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Gino Bruni

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Immatricolazioni Auto ad aprile ancora in profondo rosso.

Nel mese di aprile continua il trend discendente del mercato dell’auto in Italia, sui cui numeri hanno ancora scarsissimo peso le vendite dei veicoli elettrici nonostante il loro costante aumento. Nel mese appena trascorso sono state registrate 145.033 nuove immatricolazioni, pari a una riduzione del -17,1% rispetto alle quasi 175.000 unità dello stesso mese del 2019 – mentre non è attendibile il confronto con le 4.295 immatricolazioni di aprile 2020 che equivarrebbe a un aumento a quattro cifre. Nel 1° quadrimestre sono andate perse oltre 120.000 vetture, con 592.181 unità immatricolate, in calo del 16,9% sul 2019.
L’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere, stima che in assenza di
rifinanziamento degli incentivi, nel prosieguo dell’anno, potrebbero essere a rischio ben oltre
300.000 immatricolazioni.
In circa tre mesi e mezzo, i fondi stanziati hanno consentito la rottamazione di 185.000
vecchie auto, per il 95% sostituite con nuove vetture della fascia 61-135 g/km più sicure e pulite, risparmiando all’ambiente circa 115 mila tonnellate di CO2 l’anno e consentendo
un’aggiuntività d’introiti IVA e IPT per l’erario di circa 160 milioni di euro.
“Il PNRR del Governo – ha commentato il Presidente dell’UNRAE Michele Crisci – sembra
aver trascurato il settore dell’auto, uno dei principali mercati d’Europa per volumi che
rappresenta pure una componente importante della transizione ecologica del Paese. E’
importante, perciò, che siano presto trovati altri strumenti normativi per rendere strutturali gli Ecobonus per le vetture ‘green’ con emissioni fino a 60 g/km CO2”.
“Nel breve periodo, invece – ha aggiunto Crisci – è urgente il rifinanziamento degli
incentivi per le vetture della fascia 61-135 g/km di CO2 che finora, sempre nell’ottica della sostenibilità, hanno dato il contributo più rilevante”.
Il Presidente dell’UNRAE ribadisce infine “l’urgenza di rimediare all’ulteriore forte
penalizzazione di cui sono oggetto in Italia le auto aziendali in fringe benefit perché, a causa del mancato adeguamento della tassazione ai nuovi valori di emissione WLTP, sia i dipendenti sia le aziende che concedono il benefit pagano, un’imposta maggiore in quanto ancora calcolata su valori di emissione non aggiornati (NEDC correlato) ”.
L’analisi della struttura del mercato del mese di aprile, anche in questo caso confrontata con
il 2019 per la comparazione non attendibile con l’analogo mese 2020, sotto il profilo degli
utilizzatori mostra un rallentamento dei privati che perdono l’8,1% delle immatricolazioni, per
l’affievolirsi del contributo degli incentivi, con una quota che nel mese copre il 59,6% del totale
rispetto al 63,3% del 1° quadrimestre (entrambi comunque in netta crescita rispetto al 2019).
In aprile, con 13.000 unità, le autoimmatricolazioni vedono scendere ulteriormente la loro penetrazione, all’8,9% del totale (10% nel 1° quadrimestre).
Sotto il profilo delle alimentazioni prosegue la drastica riduzione di diesel e benzina che si
fermano rispettivamente al 31,9% e 22,8% di share (32,8% e 24,8% in gennaio-aprile). Il Gpl
nel mese copre il 6,5% delle preferenze e il 6% nel quadrimestre, mentre il metano conferma
il 2,2% nel mese e 2,3% nel quadrimestre. In fortissima ascesa, le vetture ibride salgono al 28,7%
di quota, a poco più di tre punti di distacco dal motore a benzina, e chiudono il quadrimestre al
27,3% del totale. Forte espansione anche per le plug-in e le elettriche: le PHEV raggiungono
nel mese il 4,3% del totale (3,9% di share nel quadrimestre), le BEV il 3,3% (3,0% in gennaio aprile), grazie anche al supporto degli acquisti del noleggio.
In calo tutte le aree geografiche rispetto al 2019, con il Nord Est che sale al 34,1% di quota
(tre punti in più della rappresentatività archiviata dal 1° quadrimestre) grazie alla spinta del
noleggio, senza il quale scenderebbe al 23,2%. In seconda posizione il Nord Ovest al 29,3% in
aprile e 29,8% in gennaio-aprile. L’area centrale conferma un 21,1% nel mese e 22,2% nel
cumulato, il Sud si ferma al 10,4% (11,3 nel quadrimestre) e le Isole rappresentano in aprile il
5,1% delle immatricolazioni (5,5% nel cumulato).

