milione di prelievi annui, tranne Milano che registra 4 milioni di prelievi nel 2021. Il numero di prelievi totali annui aumenta del 7% rispetto all’anno precedente. Cresce infine anche la percentuale di comuni dove sono disponibili punti di ricarica elettrici delle biciclette a pedalata assistita, che passa dal 38% del 2015 al 46% del 2021 (era il 42% nel 2020).

MOTOCICLI – Con una media di 13,53 motocicli ogni 100 abitanti (erano 12,5 nel 2017), cresce nelle città italiane anche l’utilizzo di ciclomotori, moto e scooter. Come anticipato, sul fronte delle due ruote motorizzate, dove si assiste ad un importante crescita percentuale anche del mercato elettrico (+59%), rimane complessivamente ancora limitato l’accesso alle corsie riservate ai mezzi pubblici: una possibilità non permessa infatti nell’89% delle città. Rispetto al 2020 diminuisce infatti il numero dei capoluoghi in cui l’accesso è consentito in tutte o nella maggior parte delle corsie, passando da 8 a 3 (Taranto, Imperia e Venezia). L’ingresso è invece permesso solo in alcune corsie a Bergamo, Como, Genova, Milano e Reggio Calabria, che rappresentando il 6% delle città.

Poco confortanti anche i dati che riguardano la sicurezza. Rimane infatti pressoché invariato il numero dei comuni che scelgono di puntare sull’estensione di strade dotate di guardrail con specifiche protezioni a tutela dell’incolumità dei motociclisti in caso di impatto e peggiora anche il dato sul miglioramento della sicurezza negli strumenti di pianificazione comunale, che non è percepito come una priorità per il 39% città interessate dallo studio. Per quanto riguarda la mobilità condivisa, nel 2021 lo sharing di moto e scooter elettrici risulta disponibile in 14 comuni, 6 in più rispetto al 2020 e 11 in più rispetto al 2015. In crescita, infine, anche la percentuale di città dove sono disponibili punti di ricarica dei veicoli elettrici, che aumenta passando dal 62% del 2020 e al 65% nel 2021 (era il 42% nel 2015).

MONOPATTINI – In forte crescita la diffusione dei servizi di monopattino-sharing, che nel 2021 ha registrato la metà dei noleggi totali fatti in Italia (17,8 milioni) e raddoppiato il numero di noleggi del 2020. Dai dati del Sesto Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility emerge che il 52% dell’intera flotta di mobilità condivisa (carsharing, scooter sharing, bikesharing, monopattino-sharing) è rappresentata dai monopattini. Nel 2021 il 41% tra le 98 città che hanno fornito una risposta dichiara di avere un servizio di sharing di monopattini elettrici. Roma registra il maggior numero di veicoli (14.500), seguita da Milano (5.250) e Reggio Emilia con 1.600 veicoli disponibili.

Bari, con 1.500 veicoli, e Pescara, con 500 veicoli, manifestano un alto utilizzo di tali mezzi rispetto alle altre città con rispettivamente 1.569.435 e 592.002 prelievi annui effettuati. Per quanto riguarda infine gli incidenti con lesioni a persone che coinvolgono i monopattini elettrici sono stati registrati 2.000 incidenti con 2.107 feriti e 10 morti.

 “Questo lavoro – ha sottolineato il presidente di ANCMA Paolo Magri – ci permette ogni anno di accendere i riflettori sulle buone pratiche dei Comuni, ma anche di illuminare le tante zone d’ombra, come il tema della sicurezza, che contraddistinguono ancora la pianificazione della mobilità urbana. È evidente che le due ruote sono sempre più una risposta alla nuova domanda di spostamenti che viene dalla città: per questo chiediamo maggiore attenzione a tutti i livelli e guardiamo con preoccupazione ai tagli degli investimenti su infrastrutturazione ciclabile e sicurezza. Al contempo siamo anche convinti che la discussione sulla mobilità urbana non possa sicuramente tralasciare i motocicli, che rappresentano una soluzione di mobilità individuale fruibile, sostenibile e molto apprezzata dai cittadini”.

