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Gino Bruni

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Sicurezza Stradale

Codice della Strada: dal nuovo testo luci e ombre.

Non convince il Codacons la riforma del Codice della Strada, attualmente al vaglio della Camera dopo la corsia preferenziale imposta dal Dl Semplificazioni.

Le novità introdotte dalla riforma rischiano di non avere alcun effetto sul fronte della sicurezza stradale, ma la cosa più grave è che manca qualsiasi riferimento ai monopattini elettrici, mezzi che si stanno diffondendo velocemente nel nostro paese dando vita ad abusi e incidenti anche gravi dovuti proprio alla mancanza di regole – spiega il Codacons.

Nel dettaglio l’associazione rileva come l’inasprimento delle sanzioni verso chi usa il cellulare alla guida e l’introduzione della responsabilità dei conducenti per il mancato uso delle cinture di sicurezza o del casco da parte dei passeggeri di auto o moto, sono misure che non avranno alcun effetto concreto se non accompagnate da un incremento dei controlli sul territorio, e il rischio concreto è che i trasgressori continuino a farla franca approfittando proprio della carenza dei controlli.

Promosso invece a pieni voti lo stop alle pubblicità su veicoli e strade il cui contenuto abbia messaggi sessisti, offensivi o stereotipati, pubblicità che degradavano le nostre città determinando spesso incidenti lungo le strade – conclude il Codacons.

L’Automobile Club di Genova partecipa alla Settimana europea della mobilità 2020

“Emissioni zero, mobilità per tutti” è il tema della Settimana Europea della Mobilità, giunta, quest’anno, alla 19a edizione: appuntamento irrinunciabile per chi vuole impegnarsi sulla strada della sostenibilità e del miglioramento della qualità della vita nelle nostre città.

Sino al 22 settembre, milioni di cittadini europei in centinaia di città festeggeranno la mobilità sostenibile, lanciando, in contemporanea, un messaggio forte per sensibilizzare istituzioni, media e opinione pubblica al rinnovamento e al cambiamento dei propri stili di vita.

L’Automobile Club d’Italia, insieme all’Automobile Club di Genova, partecipano alla Settimana Europea della Mobilità promuovendo e sostenendo l’importanza di attuare scelte di trasporto economicamente sostenibili volte a favorire un ambiente urbano con emissioni sempre più ridotte, città smart a “mobilità intelligente”, e, soprattutto, inclusive, per raggiungere l’ambizioso ma fondamentale traguardo delle emissioni zero entro il 2050, così come dichiarato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

“Bisogna preferire mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, diffondere una migliore conoscenza sul tema delle emissioni collegate all’impiego dei diversi carburanti, e adottare comportamenti che rispettino sia le persone che l’ambiente, anche quando si utilizzano mezzi ecologici, per favorire l’accessibilità e l’inclusività di tutti i cittadini – ha affermato Giovanni Battista Canevello, presidente dell’Automobile Club di Genova.

“Un ambiente sostenibile e sicuro è la base imprescindibile della nostra mobilità presente e futura – ha continuato Canevello – la prevenzione dell’incidentalità e l’adozione di comportamenti corretti da parte di tutti – automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni e utilizzatori dei nuovi veicoli di mobilità leggera- deve, poi, costituire una priorità correlata alla sostenibilità, in quanto le finalità sono condivise: rispetto del diritto a muoversi in un ambiente idoneo, non pericoloso ma, soprattutto, non dannoso per la salute”.

 

Il Video

https://youtu.be/P4WqZLRxdi8

Riforma Codice della Strada: per ACI si va nella direzione sbagliata

“ACI è sempre soddisfatta quando il Legislatore si occupa di sicurezza stradale – la nostra battaglia quotidiana – soprattutto, se interviene per semplificare il Codice della Strada, trasformandolo in un Codice dei Comportamenti, che indichi come ci si deve comportare quando ci si muove su una strada. In questa occasione, però, purtroppo così non è. Anzi: ci si muove nella direzione opposta”, è quanto ha dichiarato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, commentando la nuova proposta di riforma del Codice della Strada.

“Riteniamo, ad esempio un errore – ha proseguito Sticchi Damiani – scrivere nel CdS che la durata del giallo debba essere almeno di 3 secondi, perché può creare malintesi e far tarare tutti i gialli semaforici sui 3 secondi, come se fossero tutti uguali. L’individuazione della giusta durata del giallo semaforico deriva, invece, da un calcolo complesso e unico per ogni incrocio”.

“Non ci sembra corretta anche la possibilità di istallare autovelox perfino sulle strade locali dove vige il limite orario di 30 Km/h. L’autovelox – ha rilevato il Presidente dell’ACI – è un utile strumento per controllare e limitare la velocità degli utenti nei punti più critici o pericolosi, nei quali è opportuno avere la certezza che la velocità venga ridotta, in modo da consentire di guidare in sicurezza. È, viceversa, diseducativo – quando non addirittura pericoloso – l’autovelox diffuso, magari installato per far cassa e nemmeno correttamente segnalato, secondo quanto previsto dalla normativa”.