Auto: Documento unico di circolazione chiesta proroga

Il comparto Automotive chiede una proroga di 6 mesi per l’entrata in vigore del Documento Unico di circolazione e proprietà dei veicoli

Con una lettera rivolta al Ministro dei Trasporti Enrico Giovannini, le rappresentanze dell’interocomparto automotive nazionale (ANFIA, ANIASA, ASSILEA, FEDERAUTO, UNASCA e UNRAE) hanno chiesto con urgenza la proroga dei termini per l’entrata in vigore della nuova disciplina del Documento Unico (DU) di circolazione per le pratiche di immatricolazione e passaggio di proprietà dei veicoli, prevista per il 31 marzo. La pressante richiesta scaturisce dal mancato inserimento nel Decreto Milleproroghe dell’emendamento che conteneva la proroga per la piena implementazione del DU.
Le Associazioni del comparto motivano l’urgenza di tale proroga con l’impossibilità di dare
completa attuazione al processo di migrazione al nuovo sistema del “Documento Unico” entro la
predetta data, manifestando anche profonda preoccupazione sul regolare funzionamento del
relativo sistema, unita al concreto rischio di arrecare notevoli disagi agli operatori e ai cittadini,
con conseguenti impatti diretti negativi sul mercato dell’auto, già fortemente rallentato dalla crisi socio economica in atto.
Nella lettera le Associazioni sottolineano la complessità della situazione poiché, seppure in fase
di progressivo consolidamento e nonostante il forte impegno delle Amministrazioni
(Motorizzazione e ACI/PRA) e degli Sportelli Telematici dell’Automobilista, il sistema necessita
ancora di diverse implementazioni informatiche e test di tenuta, senza dimenticare il contesto
epidemiologico e di limitazioni nel quale tutti gli operatori continuano a lavorare.
Le Associazioni auspicano che il Governo provveda ad inserire all’interno del primo
provvedimento utile un opportuno e ragionevole nuovo termine, concedendo una proroga di
almeno 6 mesi, che possa entrare in vigore prima del 31 marzo

Il 2021 riparte in salita. A gennaio immatricolazioni in calo del 14%

Il mercato dell’auto stenta a decollare e apre l’anno con una flessione a doppia cifra. Nel
primo mese del 2021 sono state immatricolate 134.001 nuove vetture con un calo del 14%
rispetto alle 155.867 del gennaio 2020.
Il mese di gennaio è stato certamente penalizzato da due giorni lavorativi in meno, ma ancor
più dalle limitazioni nelle zone più colpite dall’emergenza da Covid-19 e dall’apertura tardiva
del portale per la richiesta degli incentivi. A questo va aggiunto che il mancato adeguamento al
nuovo ciclo WLTP dei valori di CO2 previsti per l’applicazione dei fringe benefit ha causato
turbativa nel mercato delle auto aziendali. Da sottolineare che il calo sarebbe stato certamente
ancora più pesante in assenza del pacchetto di incentivi previsto dall’emendamento bipartisan
alla Legge di Bilancio.

L’avvio degli incentivi, infatti, sta fornendo grande sostegno al comparto, con un notevole
successo per le richieste di rottamazione sulla fascia incentivata da 61 a 135 g/km: un ottimo
risultato per l’ambiente, ma la disponibilità di fondi rischia di esaurirsi rapidamente nel primo
trimestre.
“In questo scenario la nostra stima per il mercato delle autovetture nel 2021 è di 1.550.000 immatricolazioni, che indica un andamento positivo del +12% rispetto all’annus horribilis appena chiuso, ma che va letta in relazione al trend pre pandemia: parliamo ancora di un pesante calo del 19% rispetto ai livelli 2019 e non è certamente una stima prudenziale”, afferma Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere.

Dalla struttura del mercato di gennaio, sotto il profilo degli utilizzatori (da questo mese
revisionati con un nuovo dettaglio) emerge una tenuta dei privati che, con 91.600 vetture
immatricolate (-0,7%), crescono di oltre 9 punti di quota, sfiorando il 68% di rappresentatività
sul totale, grazie al sostegno dei nuovi incentivi introdotti con la Legge di Bilancio.

Una flessione a doppia cifra nel 1° mese dell’anno interessa tutte le alimentazioni tradizionali: perdono circa 1/3 delle vendite il motore a benzina, diesel e metano, scendendo
rispettivamente al 36% (-10,4 p.p.), al 26,9% (-6,7 p.p.) e al 2% (-0,6 p.p.).

Prosegue il boom delle vetture elettrificate, in particolare ibride e plug-in che crescono a tripla cifra, raggiungendo le prime il 24,3% dal 9,2% di un anno fa e le seconde il 2,8% (+1,9 p.p.). Le vetture elettriche crescono del 28,2% all’1,9% di rappresentatività, dall’1,2% del gennaio 2020

2020, il mercato auto in Europa: le fosche previsioni.