 “Il report che presentiamo – sottolinea il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani – dimostra ulteriormente come l’intero sistema della mobilità sia in continuo cambiamento, verso modalità di spostamento più semplici, sostenibili, pratiche per muoversi in città. Soprattutto le bici, con la crescita delle e-bike, la micromobilità elettrica e l’attenzione delle amministrazioni verso le zone a 30 km/h raccontano in modo impeccabile dove sia già la città del futuro. Quello che serve con urgenza è però un impegno chiaro del Governo, oltre che dei Sindaci, per la drastica riduzione delle stragi stradali, l’integrazione tra le diverse composizioni modali di trasporto, il rispetto degli impegni climatici. Le vite ogni giorno a repentaglio sulle strade urbane possono essere infatti salvaguardate solo attraverso nuove ed efficaci politiche, come le città30 che finalmente anche alcune amministrazioni italiane stanno avendo il coraggio di adottare. Politiche urbane che nel loro insieme cambino le città, le strade, il sistema della mobilità, gli stili di vita e di guida, per fermare crisi climatica e strage stradale”.

Mobilità condivisa: le tendenze del settore nel 2023

Quali sono i temi che muoveranno l’industria della mobilità nel prossimo anno?

In che modo la tecnologia contribuirà a nuove soluzioni per il trasporto?

Alla luce di queste domande, gli esperti di mobilità condivisa di Invest hanno individuato cinque tendenze per il 2023:

Il mercato del car sharing crescerà: almeno del 20%
La redditività è al centro dell’attenzione
Più offerte con periodi di noleggio più lunghi
La mobilità condivisa diventerà ancora più sostenibile
Le città e gli sviluppatori di progetti hanno riconosciuto il potenziale del car sharing

Il raggiungimento degli obiettivi climatici, l’inversione di tendenza del traffico e l’obiettivo di città senza auto sono solo alcuni esempi delle sfide attuali che richiedono soluzioni di mobilità innovative.

Le cinque tendenze muoveranno il settore nel prossimo anno:

Il mercato del car sharing crescerà: almeno del 20%

Per il 2022, l’Associazione tedesca per il car sharing ha individuato più di 3,4 milioni di clienti, ovvero circa il 18% in più rispetto all’anno precedente. Le cifre dimostrano una crescita costante del mercato e riflettono i piani di numerosi operatori di mobilità condivisa: “Molti clienti ci parlano di piani di espansione”, afferma Bharath Devanathan, Chief Business Officer di Invers. “Ci aspettiamo che il mercato del car sharing cresca di almeno il 20% nel prossimo anno”. I piani di espansione sono evidenti anche nei recenti sviluppi del mercato, come l’acquisizione di WeShare da parte di Miles e di ShareNow da parte di Stellantis/Free2Move.

L’attenzione è rivolta alla redditività

Allo stesso tempo, aumenta la pressione sugli operatori affinché diventino redditizi. Nel mercato della micromobilità condivisa, si prevede che gli operatori si ritirino ulteriormente dalle città meno redditizie per concentrarsi sui mercati più redditizi. Ne sono un esempio il ritiro di Bird dall’Europa e quello di GoSharing da città come Saarbrücken.

Per aumentare la redditività, alcuni operatori di car sharing stanno esternalizzando compiti operativi su larga scala a fornitori di servizi specializzati come Carbio GmbH, che possono realizzare economie di scala. Altri si stanno concentrando sull’aumento dell’utilizzo dei veicoli offrendo un veicolo su piattaforme MaaS o in modelli di business complementari, ad esempio il carsharing aziendale durante la settimana e il carsharing peer-to-peer nel fine settimana. Nuovi concetti di condivisione della flotta e API unificate supporteranno questo approccio.

Più offerte con periodi di noleggio più lunghi

La tendenza, ancora giovane, di abbonarsi all’auto continua. Gli operatori dei servizi di mobilità stanno così attingendo a nuovi segmenti di clientela. Secondo le stime degli esperti del settore di Berylls, nel loro studio “Snapshot of the European Auto Subscription Market” (Istantanea del mercato europeo degli abbonamenti auto), nel 2020 in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito saranno stipulati tra i 100.000 e i 130.000 contratti di abbonamento auto. Il CAR Institute ipotizza che nel 2030 ci saranno già tra i due e i quattro milioni di abbonamenti. I fornitori tradizionali di car sharing, come MILES o Hiyacar, stanno andando oltre il noleggio a breve termine e si rivolgono al mercato a lungo termine, così come i fornitori tradizionali di leasing e le società di autonoleggio, ad esempio Sixt o Wheego. Inoltre, si rivolgono a nuovi segmenti di clientela e contrastano il rischio che ne deriva monitorando i dati di utilizzo dei veicoli nel dettaglio tecnico e interrompendo l’accesso al veicolo se necessario.