“Una particolare attenzione meritano, inoltre – secondo Sticchi Damiani – tutti i provvedimenti riguardanti le biciclette. Restiamo fermamente contrari alle bici contromano ed alla possibilità che possano transitare sulle corsie riservate al trasporto pubblico. I dati di incidentalità ci dicono che si tratta di pratiche estremamente pericolose, anche in considerazione dell’esposizione al rischio del ciclista rispetto ai veicoli a quattro ruote: più di 50 volte superiore!”

“Inoltre – a leggere la proposta – sembrerebbe che, in città, basti imporre il limite di 30 km/h e la bicicletta possa fare tutto: avere la precedenza su tutti, procedere in senso di marcia opposto a quello dei veicoli, andare appaiati e magari sorpassare. Questa sorta di “deregulation” della mobilità ciclabile ha, secondo noi, un forte effetto diseducativo: alle biciclette tutto è permesso e, per conseguenza, anche ai monopattini elettrici, che sono equiparati ai velocipedi, mentre è evidente che, nella mobilità metropolitana, l’anarchia non va assolutamente d’accordo con la sicurezza stradale!”

“Infine, sembrerebbe che da domani anche gli operatori ecologici possano emettere multe o far rimuovere i veicoli. Ci auguriamo che le cose non stiano così e che la proposta riguardi solo l’ampliamento delle funzioni degli ausiliari del traffico che – ricordiamo – devono limitarsi a segnalare l’infrazione al Corpo di Polizia Municipale. Né vogliamo prendere in considerazione la possibilità che queste nuove figure si sostituiscano al Corpo di Polizia Municipale”.

“In conclusione, è positiva l’attenzione alla sicurezza in ambito urbano, dove ancora sono troppi numerosi gli incidenti ed i morti. Ma siamo preoccupati che l’applicazione alla realtà di tali norme, inserite nel CdS, risulti difforme e differenziata da Comune a Comune, creando confusione e comportamenti insicuri agli utenti della strada”.

Vanno sempre più a ruba le auto a noleggio: quasi cinque al giorno.

Quasi cinque al giorno i furti di  auto a noleggio a  breve termine: 1.800 in un anno.

“Non conosce crisi l’industria criminale dei furti di  auto in noleggio a breve termine. Nell’ultimo anno sono state 1.800 le vetture e i furgoni sottratti, quasi cinque ogni giorno, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Un trend preoccupante, in decisa controtendenza rispetto al graduale calo del fenomeno dei furti d’auto nel nostro Paese e che produce un danno per gli operatori pari a 12,5 milioni di euro. Il 90% degli episodi si concentra in cinque Regioni: Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Lombardia. Continua a produrre risultati positivi la controffensiva messa in campo dalle società di noleggio che, grazie alla dotazione di dispositivi hi-tech, riescono oggi a recuperare quasi la metà dei veicoli rubati”.

Sono questi i principali dati e trend che emergono dall’analisi annuale elaborata da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, sul trend dei furti; una piaga che continua a colpire pesantemente le società di rent-a-car, generando gravi danni ai bilanci e all’operatività delle società di autonoleggio.

I dati evidenziano un trend in decisa controtendenza rispetto a quanto si registra a livello nazionale, con le organizzazioni criminali che negli anni hanno ridotto i volumi delle  auto sottratte per focalizzarsi su quelle più redditizie e appetibili per il mercato nero dei ricambi e per l’esportazione nei Paesi dell’Est Europa.

Tra le vetture monitorate con particolare attenzione, un ruolo di primo piano è riservato a quelle a  noleggio, sempre nuove e non sempre custodite dalla clientela in modo adeguato.

Le buone notizie vengono oggi dai tassi di recupero che, anche qui contrariamente a quanto avviene sul mercato nazionale (dove solo il 36% delle vetture viene ritrovato), continuano a crescere e lo scorso anno hanno raggiunto la soglia record del 50%. Merito degli investimenti delle società di  noleggio a breve termine che negli ultimi anni hanno dotato la propria flotta di efficaci dispositivi telematici in grado di supportare le Forze dell’Ordine nel rilevamento della posizione del veicolo e di guidarle al recupero.

“I nostri ultimi dati confermano e se possibile consolidano”, evidenzia Giuseppe Benincasa – Direttore Generale di  Aniasa, il negativo primato europeo e mondiale del nostro Paese nella graduatoria delle nazioni più colpite dalla piaga dei furti d’auto. La crisi economica degli ultimi anni ha spinto le organizzazioni criminali a puntare con crescente interesse verso questo redditizio business e, in particolare, verso la crescente flotta delle  auto a  noleggio a breve termine. Numeri significativi, cui si aggiungono quelli del  noleggio a lungo termine e del car sharing e che portano a un totale di oltre 6.000 unità le vetture rubate ogni anno alle società di mobilità pay-per-use (lungo termine, breve termine e car sharing).