Il mese di dicembre conferma per il mercato Europa (UE+UK+EFTA) le fosche previsioni dei mesi scorsi: le immatricolazioni di autovetture, 11.961.182 nell’intero 2020, segnano una perdita di circa 3.845.000 unità rispetto al 2019, con un calo del 24,3%. Il mese di dicembre si chiude con 1.214.581 vetture vendute, in diminuzione del -3,7% rispetto allo stesso mese del 2019.
Il mercato Italia, che ha chiuso il 2020 con un -27,9%, si discosta in negativo di quasi 4 punti dal mercato Europa, e sconta sia la situazione macroeconomica sia le incertezze dei mesi scorsi per il rinnovo degli incentivi. A dicembre l’Italia ha infatti registrare la performance peggiore (-14,9%) fra i grandi paesi europei, dove spicca la crescita del 9,9% della Germania mentre Regno Unito e Francia segnano cali di vendite inferiori all’Italia, stabile la Spagna.
“L’Italia è in coda ai maggiori mercati in Europa per volumi di auto nuove nel mese, ma lo è anche per la quota di auto ricaricabili nel totale annuo, con un 4,3% contro il 13,6% della Germania, l’11,2% della Francia e il 10,7% della Gran Bretagna – commenta Andrea Cardinali, Direttore Generale dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia.
Persino la Spagna fa leggermente meglio, con il 4,8%.
Questo gap è dovuto all’analogo grave ritardo nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica: un ritardo da recuperare molto velocemente, con gli investimenti che il PNRR destinerà alla mobilità elettrica e più in generale alle alimentazioni alternative. Le risorse disponibili nell’ambito della seconda “missione” del cosiddetto Recovery Fund, vanno indirizzate verso questi investimenti, sia in area privata che pubblica, su tutta la rete viaria urbana, extraurbana e autostradale, per raggiungere una capillarità dei punti di ricarica al livello dei Paesi più maturi. Solo a queste condizioni, garantendo anche l’interoperabilità tra le reti delle diverse utility e una tariffazione adeguatamente calibrata, potrà verificarsi anche da noi un vero decollo della mobilità elettrica”.
“Ma anche riguardo agli incentivi per i modelli a basse emissioni – aggiunge Cardinali – è
fondamentale guadagnare un orizzonte molto più lungo di quello attuale, ed è ormai
improcrastinabile che la fiscalità sulle auto aziendali venga allineata a quella di tutti i principali mercati europei. Se queste misure non dovessero rientrare nel PNRR, dimenticando l’urgenza ambientale creata da un parco circolante fra i più vetusti d’Europa, il Governo, a nostro avviso, dovrà necessariamente trovare altri veicoli normativi, per non rischiare di rimanere all’infinito fanalino di coda nella mobilità del futuro”.
Francia – Nel 2020 mancano all’appello ¼ delle immatricolazioni (-25,5%)In una Francia ovviamente segnata dalla crisi legata alla pandemia, le perdite sono state
ingenti anche per il settore dell’automobile: con 1.650.118 unità immatricolate, il 2020 archivia un -25,5% rispetto alle 2.214.279 del 2019. Il mese di dicembre 2020 ha subito una perdita dell’11,8%, con l’immatricolazione di 186.323 auto nuove a fronte delle 211.194 di dicembre 2019. Dall’analisi per alimentazione si evince la conferma del crollo delle alimentazioni
tradizionali: il benzina registra 774.363 unità (-39,6%) e perde oltre 10 punti di rappresentatività e il diesel (-33,3%), con 504.191 immatricolazioni cede 3,5 p.p. e si ferma al 30,6%. Chiudono l’anno con ottimi risultati gli ibridi, che con 243.651 immatricolazioni complessive guadagnano 9,1 p.p. attestandosi al 14,8%, e le elettriche che registrano 110.912 vendite e aumentano la propria rappresentatività sul mercato dall’1,9% del 2019 al 6,7% del 2020. Sul fronte dei segmenti: rispetto allo scorso anno, in crescita le piccole, al 59% di quota, in calo le medie inferiori (al 24%) e le medie superiori (al 12%), con le superiori e lusso al 5% di rappresentatività sul mercato. Continua il calo delle emissioni di CO2, che a dicembre hanno archiviato 91,0 g/km
