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Gino Bruni

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Manutenzione Auto

Manutenzione e riparazioni auto in Liguria: nel 2021 spesi 651,7 milioni

Nel 2021 gli automobilisti della Liguria hanno speso 651,7 milioni di euro per provvedere alla manutenzione e alla riparazione delle proprie autovetture. È una somma in aumento del 5,4% rispetto al 2020. La provincia di Imperia è quella che nel 2021 ha fatto registrare il maggiore aumento della spesa (+6,0%), seguita da Savona e La Spezia (+5,4% per entrambe) e Genova (+5,2%). Questi dati derivano da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec, la struttura di ricerca di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.

A livello nazionale nel 2021 la spesa per la manutenzione e la riparazione delle autovetture è stata di 28,6 miliardi. Si tratta di una cifra in aumento del 5,8% rispetto alla spesa corrispondente relativa al 2020.

La spesa è tornata a salire al confronto con il 2020, ma è ancora lontana rispetto ai livelli fatti registrare negli anni immediatamente precedenti. L’Osservatorio Autopromotec ricorda che la spesa per la manutenzione e la riparazione è influenzata dalla variazione dei prezzi per i servizi di assistenza alle auto, dalla variazione del parco circolante di autovetture e dalla variazione del numero di interventi di officina. Nel 2021 i prezzi dei servizi di assistenza alle auto sono cresciuti dell’1,4% su base annua, a fronte di un leggerissimo aumento del parco circolante di autovetture (+0,3%) e di un incremento delle attività di officina che, in base alle stime dell’Osservatorio Autopromotec, è stato del 4%. L’esborso complessivo nel 2021 stimato dall’Osservatorio Autopromotec, pari a 28,6 miliardi di euro, fa crollare la spesa per la manutenzione e la riparazione auto ai livelli del 2015, riportando l’intero settore indietro di quasi sette anni.

Annuario ACI 2022 lo studio sull’auto

AUTO 2021: LEGGERA RIPRESA  MA SEMPRE PIÙ MERCATO DI SOSTITUZIONE

PRIME ISCRIZIONI VEICOLI: +10,1% –  AUTOVETTURE: +5,4% (1,5MLN UNITÀ)

AUTO CIRCOLANTI: SOLO 29MILA IN PIÙ

PARCO CIRCOLANTE SEMPRE PIÙ VECCHIO

ETÀ MEDIANA AUTO: 12,2 ANNI – EURO 0-1-2 = 7,2MLN (18% TOT.) HANNO ALMENO 19 ANNI

CRESCE (+16,2%) LA SPESA PER L’AUTO: 144MLD/€

COSTO MEDIO: 3.600 € (+500 € = +15,9%)

ACQUISTO E AMMORTAMENTO: 41MLD = +9,1%

BENZINA: 39MLD (+33,3%)

MANUTENZIONE E RIPARAZIONE: 25MLD (+17,4%)

CRESCE (+17%) GETTITO FISCALE: 62MLD/€

CARBURANTI: 34,7MLD, IVA ACQUISTO: 7,4MLD, “BOLLO”: 6,5MLD

Con +10,1% di prime iscrizioni di veicoli e +5,4% di autovetture (1.520.000 unità, rispetto alle 1.440.000 del 2020), il mercato auto 2021 fa registrare una leggera ripresa, dopo la crisi nella quale era precipitato a causa del COVID19 toccando, nel 2020, il livello più basso degli ultimi 20 anni. Livelli ancora molto lontani, sia dagli anni di maggiore sviluppo del settore – quando le prime iscrizioni al PRA superavano i 2milioni di unità – sia rispetto al triennio 2017-19, quando si osservano circa 1.900.000 immatricolazioni/anno.

Sono queste le indicazioni principali che si ricavano dall’Annuario ACI 2022, consultabile, da oggi, su http://www.aci.it/laci/studi-e-ricerche/dati-e-statistiche.html.