La mobilità condivisa diventa ancora più sostenibile

In linea di principio, il car sharing è già più sostenibile dell’utilizzo di veicoli privati, perché l’auto individuale viene utilizzata in modo più efficiente e il numero di veicoli necessari per i servizi di mobilità si riduce a lungo termine. Inoltre, i servizi di car sharing di numerosi operatori saranno sempre più elettrici. L’operatore francese Virtuo, ad esempio, prevede di elettrificare metà della sua flotta entro il 2025. Nella città anseatica di Amburgo, le società di car sharing Miles,ShareNow, Sixt e WeShare hanno concordato di aumentare la percentuale di veicoli elettrici nelle loro flotte ad almeno l’80% entro il 2023/24.

Le città e gli sviluppatori di progetti hanno riconosciuto il potenziale del car sharing

L’idea della mobilità condivisa sta acquisendo importanza anche nell’edilizia residenziale: Numerosi costruttori stanno integrando soluzioni di mobilità condivisa nelle loro offerte. Il vantaggio: invece di un certo numero di posti auto per unità residenziale, devono fornire spazio solo per un numero minore di veicoli in condivisione. Questa tendenza è particolarmente evidente nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia. Inoltre, singole città e comuni stanno promuovendo i concetti di condivisione attraverso politiche più favorevoli al car sharing, soprattutto per quanto riguarda le tariffe dei parcheggi. Il successo di Amburgo con il carsharing e l’inversione di tendenza di Berlino sono un esempio e allo stesso tempo un segnale per altre città che ne seguiranno l’esempio. In molti casi, stanno collegando queste politiche alla promozione della mobilità elettrica. Colonia, Amburgo e Monaco sono città che offrono già parcheggi gratuiti per i veicoli elettrici, il che dovrebbe accelerare ulteriormente la tendenza verso flotte di veicoli elettrici puri in queste città.

Le auto più “verdi” secondo “Green Ncap”

I risultati dell’ottava serie di test 2022 con valutazione aggiornata e migliorata:

3 STELLE: Ford Puma a bioetanolo

2,5 STELLE: Ford Puma a benzina e Focus Mild Hybrid, Mercedes – Benz Classe T a benzina

2 STELLE: Kia Sportage Mild Hybrid

1,5 STELLE: Land Rover Range Rover diesel

Green NCAP sottolinea l’impatto positivo del bioetanolo – come combustibile alternativo – sulle emissioni di gas serra.

Green NCAP, nell’ultima valutazione del 2022, ha analizzato sei vetture: Kia Sportage 1.6 T-GDI dotata di un sistema Mild-Hybrid a 48V; Mercedes-Benz Classe T T180; Land Rover Range Rover D350; Ford Focus 1.0 EcoBoost Mild Hybrid e Ford Puma 1.0 EcoBoost Flexifuel, con due diverse alimentazioni: benzina E10 standard e bioetanolo E85, (quasi puro). I risultati dei test hanno dimostrato che il bioetanolo ha notevoli benefici sulla riduzione complessiva dei gas serra e sull’impatto globale sull’ambiente.

Via agli autobus a idrogeno italiani

Siglato accordo tra Industria Italiana Autobus e la portoghese CaetanoBus

Industria Italiana Autobus (IIA) e la portoghese CaetanoBus hanno sottoscritto un accordo per avviare la produzione e la commercializzazione in Italia di autobus urbani a idrogeno basati sulla tecnologia Fuel Cell Toyota e un sistema H2.City Power Kit messo a punto da CaetanoBus.

In base a questa intesa, già entro la fine del 2022 IIA sarà in grado di avviare la vendita di veicoli a idrogeno prodotti a doppio marchio da CaetanoBus con Toyota. Dal 2024 IIA avvierà la produzione diretta degli autobus destinati al mercato italiano e a quelli internazionali equipaggiati col kit H2.City Power sviluppato da CaetanoBus.

Entrambi i partner sono impegnati nello sviluppo della mobilità sostenibile e della transizione delle fonti energetiche, che costituisce uno degli assi portanti del PNRR, con particolare riguardo al settore del trasporto pubblico locale.