a fronte dei 112,9 di dicembre 2019.
Germania – 2020 in caduta del 19,1% con quasi 400.000 veicoli elettrici immatricolatiSecondo i dati diffusi dalla KBA, in Germania il 2020 con 2.917.678 immatricolazioni di auto nuove segna un importante calo a doppia cifra: -19,1% rispetto alle 3.607.258 del 2019. Di queste, il 62,8% sono state immatricolate a persone giuridiche (-22,4%) e il restante ai privati (-13,0%). I veicoli a benzina hanno registrato una quota del 46,7% con 1.361.723 unità, in calo del 36,3%, così come i diesel che registrano il segno meno (-29,9%) con 819.896 veicoli e una quota del 28,1%. Segni positivi, invece, per i veicoli a propulsione alternativa, con i veicoli elettrici che hanno sfiorato le 400.000 unità, quasi quattro volte quanto venduto nel 2019 (+263%) e per il 2021 sono previsti fino a 600.000 veicoli elettrici e ibridi plug-in. Gli ibridi (+120,6%) hanno raggiunto una quota del 28,1% (di cui il 6,9% plug-in), e le elettriche, grazie a una crescita del 206,8%, con 194.163 unità archiviano l’anno con una rappresentatività del 6,7%. Nel 2020 le
emissioni di CO2 sono diminuite dell’11%, passando da 157,0 g/km del 2019 a 139,8 g/km del 2020. Il mese di dicembre, infine, chiude con un segno positivo grazie alle 311.394 unità che si confrontano con le 283.380 di dicembre 2019: +9,9%
Spagna – Dicembre stabile ma nel 2020 immatricolate 1/3 delle auto in menoLa crisi economica provocata dalla pandemia è stata determinante sul risultato finale delle vendite di auto nel 2020: 851.211 immatricolazioni che equivalgono a un -32,3% rispetto alle 1.258.251 del 2019 e, come sottolineato dalle Associazioni di categoria spagnole, era dal 2014 che non si registravano volumi sotto il milione di unità. Il mese di dicembre, invece, è rimasto stabile rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con 105.841 auto nuove. Secondo le previsioni riportate dall’ANFAC, anche nel 2021 il mercato si manterrà sotto il livello del milione di unità, con il primo trimestre influenzato dall’aumento delle imposte di immatricolazione e il termine del piano “Renove”. Nel 2020 le emissioni medie di CO2 si sono attestate a 110,2 g/Km, in calo dell’8,7% rispetto allo scorso anno. Nonostante gli aumenti registrati a dicembre del canale dei privati (+3,5%) e delle società (+18,1%), restano pesanti i crolli registrati per il 2020: i privati perdono il 27,1% con 427.378 vendite, le società il 24,4% con 327.732 unità e le flotte nel 2020 cedono il 59,7% dei volumi con 96.101 immatricolazioni
(a dicembre -59,7%).
Regno Unito – In un anno perse 680.000 unità: il 2020 chiude a -29,4%Il Covid-19 e l’incertezza legata alla Brexit hanno portato il mercato dell’auto nel Regno Unito a subire un crollo delle immatricolazioni di autovetture nuove: secondo quanto riportato dalla SMMT con 1.631.064 vendite a fronte delle 2.311.140 le immatricolazioni complessive 2020 sono calate del 29,4%. Le 680.000 unità perse in un anno riportano i volumi a livelli più bassi dal 1992.
Seppur in misura minore del totale anno, il mercato di dicembre cede il 10,9% dei volumi attestandosi sulle 132.682 unità contro le 148.997 del 2019. Nei 12 mesi tutti i canali riportano grandi perdite: i privati registrano 747.507 vendite (-26,6%) e una quota del 45,8%; le flotte 849.309 unità (-31,1%) e una rappresentatività del 52,1%; le società con 34.248 immatricolazioni (-43,3%) si attestano sul 2,1% di quota. Sul fronte delle alimentazioni, le uniche a registrare cali nel 2020 sono il diesel (-55%, con una perdita di 9,2 p.p. di quota) e il benzina (-39,0%, che passa in un anno dal 64,1% al 55,4% di rappresentatività). Ottima performance per le BEV (+185,9% e un’ascesa dall’1,6% al 6,6% di quota con 108.205 immatricolazioni), le PHEV (+91,2%, in rappresentanza del 4,1% del mercato), MHEV benzina (+184,1%) e MHEV diesel (+79,6%) che rappresentano rispettivamente il 7,3% e il 3,7% delle vendite complessive.

