Cerca

Gino Bruni

Il mio blog

Categoria

Manutenzione Auto

In Liguria il 4,9% del parco circolante di autoveicoli è ad alimentazione alternativa

In Liguria il 4,9% del parco circolante di autoveicoli è ad alimentazione alternativa

A livello nazionale la percentuale corrispondente è dell’8,6%
Gli autoveicoli ad alimentazione alternativa (elettrici, ibridi, a metano e a gpl) in circolazione in Liguria sono il 4,9% sul totale del parco circolante. Questo dato emerge da un’elaborazione su dati Aci dell’Osservatorio Autopromotec, che è la struttura di ricerca di Autopromotec.

Su un totale di 948.441 autoveicoli circolanti in Liguria, quelli elettrici, ibridi, a metano e a gpl sono 46.247 (che corrispondono, appunto, al 4,9% del parco), mentre quelli alimentati a benzina e a gasolio sono 902.194, e cioè il 95,1% del parco circolante. Più nello specifico, dei 46.247 autoveicoli ad alimentazione alternativa circolanti il 3,3% è alimentato a gpl (30.992 unità), l’1,1% è alimentato a metano (10.036 unità), mentre gli autoveicoli ibridi ed elettrici rappresentano solo lo 0,5% del parco circolante (5.219 unità).

A livello nazionale gli autoveicoli ad alimentazione alternativa in circolazione sono l’8,6% sul totale del parco circolante.

La regione in cui vi è la percentuale maggiore di autoveicoli ad alimentazione alternativa sono le Marche (17,8%), seguita da Emilia Romagna (17,3%), Umbria (12,8%) e Veneto (10,6%). Seguono, comunque sopra la media nazionale, la Campania (9,6%), il Piemonte (9,5%), la Toscana (9,3%) e l’Abruzzo (9,2%).

Agli ultimi posti di questa graduatoria, invece, si trovano la Sardegna e la Valle d’Aosta (dove rispettivamente solo il 2,4% e il 2% degli autoveicoli circolanti è ad alimentazione alternativa).

Da questi i dati emerge che gli autoveicoli ad alimentazione alternativa rappresentano ancora una quota minoritaria del parco circolante e in alcune regioni del tutto marginale. Tuttavia, si tratta di una quota in costante crescita: infatti, come dimostrano i dati degli ultimi anni, in Italia il parco circolante di autoveicoli ad alimentazione alternativa è passato dalle 3,4 milioni di unità del 2016 alle 3,8 milioni di unità del 2018, con un aumento percentuale dell’11,7%.

Gli autoveicoli elettrici ed ibridi, in particolare, sono quelli che hanno fatto registrare la crescita maggiore (+99% dal 2016).

Proprio la crescita delle motorizzazioni ibride ed elettriche nel nostro Paese, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec,rappresenta senza dubbio il preludio di una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che avrà un impatto importante su tutti gli aspetti della motorizzazione ma che determinerà cambiamenti significativi anche sull’autoriparazione. Di sicuro le auto elettriche e, in generale, le vetture del futuro, avranno meno componenti usurabili rispetto alle auto tradizionali di oggi, ma allo stesso tempo la domanda di autoriparazione non diminuirà. Questo perché il crescente numero di sensori e centraline degli autoveicoli genererà la necessità di affidarsi alle officine di autoriparazione, le quali dovranno investire in attrezzature e strumentazioni all’avanguardia oltre che su una sempre più specializzata formazione del personale.

Nel 2018 in Liguria: spesi 764 milioni per manutenzione e riparazione auto

764 milioni di euro. È questa la spesa che gli automobilisti liguri hanno sostenuto nel 2018 per la manutenzione e le riparazioni delle loro autovetture, pari al 2,4% dei 32,1 miliardi spesi a livello nazionale.

La provincia ligure che registra la spesa più alta per la manutenzione e le riparazioni di auto eseguite nel 2018 è Genova, con 425 milioni di euro. Molto distanziate seguono le province di Savona con 137 milioni, La Spezia con 113 milioni e Imperia con 89 milioni. Queste stime sono state fatte dall’Osservatorio Autopromotec, che è la diretta emanazione di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, la cui prossima edizione è in programma dal 22 al 26 maggio presso il quartiere fieristico di Bologna.