Un fenomeno che in una fase di crisi acuta dell’industria turistica e di recessione economica mette a rischio la sopravvivenza di alcuni operatori meno strutturati”.

Codacons: Autovelox in città non per fare cassa sulla pelle degli automobilisti

Bene per il Codacons la possibilità di installare autovelox fissi in città, misura prevista dal Dl Semplificazioni, ma massima attenzione ai diritti degli automobilisti.

“E’ oramai provato che gli autovelox sono stati spesso utilizzati dai comuni al solo scopo di incrementare le proprie casse, posizionandoli in modo nascosto o ingannevole in modo da elevare il maggior numero di contravvenzioni, senza alcun effetto benefico sul fronte della sicurezza stradale – afferma il presidente Carlo Rienzi – E’ necessario quindi che nelle città tali strumenti di rilevazione della velocità siano installati nel pieno rispetto del Codice della strada e utilizzati per diminuire l’incidentalità nelle strade a scorrimento veloce e in quelle dove si registra un elevato numero di sinistri”.

In tal senso il Codacons vigilerà affinché le amministrazioni non sfruttino gli autovelox per fare cassa sulla pelle degli automobilisti, e assisterà i cittadini nei ricorsi qualora dovessero registrarsi irregolarità o violazioni dei diritti degli utenti.

Auto rubate ritrovate solo una su tre.

Solo un’auto su tre è ritrovata, è record. L’analisi annuale lojack sui furti d’auto, un fenomeno che colpisce in Italia soprattutto 5 Regioni, dove si registra l’84% dei furti, e alcune auto e SUV: Panda, 500, Punto e Qashqai.

Scende per la prima volta al 36% il tasso di recupero delle auto rubate. Lo scorso anno delle 95.403 vetture sottratte (oltre 261 il giorno e 11 ogni ora), solo 34mila sono state ritrovate. Di oltre 61mila auto si sono perse le tracce, instradate su mercati esteri o utilizzate per alimentare il mercato nero dei pezzi di ricambio. 1 auto su 4 è stata rubata in Campania. Panda, 500 e Lancia Ypsilon i modelli preferiti dai ladri. Napoli “caput furtorum”, con oltre 17mila episodi. Continua a crescere l’appeal dei SUV, che crescono dell’11%: boom dei furti di Nissan Qashqai.

Sono questi i principali trend che emergono dal “Dossier sui Furti d’Auto”, elaborato da LoJack Italia, società del Gruppo CalAmp leader nelle soluzioni telematiche per l’Automotive e nel recupero dei veicoli rubati, che ha raccolto e analizzato i dati forniti dal Ministero dell’Interno sul 2019 e li ha integrati con quelli provenienti da elaborazioni e report nazionali e internazionali sul fenomeno.

I dati relativi allo scorso anno tracciano uno scenario nazionale a macchia di leopardo con alcune “zone rosse” in cui il rischio furto è decisamente elevato (soprattutto per alcuni modelli), e altre significativamente più tranquille.

Nel 2019 i furti d’auto si sono concentrati prevalentemente in 5 Regioni, quelle tradizionalmente più “appealing” per questo business. Il primato spetta alla Campania con 23.554 furti: 1 episodio su 4 a livello nazionale è avvenuto qui. A distanza, seguono Lazio (17.021), Puglia (16.389), Sicilia (13.178) e Lombardia (10.013). Complessivamente, in queste Regioni si registra l’84% delle complessive sottrazioni.

Il calo del numero delle auto rubate, nel 2019 95.403 (oltre 261 al giorno e 11 ogni ora), ha segnato una decisa polarizzazione del fenomeno, a testimonianza di un business criminale che si focalizza sulle Regioni di origine delle organizzazioni criminali e in quelle in cui queste intessono maggiormente i propri interessi economici. Si registrano fenomeni emergenti come bande criminali dedite al furto di specifici modelli in alcune città per periodi più o meno lunghi, che proseguono nella propria attività fino al raggiungimento di un determinato numero di vetture sottratte da rimettere in commercio.

A preoccupare particolarmente è il continuo calo dei recuperi, lo scorso anno 34.196 vetture sono state restituite ai legittimi proprietari. Delle restanti oltre 61.000 auto si sono perse le tracce, instradate verso mercati esteri (soprattutto est Europa) o utilizzate per alimentare il redditizio business dei pezzi di ricambio. Così il tasso nazionale di recupero delle auto rubate è sceso dal 40% al 36%, toccando la percentuale più bassa degli ultimi anni.

In alcune aree il furto apre una vera e propria corsa contro il tempo per ritrovare l’auto. Trascorse le prime 24 ore, infatti, le percentuali di rintracciarla si riducono al minimo. Campania e Lazio, rispettivamente con il 33% e il 26% dei recuperi, sono le Regioni in cui le Forze dell’Ordine incontrano maggiori difficoltà nel riportare a casa i veicoli.