Mese di Novembre: affonda il mercato dell’auto (-8,3%)

Di nuovo in rosso il mercato dell’auto in Italia a novembre. Finito l’effetto degli incentivi estivi, dopo un ottobre già negativo, le immatricolazioni di veicoli nuovi scendono in modo allarmante a 138.405 unità, in calo dell’8,3% rispetto alle 151.001 dello stesso periodo 2019. Il tutto in considerazione del giorno lavorativo in più sul novembre di quest’anno risulta ancora più allarmante. Da gennaio a novembre il buco ha toccato quota 515.000 vetture che in 11 mesi mancano all’appello rispetto al 2019, segnando un pesante calo del 29% (1.261.802 immatricolazioni complessive rispetto alle 1.776.501 del gennaio-novembre 2019).

“Le misure di sostegno alla domanda degli scorsi mesi – afferma Paolo Scudieri, Presidente di ANFIA – oltre ad avere un ruolo determinante per la ripartenza del mercato e per il rinnovo del parco circolante in chiave ecologica, hanno anche sortito effetti positivi sulla produzione di autovetture e componenti nel nostro Paese, a beneficio di una filiera industriale per cui il mercato domestico occupa un posto importante accanto ai mercati internazionali. Inoltre, con un mercato nazionale ed europeo ancora sotto pressione a causa della pandemia, negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un sensibile incremento del ricorso alla cassa integrazione da parte delle aziende automotive, una situazione che rischia di peggiorare se non verranno attivati, nel breve, interventi a supporto della domanda che prevediamo vengano ripagati dal maggior gettito fiscale generato, e, nel medio-lungo periodo, provvedimenti che accompagnino la transizione green e digitale della filiera. Ricordo, infine, la necessità di dare sostegno alla ripresa del comparto dei veicoli commerciali leggeri, che vanta un’importante presenza industriale in Italia e che, anche in conseguenza dell’impennata delle vendite online, sta assumendo un ruolo sempre più strategico nella logistica urbana delle merci”.

“Senza un nuovo intervento per il sostegno al mercato auto, il nuovo calo delle vendite – evidenzia Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di FEDERAUTO – pone le nostre aziende nella necessità di riattivare la cassa integrazione che, comunque sia, non sarà sufficiente ad arginare la perdita di fatturato oggi attestata, rispetto al 2019, su un valore medio di -25%. I dati sul ricorso alla cassa integrazione nel periodo gennaio – ottobre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, mostrano un aumento del 6.000%, per un ammontare di ore autorizzate superiore a 60 milioni. Sono dati eclatanti che inducono a riflettere sul costo di un mancato intervento a sostegno dell’auto”.   

“Non possiamo non ricordare – aggiunge Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE – che gli incentivi estivi hanno rappresentato certamente una boccata di ossigeno per Costruttori e indotto industriale, ma soprattutto hanno prodotto un indubbio beneficio per l’ambiente: grazie agli incentivi, secondo i dati resi noti da Invitalia, sono state rottamate più di 120 mila vetture delle categorie fino a Euro 4, fortemente inquinanti e poco sicure, risparmiando alle nostre città oltre 155 mila tonnellate di CO2  su base annua. Ambiente ed economia hanno dimostrato di poter convivere bene se le manovre sono ben fatte”. “Auspichiamo – conclude Crisci – ugual misure sul 2021 con un rinnovo degli incentivi allo svecchiamento del parco auto per contrastare le attuali condizioni di recessione e una maggiore detraibilità dell’Iva per vetture aziendali, misura già in atto nei maggiori paesi europei e la cui assenza penalizza il nostro mercato perché ne riduce la competitività.”

Il Mercato Auto si ferma subito: ottobre -0,2%

Si intervenga subito o senza interventi strutturali non sarà possibile una vera ripresa. E’ la richiesta che arriva dall’ dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere.
“Al di là dei dati contingenti del mercato, l’esperienza degli ultimi mesi mostra chiaramente l’insufficienza di una politica incentrata su incentivi “mordi e fuggi”. Appare oltretutto evidente, nell’attuale fase di emergenza economica, che la scelta di non rifinanziare i fondi legati alla fascia di CO2 più importante dal punto di vista dei volumi ha immediatamente rifermato il mercato. A questo punto è chiarissima la necessità di dare maggiore continuità al sostegno del settore automotive, già a partire dalla prossima Legge di Bilancio. In parallelo sarà necessario avviare un approccio strategico verso soluzioni strutturali che accompagnino la transizione tecnologica verso la mobilità a zero emissioni, includendo tutta la filiera produttiva e commerciale. Da una visione strategica sulle infrastrutture di ricarica per le nuove motorizzazioni ad un approccio fiscale sulle auto aziendali non più in deroga e finalmente allineato agli altri paesi europei”. Con questa considerazione Michele Crisci – Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere, ha commentato i dati mensili sulle immatricolazioni di ottobre.
Il mercato delle autovetture, secondo quanto diffuso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel mese ha immatricolato 156.978 unità, in linea con le 157.262 dello stesso periodo dello scorso anno (-0,2%). Oltre 500.000 sono le vetture perse nei 10 mesi dell’anno che segnano un pesante calo del 31% con 1.123.194 unità che si confrontano con le 1.625.500 del gennaio ottobre 2019.
“Le previsioni per fine anno – prosegue Michele Crisci – proiettano un livello di immatricolazioni che dovrebbe attestarsi probabilmente al di sotto di 1.400.000 unità, in calo di oltre il 27% rispetto al 2019, una riduzione drammatica che ha un solo precedente nella storia moderna. Senza contare poi un eventuale e possibile nuovo lockdown generalizzato che peggiorerebbe ulteriormente la già pesante situazione”.