L’azienda italiana, che ha sede a Bologna e unità produttive nella stessa Bologna e a Flumeri (Avellino), è il principale produttore italiano di autobus. Industria Italiana Autobus, guidata dal presidente e amministratore delegato Antonio Liguori, fa capo a Invitalia, che controlla il 42,76% del capitale, affiancata da Leonardo, titolare di un’altra importante partecipazione (28,65%).

CaetanoBus ha sede a Vila Nova de Gaia, nel nord del Portogallo, ed è guidata dal CEO Patricia Vasconcelos.

“Industria Italiana Autobus – ha spiegato Liguori – raccoglie la lunga eredità dell’industria italiana del trasporto collettivo. Una eredità che risale al 1919, che si è sempre caratterizzata per l’attenzione ai bisogni del Paese e all’evoluzione tecnologica. Oggi, come ieri, continuiamo a perseguire gli obiettivi della transizione ecologica”.

Per CaetanoBus, questa partnership rappresenta un passo importante per entrare in un altro mercato europeo, con una crescita costante nell’adozione di modalità sostenibili per il trasporto delle persone. Patrícia Vasconcelos, Amministratore Delegato di Caetanobus, riconosce che “in termini di mobilità, l’Italia è un Paese che ha cercato di adottare misure volte a decarbonizzare l’economia, con particolare attenzione alle città, in linea con le attuali tendenze volte alla sostenibilità ambientale. L’IIA è il partner ideale perché condividiamo la stessa visione nel contribuire a costruire una società a emissioni zero attraverso la nostra innovazione congiunta”.

CaetanoBus 
CaetanoBus, parte di Toyota Caetano Portugal e Mitsui & Co, è un produttore portoghese di autobus e telai. L’azienda vanta un’offerta consolidata di veicoli per città e aeroporti, frutto della sua capacità tecnica di sviluppare soluzioni di mobilità uniche e orientate al cliente. CaetanoBus è anche il produttore di COBUS, leader mondiale nel trasporto di autobus aeroportuali. CaetanoBus si concentra sulla mobilità elettrica dal 1980. CaetanoBus e Toyota hanno rafforzato la loro alleanza strategica nel dicembre 2020, quando Toyota Caetano Portugal è diventata azionista diretto di CaetanoBus, per espandere ulteriormente le soluzioni di mobilità sostenibile. Dal luglio 2021, gli autobus a emissioni zero di Caetano sono co-branded con Toyota.

IIA 
IIA, titolare dello storico marchio Menarini, è leader di mercato in Italia nel settore degli autobus urbani. La società è controllata da Invitalia e Leonardo. Ha sede legale a Roma, sede centrale a Bologna dove si concentra l’attività di ricerca e sviluppo, mentre la sede produttiva principale si trova a Flumeri. L’azienda sviluppa, produce, commercializza e fornisce servizi post-vendita su un’ampia gamma di veicoli da 8 a 18 metri.

Le auto più “verdi” secondo “Green Ncap”

Nel quarto test del 2022, tra le tre vetture analizzate, solo la Cupra Born 170kw e-Boost electric RWD automatic ha raggiunto il massimo punteggio: 5 stelle, seguono la Fiat 500 mild hybrid con 3 stelle e la Seat Ibiza 1.0 TSI 81kw petrol FWD automatic con 2,5 stelle.

La Cupra Born è un veicolo puramente elettrico, sportivo e dinamico, nonostante la massa relativamente elevata. L’auto viene fornita con una batteria da 58 kWh, sufficiente per la maggior parte dei casi di utilizzo, in condizioni normali la massima percorrenza dovrebbe essere di circa 360 km. Sebbene l’efficienza energetica sia, generalmente, elevata, il percorso autostradale e la guida in condizioni invernali riducono notevolmente l’autonomia. Con un indice complessivo di 9,6/10, la Cupra viene premiata con 5 stelle.

La Fiat 500 1.0 mild hybrid è una vettura compatta con motore a benzina 3 cilindri aspirato. Utilizza una batteria ibrida piuttosto piccola con una capacità di soli 11 Ah (a 12 V). Il consumo si attesta intorno ai 5,2l/100km. Il veicolo potrebbe utilizzare un post-trattamento dei gas di scarico più robusto ed efficiente, in particolare per l’ammoniaca (NH3) e il CO. Un filtro antiparticolato della benzina aiuterebbe a migliorare il risultato. Il punteggio totale di 5,2 su 10 rappresenta una performance media e consente un potenziale di miglioramento a partire dalle 3 stelle conquistate in questo test.