Decisamente interessanti sono anche i dati relativi alle province più colpite da questa piaga. Il podio resta prerogativa di tre piazze da sempre nel mirino dei ladri d’auto: Napoli, con 17.767 furti, Roma (15.835 sottrazioni) e Catania (7.441). Completano questa poco virtuosa top ten delle province a “bollino rosso” Bari (6.595), Milano (6.523), Torino (3.857), Foggia (3.437), Palermo (3.254), Caserta (2.961) e Barletta-Andria-Trani (2.560).

I brand del Gruppo FCA giocano un ruolo di primo piano, con ben 6 modelli tra i 10 più rubati. Sommando FIAT (36.847 veicoli rubati e circa il 39% dei furti nazionali), Lancia (6%) e Alfa Romeo (5%), si raggiunge l’esatta metà del business furti in Italia. La particolarità di questi tre marchi è data da un tasso di recupero di veicoli superiore alla media nazionale, che oscilla tra il 40% e il 44%. Ben sotto la media recupero nazionale del 36%, invece, tutti gli altri brand su cui si concentrano l’attenzione dei ladri: Ford (solo il 31% è recuperato), Volkswagen (28%), Renault (27%), Opel (28%), Mercedes (21%), Audi (28%), Smart (27%).

Nessuna sorpresa arriva dalle prime 5 posizioni della classifica delle auto più rubate, dove si confermano Panda (11.299 sottrazioni), 500 (7.989), Punto (6.664), Ypsilon (4.540) e Golf (2.301).

Con 1.965 sottrazioni entra nella top ten anche la Giulietta. Chiudono la graduatoria la Fiesta (1.953), la Fortwo Coupè (1.794), la Clio (1.772), la 500L (1.627). Complessivamente le 10 vetture “preferite” dai ladri rappresentano il 44% del mercato furti totale.

Dall’analisi del dettaglio territoriale, emergono alcuni spunti utili a comprendere le peculiarità del fenomeno furti d’auto nelle principali piazze.

Più in generale, nelle tre province del sud Italia si conferma l’egemonia dei brand FCA: a Napoli è presente nella top ten anche la Seicento, a Bari le prime 5 posizioni sono occupate da modelli dell’ex costruttore nazionale, che a Catania presidia addirittura le prime 7. Roma conferma il legame con il mondo Smart: nella provincia capitolina spariscono oltre la metà delle Fortwo (801) rubate in tutta Italia.

Milano evidenzia due new entry, rispetto al dato nazionale, in chiusura di top ten: Polo e Focus. Nella provincia meneghina la Golf è la terza auto più rubata, dopo Cinquecento e Panda.

Nell’ambito del fenomeno furti un segmento di business in continuo sviluppo è quello dei SUV, da diversi anni sempre più diffusi sul mercato e ambiti anche dai ladri d’auto che lo scorso ne hanno sottratti 5.140, l’11% in più dell’anno precedente.

I dati della Top Ten evidenziano il boom del Nissan Qashqai (917 unità sottratte e + 49% rispetto al 2018) che si conferma SUV più ricercato. Nella top 5 dei più rubati è seguito da Range Rover Sport (502), Range Rover Evoque (374) Kia Sportage (323) e Toyota RAV 4 (321).

Una menzione speciale merita anche il BMW X3 che entra di diritto nella top 10 dei più rubati con 270 unità sparite e +85% rispetto al 2018.

La Campania si conferma area a rischio anche per i SUV: qui avvengono oltre la metà (473) dei furti di Qashqai.

Il principale allarme per i proprietari degli Sport Utility Vehicle nasce dal tasso di recupero (fermo a una media del 30%), decisamente più basso di quello delle autovetture (-6 punti percentuali). Meno di un SUV rubato su 3 è ritrovato dopo il furto, a testimonianza di quanto gli interessi della criminalità organizzata si siano orientati su questi veicoli, sottratti e fatti sparire dalla circolazione con estrema rapidità.

“Il fenomeno dei furti d’auto è in costante evoluzione”, afferma Maurizio Iperti, AD di   lojack Italia, “I nostri dati fotografano una vera e propria emergenza legata oggi ai mancati recuperi delle   auto rubate (oggi il 64% del totale). Il dato preoccupa ancor di più perché in questi mesi, dopo il calo dovuto al lockdown, il business dei furti ha recuperato il terreno perduto ed è tornato a rappresentare una piaga per diverse aree del nostro Paese.

Aci-Istat: Incidenti Stradali 2019.

Italia 2019: diminuiscono morti (3.173 contro i 3.334 del 2018 -4,8%), sostanzialmente stabili i feriti (241.384, erano 242.919 nel 2018: -0,6%) e incidenti (172.183 rispetto ai 172.553 dell’anno precedente: -0,2%). Un decesso su due appartiene alla categoria degli utenti vulnerabili.