Mercato di sostituzione: nel 2021 solo 29mila auto in più. 672 auto ogni 1000 abitanti

Il mercato auto appare sempre più un mercato di sola sostituzione. Nel 2021, infatti, le auto circolanti sono cresciute di sole 29mila unità. Un quadro dovuto, probabilmente, al fatto che si è quasi raggiunto il punto di saturazione. Il rapporto autovetture/popolazione residente risulta, infatti, pari a 672 auto x 1000 abitanti. Se si considerano, invece, i veicoli nel loro insieme, il rapporto sale a 897 veicoli ogni 1.000 abitanti (entrambi valori in crescita rispetto al 2020). I due indici sono i più alti in Europa.

Priorità: svecchiare il parco. Età mediana auto 12,2anni; 7,2mln di auto hanno 19 anni

Urge svecchiare il parco circolante. Nel 2021, infatti, l’età mediana delle auto è di 12 anni e 2 mesi (4 mesi in più rispetto al 2020). Le euro 0-1-2 (che hanno almeno 19 anni) sono 7.232.410, poco meno di 1 su 5 (il 18% circa del totale); le rottamate – 1.491.282 – presentano un’età mediana di 17 anni e 5 mesi (5 mesi in più del 2020).

Cresce (+16%) la spesa per l’auto: 144mld = 20 in più del 2020. Spesa media annua: 3.600€

Cresce (+16,2%) la spesa per l’auto, che, nel 2021, supera di poco i 144 miliardi di euro: circa 20 miliardi in più rispetto al 2020. La spesa maggiore (41mld) è rappresentata da acquisto e quota di ammortamento, in aumento del (9,1%). Seguono carburante (39mld) – che fa registrare l’aumento maggiore: +33,3% – e manutenzione e riparazione (25mld), aumentata del 17,4%. Nel 2021, la spesa media sostenuta per utilizzare l’auto risulta di circa 3.600 euro, in aumento di circa 500 euro (+15,9%) rispetto al 2020.

SPOTICAR, la scelta sicura per il veicolo usato.

Spoticar, brand europeo del gruppo Stellantis è garanzia di professionalità e certifica la qualità dei prodotti commercializzati.

“Che si tratti di un privato oppure di un’azienda, Spoticar ha un compito preciso: accompagnare l’utente nella scelta del proprio veicolo usato.”  Lo sottolinea Roberto Pastore, Marketing Manager di Spoticar, mentre ricorda che nell’offerta sono incluse sia vetture che veicoli commerciali.

La rete abbraccia tutto il territorio italiano e garantisce l’usato dopo ben 100 punti di controllo. Motore, carrozzeria, comparto elettrico, certificazione dei chilometri percorsi e test drive prima della consegna, fanno parte della routine che precede l’ingresso in showroom del veicolo.

Le garanzie proseguono anche dopo l’acquisto, poiché ogni veicolo Spoticar potrà beneficiare di una copertura per 12 mesi o per i primi 15.000 chilometri, senza ulteriori costi di manutenzione. La garanzia include soccorso stradale, veicolo sostitutivo gratuito in caso di panne, rientro a casa ed eventuale soggiorno in albergo.

Non ultimo, l’esclusiva formula “soddisfatto o rimborsato Spoticar offre anche la possibilità di rimborsare o sostituire la vettura, entro i 10 giorni lavorativi successivi alla consegna, dopo l’opportuna verifica sulle condizioni della vettura.

 L’usato di qualità Spoticar include non solo i brand del gruppo Stellantis, ma tutti i marchi, con qualunque chilometraggio, a condizione che non superino i 10 anni. L’offerta si estende ai modelli elettrici, ibridi o ibridi plug-in, accogliendo il nuovo trend di ricerca dell’usato.

L’acquisto di un veicolo di seconda mano Spoticar fornisce le stesse prerogative che riguardano il nuovo. A iniziare dalla permuta di un altro veicolo, che viene quotato gratuitamente dagli specialisti Spoticar. Analoga è anche la possibilità di finanziare l’acquisto, con piani di rateizzazione in base alle esigenze individuali.