La nuova Seat Ibiza alimentata a benzina, motore turbo a iniezione diretta da 1 litro, mostra bassissime emissioni di particolato. In termini di efficienza energetica, la Seat offre valori standard. Tra i lati positivi: le basse emissioni dei gas serra N2O e CH4 (metano). L’Ibiza ottiene un totale di 4,8 punti su 10 e riceve 2,5 stelle.

ACI e ENI per una mobilità sostenibile 

Eni, la compagnia energetica italiana e ACI (Automobile Club Italiano) , riferimento istituzionale degli automobilisti e Federazione italiana dello sport dell’auto, avviano una importante cooperazione per accelerare l’utilizzo diffuso di prodotti, servizi e soluzioni per la mobilità sostenibile e la transizione energetica.

La capillare presenza di ACI si combinerà, quindi, con tecnologie e business di tutte le società di Eni, con un approccio olistico e trasversale, ma anche “su misura”.

L’accordo è stato sottoscritto oggi dal Direttore Generale Energy Evolution di Eni, Giuseppe Ricci, e dal Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani.

L’evento è occasione per Eni di presentare l’attività sustainable b2b – l’offerta sostenibile di Eni, che contempla i nuovi biocarburanti e prodotti di origine biogenica, ottenuti da scarti e rifiuti o da materie prime vegetali non in competizione con la filiera alimentare, i nuovi vettori energetici alternativi come l’idrogeno, ma anche la fornitura di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, le soluzioni per la gestione dell’acqua e per la rigenerazione dei territori in ottica di economia circolare, i carburanti sostenibili per l’aviazione, i disinfettanti ed erbicidi da materie prime rinnovabili e biodegradabili e i prodotti realizzati con plastica riciclata. Un approccio olistico per un futuro improntato alla sostenibilità, e che unisce tutti i prodotti e servizi di Eni e delle sue società.

Giuseppe Ricci, Direttore Generale Energy Evolution di Eni, ha dichiarato: «E’ questo un progetto di cui sono particolarmente fiero: da un lato è il punto di arrivo di un percorso che è iniziato qualche anno fa e che ci ha permesso di ridefinire le linee guida per l’evoluzione e il futuro dell’energia di Eni; dall’altro è senz’altro il punto di partenza di un nuovo approccio ai nostri stakeholder, incardinato su una visione e un’offerta integrata di prodotti, servizi e soluzioni per una maggiore sostenibilità e per la transizione energetica».

Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’Automobile Club d’Italia, ha dichiarato: «Una partnership fondamentale, per concorrere a dar vita a una mobilità sempre più sicura, pulita, rispettosa dell’ambiente. L’energia è il cuore del presente e, ancora di più, lo sarà del futuro. Più essa sarà pulita, dunque, più pulito sarà il futuro che ci attende, è il contributo che la mobilità darà allo sviluppo del Paese».

Carburanti Alternativi: Percorrenza Record di 56,8 KM con 1 KG di Biometano

Il sorprendente risultato è stato raggiunto con una Renault Clio E-Tech Hybrid trasformata a biometano grazie al kit Autogasitalia di Ecomotive Solutions

Minori sono i consumi, di qualsiasi carburante, maggiori sono i benefici per l’ambiente: questo è il concetto alla base della sperimentazione su strada condotta da Ecomotive Solutions, azienda piemontese del gruppo Holdim che opera nel settore dei carburanti e delle energie alternative.

In occasione del Campionato Italiano #green Endurance Economy Run promosso da Aci Sport, gara di consumo su strade aperte al traffico con una media minima imposta da rispettare, ha infatti rinnovato la collaborazione avviata già da alcuni anni con Ecomotori Racing Team per sperimentare le innovazioni tecnologiche attraverso il motorsport.

In questo ambito, Ecomotive Solutions si è occupata della trasformazione a gas in aftermarket di una Renault Clio E-Tech Hybrid, che ha potuto così affiancare all’alimentazione ibrida benzina elettrica quella a metano.

La prova su strada della Renault Clio E-Tech Hybrid a biometano

I risultati ottenuti nelle due gare disputate nella tappa trevigiana del campionato, organizzata da Aci Treviso su 300 chilometri di percorso con diversi controlli a timbro nel territorio Veneto, hanno confermato che unendo uno stile di guida attento e sostenibile a un’alimentazione alternativa efficiente si ottimizzano al massimo le virtù intrinseche di propulsioni e carburanti, ottenendo un abbattimento delle emissioni inquinanti.