I costi sociali dell’incidentalità stradale sono stimati in 16,9 miliardi di euro, pari all’1% del PIL nazionale.

Questi i dati essenziali del Rapporto ACI-ISTAT, che anche quest’anno viene diffuso alla vigilia dell’esodo estivo.

“Se da una parte i dati ci riportano un calo di incidenti, morti e feriti, dall’altra registriamo, purtroppo, un aumento delle vittime nelle categorie vulnerabili, in particolare tra i ciclisti e gli utenti delle due ruote in generale” – dichiara Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia. “L’auto rimane il principale mezzo di trasporto, ma aumenta il numero di chi sceglie forme di mobilità dolce o la micro mobilità elettrica per muoversi in città – continua il presidente dell’ACI. Questo comporta il rispetto delle regole da parte di tutti e, soprattutto, la realizzazione di adeguate infrastrutture e percorsi dedicati. Dobbiamo rivedere la mobilità in ottica sostenibile ed ecocompatibile a tutti i livelli, tenendo sempre in primo piano la nostra incolumità e quella degli altri utenti della strada. La sicurezza stradale deve essere una priorità, la si persegue osservando sempre le regole del Codice della Strada, ma, soprattutto, usando la massima prudenza a bordo di qualsiasi mezzo: sia esso un’auto, una moto, una bicicletta elettrica o un monopattino, allo stesso modo negli spostamenti a piedi. Preoccupa, anche, il forte coinvolgimento dei giovani conducenti. Auspichiamo il consolidamento dell’esperienza di guida con corsi specifici di perfezionamento da seguire dopo aver ottenuto la Patente di guida. Paesi nei quali è già obbligatorio (Austria e Svizzera), ne hanno dimostrato l’efficacia”.

“Siamo giunti quasi alla conclusione della decade in corso sulla sicurezza stradale, l’obiettivo 2020 di dimezzamento delle vittime in incidenti stradali è però ancora troppo lontano in Italia. Malgrado i netti miglioramenti registrati nel 2019, il numero dei morti sulle strade, in modo particolare per alcune categorie di utenti più vulnerabili, a tutt’oggi rimane molto alto” – afferma Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat. “Il contenimento del traffico e della mobilità nel periodo di lockdown ha fatto registrare una forte diminuzione di incidenti e vittime ma con ogni probabilità non sarà sufficiente per raggiungere l’obiettivo europeo. Anche la mobilità, fortemente connessa all’incidentalità stradale, vede continuamente modificati nel tempo i suoi modelli, fondamentale monitorare i cambiamenti fornendo ai decisori un’offerta di dati mirata e tempestiva. L’impegno futuro nel nostro Paese dovrà concentrarsi sui target previsti dall’agenda europea 2030 e nel lungo periodo orientato verso la vision zero 2050”.

Nell’Unione Europea, nel 2019, è diminuito il numero delle vittime di incidenti stradali: poco più di 24.000 rispetto ai 25.191 dell’anno precedente (-2,3%). In Italia ogni milione di abitanti si sono verificati 52,6 decessi per incidente stradale (48,1 nella UE), cifra che conferma il nostro Paese al 16° posto della graduatoria europea.

CHI?

Giovani 20/29 anni e anziani ultrasettantenni prime vittime; bambini invariati.

Le fasce d’età più a rischio risultano i giovani tra 20 e 29 anni (466 morti: 14,7% del totale; 75 decessi per un milione di residenti) e gli anziani tra 75 e 89 anni (571 morti: 18% del totale; 90,8 decessi per un milione di residenti).

Per gli uomini si rilevano picchi in tre fasce d’età: 50-54 (223 morti), 20-24 (212), 45-49 (207). Per le donne frequenze maggiori per le età 75-89 (153 morti in totale).

Stabili, nel 2019, le vittime tra i bambini 0-14 anni (35 rispetto ai 34 dell’anno precedente). Molte le iniziative per la protezione dei bimbi in auto e le campagne di sensibilizzazione per la sicurezza dei più piccoli che, si auspica, porteranno a risultati migliori e consentiranno di raggiungere l’obiettivo “nessun decesso sulle strade per i bambini”.

Tra tutti i conducenti coinvolti in incidenti è particolarmente alto il numero di quelli tra i 40 e i 54 anni (29,2%), seguiti dai giovani tra i 20 e i 29 anni (18,3%), ma si registrano proporzioni elevate anche tra i più anziani (9,2% con età 70 anni e più). Rispetto ai patentati la probabilità di essere coinvolti in un incidente è più elevata nei giovanissimi, mentre decresce a partire dai 25 anni: tra 20 e 24 anni il rapporto conducenti/patentati è pari a 13 per mille, nelle età adulte (35-49 anni), l’8 per mille, per gli anziani, invece, il 5 per mille. Anche rispetto alla popolazione il coinvolgimento dei conducenti è più elevato per le classi di età 20-24 e 25-29 anni, con valori, rispettivamente, pari a 9,7 e 9 per mille abitanti.