“È indispensabile – ribadisce il Presidente dell’UNRAE – che nella prossima Legge di Bilancio, attualmente in fase di elaborazione, il Governo tenga conto di questa realtà, dando seguito a quanto dichiarato nelle scorse settimane di stanziare altri 400 milioni in aggiunta all’ecobonus. Non deve essere poi trascurato il fatto che ogni euro destinato al rinnovo del parco auto non è un regalo al settore ma piuttosto un investimento, che finora ha dato frutti positivi: sia in termini ambientali, con la rottamazione dei
veicoli più inquinanti, sia come ritorno per le casse dello Stato in termini di gettito fiscale superiore allo stanziamento dedicato. Non trascurando, inoltre, che una ripresa del settore automotive comporterebbe anche minori aggravi sulla previdenza sociale ”.

Incentivi per l’acquisto dei veicoli: mancato rifinanziamento

Il Governo non ha ritenuto di inserire il rifinanziamento degli incentivi per lo svecchiamento del parco auto nel testo di conversione in legge del ‘Decreto Agosto’ approvato dal Senato.

“Si tratta di una scelta che sfiora l’autolesionismo, visto che gli incentivi già varati e presto esauriti non solo hanno ravvivato un mercato in fortissima crisi e salvato posti di lavoro, ma hanno prodotto in poche settimane un maggiore incasso per lo Stato e contribuito positivamente al PIL.

Le misure, che si sono complessivamente autofinanziate, hanno infatti fruttato ulteriori 58 milioni di euro incrementali in gettito IVA, oltre ai maggiori introiti legati all’immatricolazione dei veicoli, tra cui l’IPT”. Così FEDERAUTO e UNRAE hanno stigmatizzato il mancato rinnovo degli incentivi per il rinnovo del vetusto parco auto italiano.  

“I dati diffusi nei giorni scorsi sulla confortante ripresa del mercato grazie agli incentivi – hanno aggiunto le Associazioni rappresentative della filiera industriale e commerciale del settore automobilistico italiano – sono la dimostrazione tangibile di quanto sia stato efficace questo strumento. Rispetto al mese di settembre dello scorso anno assistiamo, nello stesso periodo, all’immatricolazione di oltre 13.600 vetture in più (+9,5%) e ad un incremento del 47,4% di auto rottamate. Inoltre, il beneficio ambientale è palpabile: le emissioni medie di CO2 delle vetture immatricolate sono scese a livelli minimi (da 118,4 a 105,6 g/Km), circa l’11% in meno”.

Secondo FEDERAUTO e UNRAE a questo punto è necessario un intervento urgente, da parte del Governo e della politica, per sostenere un settore, come quello dell’auto, che vale il 10% del PIL nazionale e da cui dipendono migliaia di piccole e medie aziende, con decine di migliaia di posti di lavoro attualmente a rischio.

“In questa fase particolarmente delicata per l’economia nazionale, non rifinanziare una misura così importante sarebbe un errore imperdonabile” – concludono FEDERAUTO e UNRAE – “Vanno garantite norme efficaci e di lungo periodo che consentano al consumatore la necessaria chiarezza per non deprimerne la propensione all’acquisto e agli operatori del settore una adeguata pianificazione delle proprie attività produttive e commerciali. Chiediamo, pertanto, al Governo di assicurare che i fondi esauriti o in via di esaurimento vengano rifinanziati per i restanti mesi del 2020 con l’obiettivo di non disperdere i volumi incrementali ottenuti con gli incentivi e quindi assicurare un ritorno certo sull’investimento pubblico fatto continuando anche il cammino virtuoso intrapreso di riduzione delle emissioni ambientali”.  

FEDERAUTO e UNRAE, infine, si dichiarano fin da subito pronte a condividere con il Governo le proprie proposte strategiche e pluriennali per sostenere il processo di decarbonizzazione in atto e accompagnare la transizione della mobilità verso le emissioni zero.

Effetto incentivi: a settembre si ravviva il mercato dell’auto (+9,5%)

L’andamento del mercato nello scorso mese di settembre, dopo le notizie negative dei mesi precedenti, ha registrato il primo incoraggiante segnale di ripresa. I dati positivi del mese, con un aumento del 9,5%, sono però all’inverso anche indicativi di quanto potrebbe verificarsi nei prossimi mesi se il Governo decidesse di fermare il volano rappresentato dagli incentivi, permettendo il riaccendersi di una crisi che, dal settore dell’auto, si potrebbe diffondere in buona parte dell’economia nazionale.