La vettura in gara, guidata da Nicola Ventura insieme alla sua navigatrice Monica Porta, è stata alimentata, per la parte gas, con il rinnovabile biometano.

“Ci sono giornate – ha sottolineato Nicola Ventura, Ecomotori Racing Team – in cui il risultato sportivo passa in secondo piano, e il doppio appuntamento di Treviso è esattamente tra queste. Avevamo dichiarato prima della gara che l’obiettivo sarebbe stato quello di migliorare il record 2021 (47 km/kg) per raggiungere i 50 km/kg e le due gare si presentavano come il banco perfetto per provare a centrare questo obiettivo.”

Il record è stato raggiunto in occasione di Gara 1, con ben 56,8 km percorsi con appena 1 kilogrammo di biometano.

Il risultato è stato ottenuto nonostante la competizione abbia richiesto velocità medie minime di tutto rispetto per il traffico domenicale su strade pubbliche, comprese tra 46 e 48 km/h, il che significa che una percentuale considerevole del percorso è stata fatta ad oltre 50 km all’ora, come consentito dal tracciato.

“La ricetta utilizzata, quindi – ha sottolineato Ventura – è stata efficienza estrema nei consumi ma contemporaneamente una media elevata (se si pensa che la velocità media del traffico in Italia è inferiore a 30 km/h) che è l’antitesi dei bassi consumi. Ecomotori e partner lavorano per dimostrare su strada che la tecnologia applicata ottiene importanti risultati a favore dell’ambiente.”

La trasformazione a gas della vettura

Per la conversione a gas della Renault Clio E-Tech Hybrid, è stato messo a punto un kit aftermarket che permette il funzionamento a gas naturale o biometano mantenendo inalterate le ottime prestazioni sia del sistema Hybrid sia del motore termico.

Allestimento vano motore – Il Kit di conversione metano Autogasitalia, con appropriato dispositivo elettronico, interagisce con il sistema OBD del veicolo al fine di mantenere una corretta carburazione.

La commutazione da un carburante all’altro può essere gestita autonomamente dal sistema elettronico oppure manualmente dal conducente tramite un selettore posto sul cruscotto e dal quale è possibile avere l’informazione del livello di metano presente nei serbatoi. E’ anche disponibile una versione del commutatore di nuova generazione, che permette inoltre di visualizzare su un display informazioni sul funzionamento del sistema.

Presa di carica rifornimento – La presa di carica per rifornire il metano ai serbatoi è collocata all’interno del vano che ospita già il bocchettone per il rifornimento della benzina.

Serbatoi – Sulla vettura sono stati installati tre serbatoi da 16 lt cad. collocati sul piano di carico e ricoperti con pianale, per avere a disposizione un vano libero da sporgenze e mantenere un soddisfacente volume di carico in rapporto al volume originale.

“La carica dei tre serbatoi – spiegano in Ecomotive Solutions – può variare dagli 8 ai 9 kg di metano (dipende dalla tipologia di distributore che rifornisce) per una autonomia variabile dai 350 ai 450 km, in base allo stile di guida”.

Con la tecnologia 4xe il brand Jeep® evolve verso la “libertà a zero emissioni”

Il marchio Jeep® è da sempre pioniere di nuovi segmenti e nuove tecnologie: nel 1941 inizia la leggenda con la Willys-Overland, la prima 4×4 della storia, e nel 1946, con il modello Willys Wagon, Jeep inventa il concetto di Sport Utility Vehicle. Il primato in termini di capability off road dura da allora, e nel corso del tempo, parallelamente alle performance in fuoristrada, sono cresciuti il comfort, l’handling, la connettività. Oggi il marchio Jeep procede verso la realizzazione della vision “Zero Emission Freedom”, attraverso un percorso di elettrificazione senza compromessi, che si integra con l’impareggiabile layout tecnico di ogni SUV Jeep, e che rende ogni modello un veicolo di libertà totale capace di portare a un livello superiore le proprie doti attraverso una delle tecnologie a basso impatto ambientale più avanzate.