Aumentano ciclisti e motociclisti; diminuiscono pedoni e ciclomotoristi.

L’aumento dei morti ha riguardato, in modo particolare, i ciclisti (253; +15,5%), i motociclisti (698; +1,6%) – che si confermano tra  le categorie più a rischio – diminuiscono i pedoni (534; -12,7%) e ciclomotoristi (88; -18,5%).

L’aumento a due cifre dei ciclisti è associato ad una crescita del 3,3% degli incidenti stradali nei quali sono coinvolti e ad una sempre maggiore diffusione dell’uso delle due ruote per gli spostamenti.

Nel complesso, gli utenti vulnerabili rappresentano il 49,6% dei decessi (1.573 su 3.173).

Nel 2019, inoltre, si sono registrate 1.411 vittime tra conducenti e passeggeri di autovetture (-0,8%), e 137 tra gli occupanti dei veicoli per il trasporto merci (-27,5%).

DOVE?

Aumentano gli incidenti in città, diminuiscono in autostrada e sulle strade extraurbane.

Nel 2019 è leggermente aumentato il numero di incidenti in città (127.000; +0,2%) e diminuito sulle autostrade (9.076; -3,8%) e, in modo più contenuto, sulle strade extraurbane (36.107; -0,7%). Diminuiscono i feriti in tutti gli ambiti: in città (168.794; -0,5%), in autostrada (15.009; -3,4%) e su strade extraurbane (57.581; -0,3%). Calano anche i decessi: all’interno dei centri abitati (1.331; -5,0%) in autostrada (310; -6,1%) e sulle strade extraurbane (1.532; -4,4%). Rilevante il calo dei decessi nei grandi Comuni (-22%).

PERCHÉ?

Prime cause: distrazione, mancata precedenza e velocità elevata

Distrazione, mancato rispetto della precedenza o del semaforo, velocità troppo elevata si confermano, anche nel 2019, le prime tre cause di incidente (85.457, complessivamente il 38,2% delle circostanze).

Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza (20.207), manovra irregolare (15.574), il comportamento scorretto verso il pedone (7.800) o del pedone (6.647), presenza di buche o ostacoli accidentali (6.458): rispettivamente il 9%, il 7%, il 3,5%, il 3,% e il 2,9% del totale.

Sulle strade urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto di precedenza o semafori (16,6%), seguito dalla guida distratta (14,1%); sulle strade extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (17,9%), mancata distanza di sicurezza (12,8%) e velocità troppo elevata (12,2).

Violazioni principali: velocità, segnaletica, cinture di sicurezza/seggiolini e uso del cellulare

Lo scorso anno le sanzioni per le violazioni al Codice della Strada sono aumentate complessivamente del 6,7%: le voci principali, oltre al superamento dei limiti di velocità (2.525.283), vedono ai primi posti l’inosservanza del rispetto della segnaletica (410.933; +12,4%), il mancato uso di lenti o l’uso improprio dei telefoni cellulare (162.363; +18,6%), il mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (257.234; +26,7%).

Segno più anche per le sanzioni per guida in stato di ebbrezza alcolica (42.485; +8,4%), diminuite, invece, quelle per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (5.340; -1,2%).

QUANDO?

Agosto si conferma il mese più pericoloso

I mesi estivi sono il periodo con il maggior numero di incidenti e vittime. Agosto è il mese più pericoloso per il numero di incidenti gravi (2,2 morti ogni 100 incidenti); sulle strade extraurbane si contano 5 vittime ogni 100 incidenti. Giugno e luglio quelli con più incidenti nel complesso, (rispettivamente 16.916 e 16.481). Di notte (tra le 22 e le 6 del mattino) e nelle ore di buio aumentano sia l’indice di mortalità che quello di lesività (rispettivamente morti e feriti ogni 100 incidenti). Particolarmente elevato l’indice di mortalità per pedoni e ciclisti nelle ore notturne sulle strade extraurbane.

Aumenta (di poco) la mobilità

In ripresa la mobilità: lo scorso anno le prime iscrizioni di veicoli sono aumentate dello 0,8% rispetto al 2018, mentre il parco veicolare dell’1,4%. Le percorrenze autostradali sono aumentate dello 0,8% in complesso e dell’1,9% per i veicoli pesanti.

Prossimi traguardi, previsti anche nel nuovo Piano Nazionale della Sicurezza Stradale in preparazione, l’obiettivo 2030 di ulteriore diminuzione di vittime e feriti gravi e, quello, più ambizioso, di vision zero nel 2050.