Che il percorso di acquisto inizi online dal sito web Spoticar.it, oppure presso gli 150 showroom presenti sul territorio nazionale, l’esperienza di acquisto sarà sempre in nome di semplicità e di esclusive garanzie.

Gli pneumatici non scadono?

Gli pneumatici non sono prodotti alimentari, quindi non hanno una scadenza.

Assogomma, l’Associazione nazionale dei produttori di pneumatici, ribadisce ancora una volta che non vi è alcuna correlazione tra la data di fabbricazione di uno pneumatico e la sua durata né tanto meno effetti sulle caratteristiche prestazionali.

“Nelle ultime settimane, su un sito tedesco specializzato in vendite on-line di pneumatici, è apparsa la richiesta di un sovrapprezzo di 9,90 euro a gomma, per pneumatici con data di fabbricazione 2021. Una richiesta non giustificabile sotto qualunque profilo, specialmente sotto quello tecnico – afferma Fabio Bertolotti Direttore di Assogomma – Si lascia intendere che lo pneumatico sia un prodotto deperibile al pari di un alimento e che pertanto il suo valore possa essere correlato alla data della sua produzione, cioè alla sua “freschezza”. Una proposta commerciale fuorviante in quanto, a fronte di un maggiore esborso, il consumatore non ottiene nessun vantaggio tecnico prestazionale perché questo plus non esiste. Per dare una spiegazione facilmente comprensibile a tutti i consumatori si può fare un paragone con l’acquisto di un paio di scarpe che come gli pneumatici non sono prodotti alimentari né tanto meno deperibili. Quando andiamo a scegliere le nostre scarpe noi consumatori non consideriamo la loro data di produzione e non ci poniamo il dubbio sulla data di scadenza. I nostri criteri per scegliere una calzatura sono ben altri: consideriamo la loro qualità che noi consumatori associamo quasi sempre alla marca. Ebbene, gli pneumatici sono come le nostre scarpe che non si scelgono in base a quando sono state prodotte né tanto meno in funzione della loro data di scadenza, che non esiste, ma in funzione della marca e delle loro caratteristiche tecniche specifiche.”.

La data di produzione di uno pneumatico è un’informazione obbligatoria nell’Unione Europea per consentire al Costruttore dello pneumatico stesso di tracciare e rintracciare il lotto di produzione in caso di possibili non conformità. E’ un’informazione che non ha alcuna utilità per il consumatore finale, né è pensata per stabilire la durata del prodotto. La sigla DOT non è una marcatura obbligatoria nell’UE, ma solo negli Stati Uniti e quindi potrebbe, anche non essere presente sullo pneumatico.

Ma allora quanto dura uno pneumatico?

Non è possibile determinare a priori la durata di uno pneumatico perché sono tanti i fattori che ne influenzano la vita.

A parità di prodotto, la durata è principalmente influenzata dalle condizioni di utilizzo, in altre parole la combinazione tra stile di guida e veicolo sul quale lo pneumatico è montato. E’ necessario dunque considerare carichi, velocità, mantenimento delle pressioni di gonfiaggio, tipologia e condizioni delle strade percorse, urti dovuti a buche e marciapiedi, esposizione ad agenti atmosferici (sole, acqua, temperature, ecc.).

Ma ancor prima della sua entrata in esercizio, la vita di una gomma è determinata dalle condizioni in cui è stata conservata fino al momento di essere montata su un veicolo, infatti, lo stato di conservazione è direttamente correlato al corretto immagazzinamento. Temperatura, umidità, fonti di calore, luce e raggi ultravioletti, contatto o vicinanza con altre sostanze quali ad esempio solventi, idrocarburi, olii e grassi sono tutti fattori che influiscono sullo stato del prodotto. Sul sito http://www.pneumaticisottocontrollo.it sono consultabili e scaricabili le raccomandazioni europee ETRTO, redatte e aggiornate periodicamente dall’Associazione tecnica del Costruttori di pneumatici. Queste raccomandazioni sono seguite scrupolosamente dalle Aziende leader nella produzione di pneumatici che investono ingenti risorse non solo in ricerca, per migliorare il prodotto ai fini prestazionali, ma anche per assicurare nel tempo elevati standard di sicurezza stradale.