Jeep® Renegade e Compass 4xe: i SUV leader nel comparto LEV

Dopo oltre 80 anni di storia, l’imperativo del brand Jeep è realizzare un percorso di mobilità sostenibile rafforzando i valori storici del marchio, quelle inimitabili capacità di andare ovunque e fare qualsiasi cosa. Il percorso di elettrificazione di Jeep è iniziato nel 2020, con l’introduzione di Renegade e Compass 4xe Plug-In Hybrid, i SUV Made in Italy che per primi hanno introdotto la tecnologia Plug-In Hybrid. La sigla “4xe” è diventata in pochissimo tempo un marchio nel marchio: oggi rappresenta il nuovo 4xe secondo Jeep ed è sinonimo di massimo comfort e totale sicurezza, in qualunque condizione ambientale, zero emissioni e circa 50 km di autonomia in elettrico con la stessa capacità off-road di sempre, quella che ha reso famosa Jeep nel mondo. Renegade e Compass 4xe sono equipaggiate entrambe con una motorizzazione Plug-In Hybrid che associa un propulsore 1.3 turbobenzina da 130 o 180 CV a un’unità elettrica con differenziale integrato, da 60 CV e 250 Nm, per una potenza complessiva di 190 o 240 CV. Grazie all’elettrificazione, Renegade e Compass migliorano ulteriormente le proprie qualità in fuoristrada, per merito dell’elevata coppia motrice assicurata dal motore elettrico e della possibilità di regolarla con estrema precisione nelle fasi di spunto e nella guida off road più impegnativa, quando è necessario un rapporto di trasmissione molto ridotto. Con la nuova tecnologia di trazione elettrica integrale la trazione all’assale posteriore non viene fornita tramite albero di trasmissione ma con motore elettrico dedicato. Questo permette di svincolare i due assi e gestire la coppia erogata in maniera indipendente e migliore rispetto ad un sistema meccanico.

Jeep Wrangler 4xe: mai così potente, mai così silenzioso

A metà 2021 è seguito il lancio dell’icona del brand, Wrangler, con tecnologia 4xe Plug-In Hybrid. Inarrestabile come vuole la tradizione Jeep e con caratteristiche uniche, Wrangler 4xe è la Wrangler più sostenibile e con le migliori capacità off-road di sempre. Anche le prestazioni sono state ottimizzate: questo modello accelera da 0 a 100 km/h in soli 6,4 secondi ed eroga sino a 380 CV di potenza massima combinata e una coppia massima di 637 Nm. Inoltre, vanta una trazione 4×4, in modalità “pure electric”, con un controllo ai bassi regimi mai visto prima e un’autonomia che può superare i 50 km (nel ciclo urbano WLTP) nella guida a zero emissioni. Il sistema di propulsione combina due motori elettrici, un motore I-4 turbo da 2,0 litri e un cambio automatico a otto velocità per assicurare una propulsione silenziosa, una maggiore capacità off-road nel 4×4 senza preoccupazione per l’autonomia elettrica. Questa configurazione consente di mantenere inalterata la meccanica della Jeep Wrangler con certificazione Trail Rated che include, a seconda dell’allestimento, due avanzati sistemi di trazione integrale full time active on demand – Selec-Trac o Rock-Trac, assali Dana next – generation, bloccaggi elettrici dei differenziali anteriore e posteriore Tru-Lock, differenziale a slittamento limitato Trac – Lok e barra stabilizzatrice anteriore a scollegamento elettrico. Inoltre, la disponibilità istantanea della coppia e le prestazioni migliorate garantite dalla combinazione tra le propulsioni turbo benzina ed elettrica rendono l’indiscussa “regina dell’off-road” ancora più performante e inarrestabile sullo sterrato. Ed è proprio qui che, grazie alla tecnologia 4xe, la Wrangler plug-in hybrid può viaggiare a quattro ruote motrici in modalità 100% elettrica, garantendo prestazioni di riferimento in totale sicurezza e il piacere di ascoltare la “voce” della natura. Le modalità E Selec consentono al conducente di adattare la propulsione della Jeep Wrangler 4xe al tipo di viaggio: Hybrid, Electric ed eSave, che conserva la carica del pacco batteria per un utilizzo successivo.