“I dati sulle immatricolazioni del mese di settembre, finalmente positivi, equivalgono a una cartina di tornasole che conferma l’efficacia della politica degli incentivi come strumento necessario per superare una crisi di mercato straordinaria”, ha commentato Michele Crisci Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere. “L’UNRAE – ha aggiunto – si è adoperata in tutti i modi per far comprendere che l’eccezionalità della situazione economica indotta dalla pandemia andava affrontata con misure straordinarie. Gli incentivi al mercato dell’auto varati dal Governo stanno fornendo quella necessaria boccata di ossigeno per superare una fase estremamente negativa, che purtroppo non è e non sarà di breve durata. Togliere l’ossigeno quando la fase acuta non è terminata, equivale a riaccendere la crisi e così rendere vani gli sforzi economici che lo Stato e le stesse Case automobilistiche hanno fatto per sostenere il mercato, finora con risultati confortanti”.

I dati del mercato del mese di settembre, diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, indicano 156.132 vetture immatricolate rispetto alle 142.532 dello stesso mese 2019 (+9,5%). Le immatricolazioni nei primi nove mesi dell’anno raggiungono le 966.017 unità, oltre 500.000 auto perse rispetto a 1.468.237 del gennaio-settembre dello scorso anno, segnando un calo del 34,2%.

UNRAE rileva, inoltre, il rischio di un rapido esaurirsi delle risorse destinate agli incentivi soprattutto per la parte più consistente del mercato: sono già finite quelle della fascia 91-110 g/Km e, probabilmente a metà ottobre, termineranno anche quelle a beneficio della fascia 61-90 g/Km.

“Demandare il problema della prosecuzione degli incentivi alla prossima Legge di Bilancio, le cui norme entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2021 – sottolinea Crisci – significa creare un pericoloso buco di alcuni mesi, che porterebbe il mercato a una depressione certa, per superare la quale potrebbero non essere più sufficienti le risorse assegnate dal bilancio dello Stato del 2021”.

“Un mancato rifinanziamento agli incentivi danneggerebbe il mercato e sarebbe un clamoroso errore strategico da parte del nostro Paese – conclude Crisci. Per comprenderlo basta evidenziare come, confrontando i dati di oggi con quelli del settembre 2019, la crescita dell’immatricolato dei veicoli rientranti nella diverse fasce incentivate, inclusa la 91-110 g/Km, abbia comportato una diminuzione consistente pari all’11% delle emissioni complessive di CO2.

Da sottolineare, infine, che le vendite aggiuntive per i soli privati hanno generato un incasso per lo Stato di oltre 100 milioni di Euro di IVA, più che ripagando per esempio solo il valore degli incentivi nella fascia 91-110”.

Resta fortemente negativa la performance del dato mobile, con un -25% rispetto ai 12 mesi precedenti.

L’analisi della struttura del mercato conferma, fra gli utilizzatori, l’ottima performance dei privati che stanno rispondendo positivamente agli stimoli derivanti dagli incentivi. In settembre la crescita è del 25% con un incremento di quota di oltre 8 punti, al 68,6%. I primi 9 mesi si mantengono in forte calo del 27,4%, al 62,3% del totale mercato. Altalenante l’andamento del noleggio che, in settembre, torna a registrare un segno positivo (+5,8%, al 17,4% di quota di mercato). In crescita entrambe le componenti: il breve termine nel mese segna un +14,4%, il lungo termine un incremento del 5% per la spinta delle Captive, di diretta emanazione delle Case auto, a fronte di una contrazione delle principali società Top di noleggio a lungo termine. Nei 9 mesi cumulati la perdita del noleggio si attesta sul 40% e la quota di mercato si contrae di 2,3 punti, al 22,7% del totale. Un ulteriore forte calo in settembre interessa le società (-29,1%), con una rappresentatività che scende di quasi 8 punti al 13,9%, per la contrazione del 35,8% delle autoimmatricolazioni e dell’8,6% delle altre società. Nei 9 mesi la perdita in volume è del 46,6% e la quota di mercato si ferma al 14,5% (-3,4 p.p.).

Sotto il profilo delle alimentazioni, emerge il forte calo in settembre degli acquisti di vetture a benzina (-19,1%) che scendono al 32,8% del totale, praticamente quasi la stessa rappresentatività delle vetture diesel che, con un calo di appena il 3%, si posizionano al 32,3% di quota. Nei 9 mesi la flessione per entrambe le motorizzazioni è intorno al 40% e la rappresentatività per benzina è del 40% per il diesel di circa il 35%. Stabile in settembre il metano, mentre cresce dell’8,2% il Gpl (con una quota stabile al 7,6%). Crescite superiori al 200% in settembre interessano le vetture ibride, le plug in e le elettriche che raggiungono rispettivamente una quota del 20,6% per le ibride (+13,4 punti percentuali), dell’1,8% per le plug in e del 2,6% per le elettriche (entrambe triplicate rispetto al settembre 2019).