“Gli pneumatici non sono dei prodotti “usa e getta” – afferma Fabio Bertolotti – “Sono un esempio di economia circolare. Vengono sempre più concepiti per migliorare la loro durata, per essere riutilizzabili, riciclabili, recuperabili, ecc. Una maggiorazione di prezzo, sulla base della freschezza di una gomma, oltre che essere tecnicamente ingiustificabile, va in una direzione diametralmente opposta agli indirizzi di sostenibilità che i Costruttori di  pneumatici già seguono e seguiranno sempre più in futuro”.

Autostoriche: corso per la formazione dei giovani

Il Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca (CMAE) da quattro anni lavora a fianco del CAPAC – Politecnico del Commercio e del Turismo per la formazione dei giovani nell’ambito del corso di “Tecnico riparatore veicoli a motore auto e moto d’epoca”. L’iniziativa per la formazione di giovani restauratori appassionati, desiderosi di imparare a conservare la cultura e l’importante eredità del motorismo storico.

 Istituito dal CMAE insieme al Registro Italiano Porsche 356 e ASI e con il supporto di Confcommercio, il corso quest’anno è giunto alla sua 4ª edizione.

Rivolto agli studenti in possesso della qualifica triennale di Operatore alla riparazione dei veicoli a motore, il corso prevede che il monte ore complessivo (990 ore) sia suddiviso secondo la metodologia dell’alternanza scuola-lavoro: 495 ore di attività formativa in aula e laboratorio e 495 ore di stage presso le aziende partner, dedicate alla formazione tecnica specifica sul tema delle auto d’epoca.

“Siamo molto orgogliosi di aver dato vita al corso di Tecnico riparatore veicoli a motore auto e moto d’epoca e di collaborare con un’istituzione così importante per la formazione dei giovani come il CAPAC. Con questo corso vogliamo trasmettere ai ragazzi il valore culturale dell’auto d’epoca e incanalare la loro passione in una professione” – afferma Emanuele Vittorio Gioacchini, Presidente del CMAE.

Gabriele Cartasegna, direttore del CAPAC, sottolinea: “In un momento storico in cui la formazione è così importante, con quattro sedi dislocate nel nord Italia (due a Milano, una a Lodi e una a Legnano) noi prepariamo all’ingresso del mondo del lavoro circa 200 ragazzi all’anno con un profilo altamente specializzato che permetterà loro di farsi strada nel mondo professionale. Ci auguriamo che questo corso sia solo il primo di tanti progetti da costruire insieme al CMAE nei prossimi anni”.

La formazione ruota attorno a quattro moduli che rappresentano le altrettante macro aree tematiche del restauro dei veicoli d’epoca: la meccanica, la carrozzeria, l’impianto elettrico e la tappezzeria. Durante la prima fase gli allievi iniziano con l’apprendere i presupposti fondamentali del restauro, esercitandosi presso l’officina scolastica su vetture storiche generosamente messe a disposizione da alcuni soci delle Associazioni sostenitrici. Successivamente gli studenti iniziano il periodo di tirocinio formativo presso le aziende partner.

Il corso ogni anno porta al diploma professionale 16 giovani altamente specializzati. Molti di loro, infatti, riescono immediatamente a inserirsi nel mondo del lavoro, spesso all’interno delle aziende presso cui avevano svolto il tirocinio formativo.

AsConAuto: una rete diffusa sul territorio al servizio della clientela.