A livello nazionale nel 2018 gli italiani hanno speso 32,1 miliardi per la manutenzione e la riparazione delle autovetture. È una cifra imponente che è più alta del 3,7% rispetto alla spesa dell’anno precedente, quando ammontava a 30,9 miliardi. Si tratta di una crescita che è dovuta in particolare a tre fattori. In primis vi è da considerare l’aumento dei prezzi dei servizi di assistenza alle auto che nel 2018, secondo l’Osservatorio Autopromotec, è stato dell’1,2%.

Tale aumento è stato calcolato sulla base di una media ponderata degli indici Istat dei prezzi per la manutenzione e la riparazione, per l’acquisto di pezzi di ricambio e accessori, per l’acquisto di pneumatici e per l’acquisto di lubrificanti. Il secondo fattore che ha spinto verso l’alto la spesa è stato l’aumento del parco circolante di autovetture. Nonostante il nostro Paese abbia già un tasso di motorizzazione molto elevato, il parco circolante è infatti cresciuto anche nel 2018 (+1,3% rispetto al 2017). Il terzo fattore che ha contribuito alla crescita della spesa è l’incremento della quantità di interventi di officina per le operazioni di manutenzione e di riparazione che, in base alle stime dell’Osservatorio Autopromotec, è stato dell’1,2%.

L’effetto congiunto dei fattori di crescita della spesa per la manutenzione e la riparazione di autovetture ha determinato per gli italiani un esborso complessivo che, come si è detto, è stato stimato dall’Osservatorio Autopromotec in 32,1 miliardi. Una cifra di tutto rispetto che è andata a compensare l’attività delle oltre 83.000 officine di autoriparazione distribuite capillarmente sul territorio nazionale e dedite all’assistenza tecnica agli autoveicoli.

“Green Ncap” quali sono le auto più “verdi”.

Quanto emettono e consumano davvero le auto in commercio? Lo rivelano i test – oggettivi e indipendenti – effettuati, sia in laboratorio che nel traffico, da Green NCAP, il nuovo consorzio, voluto da FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) ed Euro NCAP, per promuovere auto sempre meno inquinanti e sempre più efficienti in termini di consumi di carburante ed energia.

Il consorzio Green NCAP – costituito da Governi, Club automobilistici (tra i quali l’ACI), rappresentanti di consumatori, laboratori di prova e centri di ricerca universitari di 8 Paesi europei – metterà a disposizione di tutti informazioni certificate relative alla reale sostenibilità ambientale dei veicoli, al di là di quanto richiesto dalle normative vigenti o dichiarato dai costruttori.

In questa fase iniziale, Green NCAP ha preso in considerazione unicamente l’energia impiegata durante la guida, successivamente, però, valuterà l’intero ciclo di vita dell’auto (Life Cycle Assessment), compresa l’energia consumata per la produzione e lo smaltimento dei veicoli.

Dodici le vetture oggetto della prima serie di test. Il punteggio massimo – 5 stelle – è stato ottenuto da due auto elettriche: Hyundai Ioniq e Bmw i3. Quattro stelle sono andate alla Vw Up! GTI; tre a Bmw X1 2.0d e Mercedes-Benz A200; due a Ford Fiesta 1.0 EcoBoost (motorizzazione aggiornata); una ad Audi A7 50 TDI, Volvo XC40 T5 e Subaru Outback 2.5. Nessuna stella, invece, per Vw Golf 1.6TDI, Fiat Panda 1.0 e per il precedente modello della Ford Fiesta 1.0 EcoBoost.

Tutte le auto con zero stelle erano dotate di motori Euro 6b (prima generazione) messi in commercio prima del settembre 2017. Gli altri modelli, invece, avevamo motorizzazioni Euro 6d-temp (seconda generazione), obbligatoria a partire da settembre 2019.