La mobilità e l’incidentalità stradale ai tempi del COVID19: primi dati del 2020

L’arrivo della pandemia da COVID-19 ha modificato radicalmente le abitudini e imposto una forte battuta d’arresto della nostra mobilità: un ritorno positivo è sicuramente dato dalla diminuzione di incidenti stradali dovuta alla minore esposizione al rischio. I primi dati, forniti dalla Polizia Stradale e dall’Arma dei Carabinieri per gli incidenti stradali con lesioni a persone (circa un terzo degli incidenti totali registrati), nel periodo gennaio-aprile 2020, mostrano in maniera evidente gli effetti dell’entrata in vigore dei Decreti, che hanno istituito prima le zone rosse in alcune regioni del Nord Italia e successivamente il confinamento di tutta la popolazione sull’intero territorio nazionale. Dall’analisi dei dati di incidentalità emergono diminuzioni che toccano anche punte del 90% durante il mese di aprile, mediamente il decremento degli incidenti stradali è stato di circa il 72% a marzo e 85% ad aprile. Anche nelle città la diminuzione di incidenti è stata consistente: dai primi dati raccolti, dalla rilevazione trimestrale sulle Polizie Locali dei comuni capoluogo, emerge una diminuzione nel mese di marzo superiore al 70% sia per gli incidenti sia per i decessi e di oltre l’80% in aprile. La ripresa della mobilità, a seguito della graduale riapertura delle attività e della riacquisizione della libertà di movimento per la popolazione, ha avuto un effetto anche sull’incidentalità che già nel mese di maggio 2020 ha fatto registrare un aumento.

ACISituazione analoga si registra per il mercato automobilistico, con prime iscrizioni crollate fino a -90% per le autovetture, -97% per i motocicli e -83% per i veicoli merci. Nei primi 5 mesi del 2020, in media, queste diminuzioni hanno comportato, nel complesso, un calo del 45,1% (-46,8% per le autovetture, -39,1% per i motocicli, -37,3% per i veicoli industriali).

 

Elisoccorso in Liguria: otto interventi nel fine settimana

L’ultimo fine settimana è stato particolarmente impegnativo per il servizio d’emergenza del 118, a causa dei numerosi incidenti verificatisi. Incidenti dove si è reso necessario l’utilizzo anche del secondo elicottero, ‘Grifo’, entrato in servizio l’11 luglio scorso, che ha permesso di svolgere preziosi interventi in contemporanea.

Sono stati otto gli interventi di elisoccorso portati a termine nella sola giornata di domenica, tutti interventi di soccorso, non solamente trasferimenti da ospedale a ospedale:

  • Alle ore 10.15 è stato richiesto l’intervento di ‘Grifo’ dal 118 di Imperia per la caduta di una persona a Diano Marina
  • Alle ore 12.02 ‘Grifo’ è intervenuto nella zona di Montalto Ligure per una caduta in bici sempre richiesto dal 118 di Imperia
  • Alle 15.15 richiesto l’intervento di ‘Drago’ dal 118 di Genova a San Carlo di Cese per una caduta accidentale nel lago
  • Alle ore 15.45 intervento di ‘Grifo’ sul Passo del Bracco per soccorrere un motociclista -118 Tigullio
  • Alle 17.02 intervento di Drago vicino a Fraconalto (basso Piemonte) per incidente di moto gestito dal 118 di Genova in accordo con il 118 di Alessandria
  • Alle ore 17.37 intervento di ‘Grifo’ a Varese Ligure per un trauma 118 Tigullio
  • Alle ore 18.44 richiesto l’intervento di ‘Drago’ a Mignanego per ictus – 118 Genova
  • Alle ore 19.27 ‘Grifo’ è intervenuto per un trasporto da Sestri Levante al Gaslini – 118 Tigullio

 Tutti gli interventi sono coordinati dalla Centrale Operativa 118 di Genova.

Sono invece 35 gli interventi totali realizzati nella prima settimana di raddoppio dei mezzi per l’elisoccorso in Liguria, con una drastica riduzione dei tempi di intervento grazie ai due mezzi disponibili, ‘Drago’ e ‘Grifo’, che hanno compiuto rispettivamente 17 e 18 missioni.

L’ingresso del nuovo elicottero, della società torinese AirGreen e con base al Riviera Airport di Villanova d’Albenga, ha così permesso di affiancare e potenziare il servizio offerto dall’elicottero ‘Drago’ dei Vigili del Fuoco nell’ambito dei soccorsi sanitari. Entrambi i mezzi sono composti dallo stesso personale sanitario, che prevede la presenza a bordo di un medico, un infermiere e, su ‘Grifo’, di un esperto del Corpo del Soccorso alpino e speleologico, oltre a pilota e copilota.

<<Quella di domenica è stata una giornata di super lavoro per gli elicotteri Drago e Grifo – afferma la vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria Sonia Viale – che hanno volato anche in contemporanea per interventi di soccorso, a dimostrazione dell’importanza di avere due mezzi per l’elisoccorso soprattutto durante i mesi estivi. Questa collaborazione è assolutamente indispensabile in una regione come la Liguria, in particolare in queste giornate e nei fine settimana in cui i cantieri autostradali provocano gravi disagi per cittadini e turisti e ritardi inaccettabili per le ambulanze. Un grazie – conclude – al personale del 118 in servizio su entrambi gli elicotteri, al soccorso alpino ai Vigili del fuoco della Liguria e all’equipaggio di Air Green>>.