AsConAuto, l’Associazione Consorzi Concessionari Autoveicoli, nasce nel 2001 a opera di alcuni imprenditori italiani del settore automotive  per unire le forze dei singoli Consorzi di Concessionari in modo da incrementare la vendita dei ricambi originali e abbattere i costi fissi di distribuzione.

L’Associazione  fa ricorso alla innovazione e mette a punto negli anni iniziative inedite, servizi  innovativi e strumentazioni originali  che permettono  di proporre al mercato una offerta di ricambi originali a costi contenuti, attraverso un processo  costante di ottimizzazione delle risorse e un efficiente servizio di distribuzione a officine e carrozzerie.

I Consorzi hanno così distribuito ricambi originali per un controvalore che ha superato i 5 miliardi di euro. 

I 945 Concessionari, soci dei 26 Consorzi,  che compongono la rete associativa attiva in 94 Province sviluppano il fatturato per gli autoriparatori, che oggi sono 22.277 sul territorio nazionale.

Il conto economico  di AsConAuto del 2020, anno profondamente  e dolorosamente segnato al ribasso dagli effetti della pandemia, dimostra la  concreta qualità del progetto associativo nei numeri raggiunti e documenta la capacità di  adattarsi dimostrata dalla rete sul territorio.

 “In quello che è stato definita  a livello globale come l’annus horribilis per  il nostro comparto  per via dei disastrosi effetti  provocati dalla pandemia,  la nostra  rete associativa dimostra la sua resilienza. – osserva Fabrizio Guidi, presidente AsConAuto e componente del Cda Federauto –

L’’autoriparazione si conferma attività essenziale per l’automobilista, l’avvenuta adozione di processi di digitalizzazione e di ottimizzazione si rivela efficace: tutti elementi che permettono la tenuta del nostro modello di business. Il volume di affari  sviluppato nel 2020 è pari a  oltre 625 milioni di  euro con una diminuzione soltanto del 10,33 per cento rispetto al risultato dell’anno precedente: una sorta di risultato quasi miracoloso  di fronte alle molte cadute vertiginose che segnano dolorosamente la economia del nostro Paese  a causa della drammatica congiuntura conseguente alla pandemia del Covid-19. La nostra tenuta è stata sostanziale, superiore a quella del resto del settore automotive, che comunque ha provato a reagire grazie agli incentivi che hanno consentito al mercato di recuperare risorse. Perciò siamo in grado di guardare con rinnovata fiducia al nostro lavoro in questo avvio di un anno che speriamo possa ritrovare situazioni di normalità. Il nostro progetto, che oggi può contare sulla partecipazione di oltre l’80% dei Concessionari italiani, vede in  ogni consorzio una parte del cuore di AsConAuto che, attraverso la salvaguardia di una identità locale,  offre nel contempo al singolo Concessionario un supporto concreto, innovativo, tecnologicamente all’avanguardia per fornire  al maggior numero di autoriparatori  presenti sulla propria area geografica di riferimento ricambi originali e servizi accompagnati da una elevata professionalità. Un presidio realizzato sul territorio in modo capillare e che si è svolto in costante sicurezza anche nelle difficili nuove modalità lavorative collegate alla presenza della pandemia, garantendo così una certezza di assistenza per la logistica indispensabile, in funzione dell’apertura dell’attività prevalente nei nostri Consorzi che resta  la  vendita dei ricambi originali da parte delle concessionarie associate verso gli autoriparatori affiliati al network associativo. Negli anni la costante ricerca di ottimizzazione, il ricorso alla innovazione, l’uso permanente della digitalizzazione hanno portato la nostra Associazione a essere un punto di riferimento, a livello nazionale e  su scala europea,  grazie a un modello di business unico e che ha saputo dimostrare la sua tenuta anche in condizioni difficilissime e totalmente inedite come quelle che hanno contraddistinto la nostra attività sul territorio lo scorso anno. Il futuro si presenta irto di ostacoli  ma ci conforta  la consolidata capacità  di mantenere valore  generatore  di business per la rete associativa anche durante i mutamenti innescati da Covid-19.  Nelle fasi di maggiore criticità collegate alle emergenze il nostro sistema associativo ha fatto fronte  univoco e non si è  praticamente fermato, cercando di rispondere alle nuove difficoltà con la forza delle squadre operative rimaste attive sul territorio per presidiare e garantire la logistica. Una efficace testimonianza di professionalità  sul territorio molto apprezzata dalla clientela  e che contribuisce validamente alla sua ulteriore  fidelizzazione. Nel 2021 sono 20 gli anni di lavoro insieme che dimostrano come il progetto sia vincente anche nelle peggiori criticità. Perché le persone, che ne fanno parte, condividono mission e valori, affrontando, con coraggio da “costruttori” di futuro, anche le nuove difficili sfide che si presenteranno”.