In questa prima fase di test, le auto elettriche sono risultate le più ecologiche, quando Green NCAP considererà l’intero ciclo di vita dei veicoli, però, il divario con le auto alimentate da combustibili tradizionali potrebbe ridursi o, addirittura, annullarsi.

“Per anni – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, Presidente ACI – abbiamo assistito a differenze tra emissioni e consumi previsti dalla normativa, e dichiarati dai costruttori, e quelli realmente ottenuti su strada. Oggi con i test Green NCAP – oggettivi, indipendenti e certificati scientificamente – saremo in grado di fornire informazioni chiare e precise a chi sceglie un veicolo, sensibilizzando i costruttori ad investire in auto con motori sempre più efficienti e sempre più rispettosi dell’ambiente”.

Arriva l’algoritmo per calcolare la vita residua di un veicolo usato.

L’algoritmo è stato presentato al Parlamento europeo di Bruxelles, dove l’Associazione italiana rivenditori veicoli d’occasione (AIRVO) ha posto la questione chiedendo l’istituzione di un tavolo europeo dedicato al comparto.

I veicoli usati hanno un peso importante nel panorama economico italiano: oltre 157mila aziende operano nella compravendita e si contano 440mila addetti, e lo scorso anno, più della metà delle vendite del settore automotive ha riguardato l’usato.

Anche in Europa i numeri sono importanti: dal 2011 al 2016 il numero dei veicoli circolanti è salito da 243 a 257 milioni e, in questa classifica l’Italia si piazza al secondo posto con 37,8 milioni dietro la Germania e davanti a Regno Unito e Francia.

Ed è sempre più importante conoscere lo stato delle vetture: per questo arriva l’algoritmo che “leggerà” lo stato dell’automobile grazie al lavoro del team di ricerca del Politecnico di Torino, coordinato da Maurizio Galetto, docente del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino (DIGEP) che su impulso di Mo.Vi, azienda italiana del settore, ha elaborato una formula innovativa. Si tratta di un algoritmo che consente di calcolare sulla base di parametri oggettivi la percentuale di vita residua di un veicolo usato.

Una formula che non solo “fa la radiografia” la vettura al momento, ma che potrà anche essere utile per l’utilizzo futuro e il continuo monitoraggio.

I chilometri percorsi, l’età del veicolo, ma anche lo stile di guida e il carico da stress a cui è stato sottoposto: sono alcuni esempi di variabili tenute in conto dall’algoritmo – spiega Luca Mastrogiacomo, docente del DIGEP – Questo consente non solo di calcolare la durata residua di un veicolo usato al momento del suo acquisto, ma in prospettiva anche di trasformarlo in un dispositivo che, installato sulla vettura e collegato a un’app, fornisce in tempo reale all’utilizzatore lo stato di usura, componente per componente, e di prevederne eventuali guasti consentendo di pianificare e ottimizzare la sua manutenzione.

Auto elettriche: autonomia e consumi reali: la prova dei modelli più venduti d’Italia

L’auto elettrica trattata come un’auto normale e, al pari di questa, messa alla prova su strada, per vedere qual è la sua autonomia reale e a che livello è la sua efficienza. Del resto è solo questione di tempo prima che le elettriche diventino la normalità, prima cioè che possano essere usate ogni giorno per andare al lavoro, così come nel weekend per la gita fuori porta o per le vacanze estive: le Case automobilistiche hanno pianificato investimenti così importanti, sullo sviluppo delle elettriche, che indietro non si torna.

La prova si è svolta su un percorso di circa 150 km tra Roma e il lago di Bracciano; un “circuito” per il 45% urbano (35 km in centro e 33 sulle tangenziali trafficate), per il 45% extraurbano (35 km misto campagna e 33 km statali) e per il 10% autostradale (15 km).