<<Un altro tassello dell’articolato mosaico di servizi per la gestione dell’emergenza in Liguria è andato al suo posto anche grazie al San Martino, con una collaborazione tra istituzioni virtuosa e particolarmente utile in questo momento ai cittadini per le proibitive condizioni di viabilità – aggiunge Giovanni Ucci, Direttore Generale dell’Ospedale Policlinico San Martino –. Non possiamo che rallegrarci e ringraziare tutti i collaboratori e gli operatori che ogni giorno si prodigano in questo come per gli altri servizi di emergenza>>.

<<La Liguria finalmente ha una dotazione di elicotteri adeguata alle sue oggettive necessità e i dati preliminari lo comprovano – dichiara con soddisfazione il Direttore del Dipartimento del 118 Francesco Bermano, al quale afferisce il servizio stesso – l’obiettivo del potenziamento di risposta sanitaria all’emergenza di questo elicottero è confermato dai tempi di decollo estremante ridotti per una rapida ed efficace presa in carico dell’intervento, pur nondimeno nel rispetto dei requisiti tecnici ed operativi per un corretto e sicuro avvio della missione>>.

Autostrade: le famose onduline delle galleria non vanno bene solo in Liguria

Aiscat: ancora confusione e idee non chiare sui controlli sulle gallerie in Liguria.

L’aggiornamento della circolare riguardante le ispezioni in galleria, approvato dalla Ministra De Micheli in totale autonomia e senza alcuna consultazione preventiva, è del tutto confuso e inadeguato.

Il Ministero non solo agisce in ritardo, confermando la precedente assenza normativa, ma con la circolare odierna si limita a introdurre la possibilità di utilizzare, durante i monitoraggi, tecnologie che siano validate da un ente universitario, preoccupandosi però di chiarire subito dopo che tale novità non modifica l’attuale assetto dei controlli, e quindi sembrerebbe completamente inutile.

Come se non bastasse, la nuova circolare non scioglie in modo chiaro ed evidente il nodo che sta bloccando da settimane la Liguria, senza evidenziare se sia necessario smontare e rimontare o meno le onduline ogni tre mesi o una volta l’anno. L’auspicato e necessario aggiornamento normativo non supera quindi la particolarità del problema ligure – territorio dove lo scorso 29 maggio sono state imposte modalità di sorveglianza delle gallerie uniche in tutta Italia a carico di un solo concessionario – e non fornisce alcuna indicazione in merito alla necessità di programmare in modo sostenibile le attività di controllo sulla rete.

Proprio per evitare di dover adottare regole incerte e dalla dubbia utilità, Aiscat aveva chiesto per tempo al MIT di condividere preventivamente con i concessionari i nuovi standard da introdurre, poiché sono questi ultimi poi a doverli applicare sul campo. Una normativa chiara era peraltro già stata introdotta con le linee guida del Cetu (il qualificatissimo organismo di controllo delle gallerie del Governo francese) approvate dal MIT stesso e diffuse a tutti i concessionari lo scorso 20 maggio, subito prima che il Dicastero mutasse improvvisamente le regole per la sola Liguria e solo per Autostrade per l’Italia, gettando la regione nel caos.

A tal proposito richiediamo con urgenza un incontro al Ministero già nelle prossime ore con la volontà di definire una normativa che concretamente non lasci dubbi all’interpretazione, per evitare, finché in tempo, di estendere il caos ligure a livello nazionale.

“Fino ad oggi dal Governo non sono arrivate risposte esaustive, soluzioni in grado di mettere la parola fine a questo stallo” ha dichiarato il Direttore Generale di Aiscat, Massimo Schintu, “per questo chiediamo al Ministro De Micheli di ritirare l’attuale circolare e di fare chiarezza una volta per tutte, superando quelle disposizioni ondivaghe che hanno causato la paralisi del sistema autostradale ligure, mentre non è chiaro cosa debbano fare gli altri nostri associati o gli altri operatori viari a livello nazionale. Servono regole ben definite che stabiliscano in maniera inequivocabile tempi, modalità, destinatari e responsabilità in materia di gallerie per programmare in modo sostenibile e sicuro l’esecuzione delle doverose attività che ricadono sotto la responsabilità di chi gestisce le arterie autostradali. Un simile percorso di collaborazione si è appena concluso con l’emanazione da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici delle nuove linee guida per il monitoraggio di ponti e viadotti, definite con autorevoli enti accademici e con il concorso di tutti i concessionari. Non vedo perché non si possa fare lo stesso con le gallerie”.

I concessionari, in questo ennesimo contesto di confusione nelle regole da applicare, non possono assumersi alcuna responsabilità circa gli effetti che l’applicazione della circolare odierna possano generare sul traffico sulle arterie autostradali nazionali.

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