Benzina in Italia c’è una novità: aumenta di prezzo

Caro carburanti pesa su possibilità di ripresa per aziende e famiglie da crisi Covid 

Preoccupa il boom dei carburanti con lo “spread” alla pompa che in Italia rispetto alla Germania fa segnare un +8% di spesa al litro su benzina e diesel a febbraio 2021.

E’ quanto emerge da un’elaborazione dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop), su dati Globalpetrolprices in relazione agli ultimi aumenti sui prezzi dei carburanti comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Mise. 

Con l’Italia che è nella top ten europea e mondiale per il costo più alto di benzina e diesel – spiega Uecoop – il caro carburanti ha pesanti ripercussioni sui bilanci di imprese e famiglie e rappresenta un freno alle possibilità di rilancio del Paese già piegato dall’emergenza Covid. 

Secondo il 65% delle imprese bisognerà aspettare almeno la seconda metà del 2021per una ripresa dell’economia italiana mentre una quota minoritaria di ottimisti (14%) pensa che il Paese potrebbe ripartire già entro il primo semestre dell’anno secondo l’indagine di Uecoop su un campione nazionale di aziende. 

I prezzi del pieno al dettaglio da nord a sud della Penisola possono variare – sottolinea Uecoop – a seconda che si vada in una pompa servita o self service, che ci si trovi dentro la rete autostradale oppure che si faccia rifornimento in una cosiddetta pompa bianca, ossia fuori dalla rete delle grandi aziende petrolifere.

Per famiglie e imprese non c’è solo la spesa del pieno ma anche quella per il bollo auto che supera i 6,7 miliardi di euro a livello nazionale – evidenzia Uecoop – oltre alle nuove limitazioni al traffico e la spesa, nonostante i bonus statali, per l’acquisto di veicoli meno inquinanti.

Revisioni Auto in calo nel 2020

Forte impatto della pandemia sulla spesa per le revisioni. A livello nazionale il calo è stato del 7%
-9,8% la spesa per le revisioni auto in Liguria nel 2020
 19,8 milioni di euro. È questa la cifra che gli automobilisti della Liguria hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzate. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 22 milioni di euro, vi è stato un calo del 9,8%. Questa importante contrazione della spesa è da attribuire essenzialmente ad una riduzione dei veicoli revisionati, che sono stati 295.946 contro i 328.262 del 2019 (-9,8%). Il calo del numero delle revisioni eseguite è dovuto alla pandemia e in particolare alle limitazioni degli spostamenti non necessari per il contenimento del virus durante il lungo periodo di lockdown generalizzato della primavera scorsa (marzo-maggio). Tali limitazioni hanno portato quindi all’impossibilità per molti automobilisti di portare i mezzi alla revisione in tempo, o comunque alla necessità di posticiparne la scadenza. I dati fin qui citati emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su informazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec fornisce anche un prospetto sulla spesa per le revisioni auto nelle province liguri. Ne emerge che la provincia che nel 2020 ha registrato il maggiore calo della spesa rispetto al 2019 è Savona (-11%). A Savona seguono Genova (-10,8%), Imperia (-8,8%) e La Spezia (-5,9%).