Le sei auto scelte sono le elettriche al momento più vendute in Italia: Hyundai Kona, Jaguar I-Pace, Nissan Leaf, Renault Zoe, smart EQ fortwo e Tesla Model S. Per la prova, oltre ai giornalisti di Motor1.com Giuliano Daniele e Fabio Gemelli, sono stati ingaggiati dei driver esperti, ai quali è stato chiesto di guidare come guiderebbe una persona ogni giorno: rispettando ovviamente i limiti, evitando accelerazioni brusche, senza che questo significasse ricercare la massima efficienza. Le auto, infine, sono state usate tutte in modalità ECO, ovvero quella che riduce al minimo l’assorbimento energetico, perché è proprio questo il setup maggiormente utilizzato da chi ha un’elettrica.

Le classifiche ottenute sono due: una relativa all’autonomia e l’altra all’efficienza, cioè ai km percorsi per kW/h. Quanto alla prima, vincitrice è la Tesla Model S, in virtù del suo pacco batterie più grande di tutti gli altri, da ben 100 kW/H: 533 km. Seguono, nell’ordine: Hyundai Kona (435); Jaguar I-Pace (315); Renault ZOE R110 (276); Nissan Leaf (211); smart EQ fortwo (124). Se si parla di efficienza è la Hyundai Kona al primo posto: 13,1 kWh/100 km, seguita da Renault ZOE R110 (13,7); smart EQ fortwo (15,1); Nissan Leaf (18,9); Tesla Model S (19,5); Jaguar I-Pace.

Perché in inverno non fare il cambio ruote?

Perché in inverno non fare il cambio ruote?

Italiani in ritardo nella sostituzione dei cerchi insieme agli pneumatici.

Domani, 15 novembre, scatta l’obbligo di viaggiare su molte strade, anche dell’entroterra ligure, con pneumatici invernali o le vecchie catene da neve. L’obbligo è in vigore, anche se non sono in atto precipitazioni nevose.

Molti, per praticità punteranno al consueto cambio gomme stagionale

“Quanti italiani sostituiscono però l’intera ruota?”, è la domanda che si è posta MAK che,con la sua quasi trentennale esperienza, un fatturato di oltre 50 milioni di euro e una produzione di 600.000 ruote l’anno, promuove da sempre la cultura del cambio ruota per sensibilizzare l’automobilista all’utilizzo del secondo set completo,rispetto alla sostituzione dei soli pneumatici.

Per indagare e analizzare gli attuali comportamenti di acquisto dei consumatori e la loro conoscenza sull’argomento, l’azienda ha intervistato un campione di 1.352 persone di tutte le età (dai diciotto in su) nel nord e centro Italia, possessori di city car, auto sportive, station wagon, fuoristrada, berline o monovolume. È emerso che sono ancora pochi gli automobilisti attenti e informati sui vantaggi del cambio ruota, sui motivi per farlo e sulle effettive differenze rispetto alla sola sostituzione della gomma.

In Italia, quasi il 63% del campione preso in esame esegue abitualmente il cambio degli pneumatici, il 14% utilizza invece modelli quattro stagioni, mentre il rimanente 22% non provvedono in alcun modo alla sostituzione. Di questo 63%, alla domanda “hai mai acquistato un treno di cerchi nuovi per la tua auto?”, solo il 28% degli intervistati ha risposto in modo affermativo, contro una schiacciante maggioranza (72%) attenta solo alle gomme.

Dati negativi, ma in linea con la filosofia italiana. Basta spostarsi in altri Paesi europei per scoprire che d’inverno il cambio ruote complete sono quasi la normalità, in Germania, oltre il 70% degli automobilisti utilizza il secondo kit ruota-gomma (Fonte: Assoruote), in Italia siamo purtroppo lontani da questa percentuale, anche se negli ultimi anni la crescita è sensibile.

Questo perché nel Bel Paese sopravvive ancora il luogo comune che il cambio della ruota, più ancora di quello dello pneumatico, sia una spesa inutile, riservata esclusivamente a chi vive in zone di montagna.

Ma perché la maggior parte degli intervistati non ritiene utile cambiare l’intero kit cerchio-pneumatico? Quasi il 44% ha risposto che la spesa è troppo elevata, il 37% non ne comprende l’utilità, il 20% non reputa la propria auto abbastanza bella, nuova o potente per dedicarle tali cure e infine al 14% non interessa l’estetica della propria vettura. Dai dati emerge quindi un quadro di scarsa conoscenza da parte degli italiani per quanto riguarda il cambio cerchio: la sicurezza dell’automobile passa anche dalle ruote. Eppure si continua a non volerne sapere, a non comprenderne l’importanza, a viaggiare con misure di pneumatici – e di conseguenza di ruote – non ottimali per le condizioni stradali.