Sicurezza in ogni condizione: uno dei segreti del successo dei SUV Jeep 4xe

Il Crossodromo di Ciglione della Malpensa “Vincenzo Agusta”, pista di carattere internazionale che ospita il Mondiale Motocross, è stato un ulteriore banco di prova per le qualità in fuoristrada della gamma di SUV Jeep® 4xe Plug-In Hybrid, che hanno affrontato rampe di oltre 30° di inclinazione, passaggi concepiti per il trial e si sono disimpegnate su fondo in argilla. Ma per apprezzarne le doti non è necessario cimentarsi nell’off road: un temporale improvviso, una nevicata abbondante o, più semplicemente, un manto stradale accidentato possono essere avventure urbane quotidiane capaci di rendere impegnativo un normale trasferimento. Per affrontare con serenità qualunque stagione o condizione meteo, tanto nelle grandi metropoli quanto nei piccoli borghi, è sufficiente affidarsi ai SUV Jeep 4xe, gli unici capaci di assicurare viaggi confortevoli e sicuri su asfalto e strade bianche poiché dotati di serie della stessa tecnologia affinata nei luoghi più impervi e ostili. Se infatti le imprese più estreme sono “normali” per chi è stato pioniere della guida off-road, esiste un’altra normalità per cui i SUV Jeep sono perfetti nella vita di tutti giorni, magari accompagnando i propri figli a scuola o recandosi al lavoro su una superstrada affollata. Mettersi al volante di un SUV Jeep, dunque, consente sempre di fuggire dalla routine quotidiana, in piena tranquillità, assaporando un’idea di libertà meno “estrema” ma non per questo meno coinvolgente. Poter contare su capacità off road leggendarie e dotazioni di sicurezza all’avanguardia anche in contesti “normali” che a volte, in modo inaspettato, possono richiedere l’intervento della tecnologia più sofisticata per superare ostacoli imprevisti: proprio qui risiede uno dei segreti del successo dei SUV Jeep, e non a caso, i SUV Jeep 4xe Plug-In Hybrid dominano nel primo semestre 2022 il mercato domestico dei veicoli a basse emissioni, comparto in cui rappresentano la scelta di circa un italiano su cinque, in continuità con leadership nel full year 2021, e grazie alle versioni e-Hybrid oggi il 70% dei SUV Jeep venduti è elettrificato.

Le auto più “Verdi” secondo “Green Ncap”

Nel primo test del 2022, tra le sei vetture analizzate, solo l’Audi Q4 e-tron ha raggiunto il massimo punteggio, 5 stelle, e, come previsto nel nuovo protocollo, si è qualificata per dei test di valutazione aggiuntivi. Sono stati ottenuti buoni punteggi in tutte e tre le categorie di valutazione (emissioni nocive, efficienza energetica ed emissioni di gas serra). Si tratta di un modello completamente elettrico con zero emissioni allo scarico e un propulsore ad alta efficienza. Qualche criticità soltanto nei test in ambiente freddo e in autostrada.

Il VW Caddy ottiene 2,5 stelle, ma il suo “Clean Air Index- indice di aria pulita” sarebbe stato più alto se ci fosse stato un migliore controllo delle emissioni di ammoniaca. La Renault Kangoo, stesso punteggio, è stata penalizzata a causa dell’elevato consumo di energia e dell’alta produzione di gas serra. Il potente SUV di lusso di Genesis, il GV70, non è riuscito a ottenere buoni risultati, solo 1 stella, a causa dell’elevato consumo di carburante e del non adeguato controllo delle emissioni nocive.

Nel 2022 i criteri di valutazione Green NCAP hanno ricevuto un aggiornamento, i protocolli di prova e lo schema di classificazione sono stati adeguati per adattarsi meglio alle tecnologie in rapida evoluzione ed alle “nuove” tendenze della sostenibilità.

“Fino ad oggi le nostre valutazioni riguardavano solo quelle da serbatoio a ruota – ha affermato il direttore tecnico del programma, Aleksandar Damyanov – mentre la nuova procedura di Green NCAP si basa su una valutazione Well-to-Wheel+, più completa, alla quale si aggiunge quella relativa alle emissioni dei gas serra”.

“La nuova classificazione Well-to-Wheel+, comprensiva delle emissioni di gas serra, fornisce una valutazione molto più realistica dell’impatto ambientale delle auto, di tutti i tipi di motorizzazione, a combustione, elettriche o ibride – ha precisato Damyanov. Con questo nuovo approccio speriamo di far comprendere che per un’auto non solo è importante emettere e consumare poco, ma che l’intero processo di costruzione deve essere sostenibile. È per questo che stiamo lavorando ad una nuova metodologia olistica basata sul ciclo di vita (Life Cycle Assessment – LCA), di cui recentemente abbiamo fornito alcune anticipazioni”.

Per i risultati completi visitare il sito www.greenncap.com.

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