A livello nazionale la cifra complessiva che gli italiani hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzata è stata di 892,7 milioni di euro. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 959,6 milioni di euro, vi è stato un calo del 7%.

Una mobilità condivisa più efficiente ci farebbe risparmiare fino a 935 euro l’anno

La paura del Covid spinge gli italiani verso un uso ancora più massiccio dell’automobile privata, che costa mediamente 3.926 euro l’anno tra acquisto, carburante, tasse e spese di esercizio, ma senza alternative adeguate dal sistema di trasporto pubblico e dal car sharing, le famiglie vedono crescere la spesa per gli gli spostamenti: secondo la Fondazione Filippo Caracciolo di ACI, che ha presentato alla Luiss di Roma uno studio sulla mobilità condivisa nelle città italiane, ogni spostamento urbano costa mediamente 4,5 euro in scooter sharing, 7,2 euro con un’auto condivisa e 11,9 euro in taxi. Un esborso elevato se rapportato con quello del trasporto pubblico (bus/metropolitana), pari a 1,5 euro. 

Lo studio è frutto di un lavoro di analisi, nel quale i ricercatori della Fondazione hanno effettuato svariati test sulle strade della Capitale.  Oltre ai risultati raccolti sul campo, la ricerca contiene dati inediti forniti dagli operatori della mobilità condivisa oestratti dal Pubblico Registro Automobilistico, dalle risultanze delle scatole nere dei veicoli e dalle statistiche ACI-Istat sugli incidenti stradali. 

La Fondazione Caracciolo evidenzia anche i costi indiretti delle inefficienze della mobilità che si ripercuotono sulle tasche delle famiglie: se taxi e scooter sharing sono i più rapidi per muoversi in città (velocità media per entrambi di circa 19 km/h), l’auto condivisa sconta una perdita di competitività nella ricerca di parcheggio, che può arrivare a superare il 30% del tempo complessivo di viaggio, mentre il mezzo pubblico è penalizzato da un’attesa media alla fermata di 20 minuti.

Confrontando i costi di spostamento tra chi si muove esclusivamente con l’auto propria e chi invece in forma plurimodale (autobus, con veicoli in sharing e a noleggio e taxi) la Fondazione Caracciolo evidenzia che l’automobile di proprietà risulta la soluzione meno cara solo per chi percorre più di 8.000 km ogni anno in ambito urbano ed extraurbano.

La convenienza dei sistemi di sharing può cambiare considerevolmente in presenza di adeguate politiche pubbliche. In uno scenario futuro di promozione della mobilità sostenibile, a fronte della riduzione dei costi di car sharing di almeno il 15% (legata alla minore perdita di tempo per la disponibilità di parcheggi riservati) e all’abbattimento del 10% della durata delle corse in taxi (derivante da un aumento delle corsie preferenziali o dalla riduzione della congestione), le alternative all’auto privata risulterebbero più convenienti per una percorrenza complessiva annuale inferiore a 11.000 km annui.

Quantificando tali benefici, il ricorso alla mobilità condivisa farebbe risparmiare alle famiglie ogni anno tra i 390 e i 935euro rispetto all’utilizzo dell’auto propria. 

La convivenza fra i vecchi e nuovi abitanti delle strade – afferma Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Filippo Caracciolo e vice presidente dell’Automobile Club d’Italia – dovrà essere accompagnata da un’equilibrata regolamentazione da parte del legislatore nazionale e delle amministrazioni locali, chiamati oggi, più che mai, ad uno sforzo straordinario teso a ricreare le nuove basi della mobilità post Covid. La capacità di rinnovare in chiave tecnologica il trasporto pubblico, rendendolo sempre più connesso e facendolo convivere in modo sinergico con soluzioni su misura di trasporto privato e in sharing, rappresenta la vera sfida per rendere le nostre città moderne metropoli, in grado di soddisfare esigenze di spostamento sempre più flessibili, con soluzioni che risultino al tempo stesso sostenibili, accessibili e sicure”.

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