Dal sondaggio emerge che tra i criteri di scelta del cerchio, lo stile in linea con la propria vettura, design ed estetica sono fondamentali. Ragioni quindi più emozionali, per le quali anche il prezzo diventa una variabile secondaria. Importante come criterio di scelta per l’acquisto è anche il consiglio del gommista di fiducia, pronto a offrire al cliente un parere esperto e professionale. Su un totale di 381 consumatori, ben 220 si rivolgono infatti a figure specializzate, in grado di dare suggerimenti e informazioni obiettive.

Sulla base di questo scenario, MAK ha chiesto agli automobilisti quali potrebbero essere le motivazioni per eseguire il cambio ruota. Conquista la medaglia d’oro il minor costo di manodopera nel tempo, rispetto ai numerosi montaggi, smontaggi ed equilibrature dello pneumatico. Si aggiudica il secondo posto invece la sicurezza, che significa equipaggiare il veicolo con una dimensione di pneumatici e ruote più adatta per l’inverno. Il terzo gradino del podio va infine alla minore probabilità di danno in fase di cambio rispetto ai ripetuti montaggi e smontaggi stagionali degli pneumatici. Minore importanza è invece data al cambio rapido dal gommista, per un effettivo risparmio di tempo.

Perché quindi scegliere un secondo treno di ruote e gomme per la stagione invernale? La risposta oggettiva la offre MAK, azienda di riferimento nelle ruote in lega d’alluminio per l’aftermarket.

I motivi sono diversi, prima di tutto viene certamente la sicurezza: le ruote invernali devono, infatti, assicurare maggiore aderenza e tenuta di strada. Su fondi viscidi e con le temperature più fredde la soluzione migliore è quella di adottare cerchi con diametro inferiore, che consentono il montaggio di pneumatici più stretti, garantendo così un grip superiore su neve, pioggia e ghiaccio.

Opel, dieselgate: Codacons pronto a battaglia legale se confermate emissioni falsificate

Il Codacons pronto a nuove iniziative legali in merito allo scandalo “Dieselgate”, dopo l’indagine che vede coinvolta la casa automobilistica Opel e il richiamo di 100.000 vetture per ordine della motorizzazione federale tedesca.

“Chiediamo alle istituzioni italiane – dichiara il presidente Carlo Rienzi – di avviare subito verifiche volte ad accertare se il presunto scandalo riguardi anche il nostro paese, e se circolino in Italia automobili Opel con motori diesel modificati sul fronte delle emissioni”.

Proprio il Codacons fu la prima associazione dei consumatori italiana ad attivarsi sullo scandalo Dieselgate scoppiato nel 2015 e che coinvolse il gruppo Volkswagen, presentando una class action dinanzi al Tribunale di Venezia per conto degli automobilisti danneggiati e partecipando con i propri periti al procedimento penale contro gli amministratori di Volkswagen Italia.

“Siamo pronti ad avviare una battaglia legale a tutela dei proprietari di vetture Opel se sarà accertata l’eventuale falsificazione delle emissioni sulle vetture circolanti in Italia, e invitiamo il Ministero dei Trasporti ad attivarsi con urgenza per compiere tutte le verifiche del caso” – conclude Rienzi.

 

Secondo dati della Motorizzazione tedesca sarebbero 95.000 le auto coinvolte nella manipolazione dolosa del software che regola l’emissione dei gas di scarico in tutta Europa nei modelli euro 6: Zafira, Cascada e Insignia. Già in luglio era stato aperto un procedimento contro i tre modelli Opel. “Indaghiamo per il reato di frode nell’immissione sul mercato di auto diesel con software che manipola i valori sull’emissione dei gas di scarico” ha confermato il procuratore, Nadja Niesen, al quotidiano tedesco che si occupa di economia e finanza, Handelsblatt.