Fra le carrozzerie, in crescita a doppia cifra le berline, i crossover, monovolume grandi e coupé, in leggero calo station wagon e fuoristrada, mentre flessioni accentuate coinvolgono tutti gli altri segmenti.

In crescita nel mese tutte le aree geografiche del nostro Paese, con il Nord Ovest al primo posto con il 30,5% di quota, mentre nei primi 9 mesi il podio spetta all’area Nord orientale che copre il 32,5% del totale mercato.

A completare il quadro del mercato, i trasferimenti di proprietà di autovetture nel mese di settembre sono tornati a crescere (+7%) con 362.523 unità al lordo delle minivolture rispetto alle 338.957 del settembre 2019. Nei primi 9 mesi il mercato dell’usato perde un terzo dei volumi con 2.088.132 trasferimenti contro i 3.131.638 del gennaio-settembre dello scorso anno.

Per il Covid-19 crollano a marzo i mercati Europei di autovetture.

E’ l’Italia quello colpito più duramente

A Marzo la drammatica crisi da coronavirus causa il crollo di tutti e cinque i Major Markets Europei delle autovetture, che rappresentano tipicamente circa ¾ del mercato totale Europeo.

Nel complesso la diminuzione ammonta al 56%, con una perdita di quasi 750.000 unità (dalle 1.347.000 di Marzo 2019 alle 599.000 attuali), ma le differenze fra i singoli mercati sono estremamente ampie: l’Italia registra il risultato peggiore (-85%), seguita da Francia (-72%) e Spagna (-69%), e quindi – a grande distanza – Regno Unito (-44%) e Germania (-38%).

Ipotizzando per gli altri 25 mercati un calo analogo, nell’ordine del 45/55%, la perdita complessiva di volume in EU+UK+EFTA ammonterebbe a quasi un milione di unità.

Il tracollo, senza precedenti nella storia, si innesta peraltro su una flessione già in atto nel mercato Europeo, che nel primo bimestre aveva registrato un calo di oltre il 7%.

“Il crollo di Marzo – commenta Andrea Cardinali, Direttore Generale dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere – riflette ancora solo parzialmente l’impatto della crisi, e il mese di Aprile si annuncia quindi senz’altro peggiore. È difficile fare previsioni per l’intero anno, ma secondo alcuni centri studi nel 2020 il mercato auto Europeo potrebbe contrarsi sino al 30%, una caduta mai sperimentata in passato”.

“Il calo – continua il Direttore –  potrebbe essere del 25% nel Regno Unito e del 20% in Francia, secondo le rispettive associazioni di categoria. Per l’Italia, UNRAE ipotizza un crollo fra il 32% nel caso migliore e il 46% in quello peggiore, secondo la durata del lock-down”.

 

“L’impatto della crisi – prosegue Cardinali – può essere devastante, su una filiera caratterizzata da imponenti investimenti ed elevati costi fissi in strutture e personale, che rischia di finire presto in ginocchio per i flussi di cassa negativi. Il nostro Paese, colpito per primo e più duramente dall’epidemia in Europa, nonché primo a porre in essere severe restrizioni alla mobilità dei cittadini e alle attività economiche, risulta anche quello con il mercato impattato in modo più drammatico”.

“UNRAE – commenta il Direttore Generale dell’Associazione – esprime apprezzamento per le misure trasversali che il Governo Italiano sta adottando, con la messa in campo di risorse assolutamente straordinarie, per garantire alle migliaia di imprese del settore la liquidità necessaria per sopravvivere a questa crisi epocale, e chiede che tali misure siano rese immediatamente operative e facilmente utilizzabili”.

“Allo stesso tempo, però, la domanda di autoveicoli uscirà prostrata da questo blocco totale, di durata ancora indefinita: UNRAE chiede quindi un sistema integrato di provvedimenti urgenti per rimettere in moto il mercato, non appena le condizioni sanitarie lo consentiranno, sotto un protocollo di sicurezza stringente”.

“In particolare, per le autovetture, il pacchetto che UNRAE ha presentato a media e istituzioni – conclude il Direttore Generale – va nella direzione di sostenere la domanda stimolando lo svecchiamento del parco, nel rispetto degli obiettivi europei sulle emissioni di CO2, e allineando agli standard europei la fiscalità sull’auto aziendale”.

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