Limitazioni al traffico nord Italia: cosa dichiara l’ACI

Aci: “giusto stimolare un cambio culturale sulla mobilità, ma servono incentivi per il rinnovo del parco veicolare e un approccio sistemico scientifico per risolvere il problema dello smog”

Sono partiti nel Nord dell’Italia i nuovi divieti alla circolazione per i veicoli a benzina Euro0 e per i diesel Euro0, 1, 2, 3, con l’aggiunta degli Euro4 per l’Emilia Romagna. Le finalità di tali provvedimenti sono evidenti: cercare di contenere le sostanze inquinanti e le polveri sottili nella Pianura Padana, che nei mesi invernali subisce un peggioramento della qualità dell’aria a danno dei cittadini.

Tali limitazioni sono ormai un appuntamento ricorrente per gli italiani, arrivando ad interessare almeno 3,5 milioni di veicoli, tra autovetture (2,8 milioni) e furgoni (circa 700mila), riducendo la libera mobilità di famiglie e lavoratori. A ciò si aggiunge il danno economico che ricade su chi ha già difficoltà a sostituire l’auto e ora si vede azzerare il valore del proprio usato.

ACI e gli automobilisti comprendono le ragioni delle nuove misure che mirano soprattutto a fermare i veicoli più datati e obsoleti, non solo più inquinanti ma anche meno sicuri nella capacità di scongiurare gli incidenti o almeno attenuarne le conseguenze. E’ però di difficile comprensione il blocco dei veicoli omologati Euro4, tecnologicamente già avanzati e con meno di dieci anni di vita, spesso con pochi chilometri all’attivo. Appare poi paradossale ipotizzare il blocco di ogni diesel, anche i sofisticati Euro6.

In ogni caso, ACI richiama due elementi imprescindibili per la vita dei cittadini, al Nord come in tutto il Paese.

1.  Il coinvolgimento di così tanti italiani pone un problema di accessibilità alla mobilità: occorrono nuove soluzioni e valide alternative, al di là dei proclami, a cominciare da un improrogabile miglioramento del servizio pubblico di trasporto.

2.  Scelte di tale portata sulla vita quotidiana devono muovere da dati scientifici senza ogni forma di pregiudizi, parole d’ordine o mode.

Per il primo punto, ACI sollecita l’ammodernamento del parco circolante, incentivando la rottamazione dei veicoli fino a Euro3 e supportandone la sostituzione con auto usate che siano almeno Euro4. Ciò abbatterebbe fino al 50% le sostanze inquinanti e i gas serra generati dal traffico privato a parità di chilometri percorsi, riducendo drasticamente anche il numero di incidenti, morti e feriti sulle strade.

Per il secondo punto, l’Automobile Club d’Italia evidenzia come i diesel Euro6 oggi sul mercato, ma anche i precedenti Euro5, impattino sull’ambiente in modo irrilevante rispetto al passato: un solo veicolo Euro1 fa registrare le stesse emissioni di una flotta di 28 Euro6. La sostenibilità dei diesel è ormai paragonabile ai veicoli a benzina, con valori perfino inferiori sui gas serra. La loro criminalizzazione non trova alcuna giustificazione e rende più difficile la transizione verso altre forme di alimentazioni “verdi”, come  l’elettrico, che richiedono ancora diversi anni.

L’ACI è favorevole ad ogni azione mirata a stimolare un cambio culturale sulla mobilità, in particolare quella urbana, migliorando di pari passo l’aria che respiriamo. E’ essenziale però basare ogni strategia sull’oggettività dei dati scientifici, che evidenziano come la maggior parte delle sostanze inquinanti – tra il 60 e il 90 per cento, a seconda delle sostanze nocive – sia generata dai riscaldamenti privati, dalle industrie e dalla produzione di energia: prima di puntare alle auto, bisogna intervenire su queste fonti.

Revisioni auto e moto: Suv e scooter pagano stessa tariffa

La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

Blog su WordPress.com.

Su ↑